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Attualità | 12 settembre 2020, 17:18

Esportazioni: nei primi sei mesi del 2020 crollano i dati della provincia di Cuneo

Negativi i principali mercati e tutti i settori a eccezione del comparto alimentare; Mauro Gola: "Per uscire dalla crisi e ribaltare il trend negativo  sarà necessario fare squadra ed investire su digitalizzazione ed innovazione pur sapendo che soltanto la fine dell'emergenza sanitaria ed una ripresa economica generalizzata a livello mondiale potranno dare le ali alle nostre esportazioni"

Foto generica

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Il I semestre 2020 si chiude con una flessione complessiva per le vendite all’estero delle imprese della Provincia Granda. Il blocco produttivo e le restrizioni imposte dalla pandemia hanno avuto, infatti, forti ripercussioni anche sull’economia cuneese.

Alla flessione delle esportazioni del 3,3% segnata nel periodo gennaio-marzo 2020 ha fatto seguito una calo molto più pesante evidenziato nel II trimestre dell’anno (-25,0%). 

Complessivamente nel I semestre 2020 le vendite all’estero dei prodotti made in Granda hanno raggiunto 3.459 milioni di euro, registrando una contrazione del 13,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel corrispondente semestre il valore delle importazioni di merci ha raggiunto i 2.031 milioni di euro, accusando una diminuzione del 9,5% rispetto ai primi sei mesi del 2019. Il saldo della bilancia commerciale si è portato, così, sul valore di 1.428 milioni di euro, in diminuzione rispetto a quello registrato nel I semestre 2019, quando si attestava a 1.776 milioni di euro.

Nonostante la dinamica negativa evidenziata, Cuneo si colloca al secondo posto, dopo Torino, per valore esportato, producendo il 18,5% del valore delle vendite regionali fuori confine. La dinamica esibita nel periodo gennaio - giugno 2020 dalle esportazioni di merci cuneesi è apparsa inoltre meno negativa rispetto a quella evidenziata a livello medio regionale (-21,2%) ma peggiore rispetto a quella realizzata a livello complessivo nazionale (-15,3%).

Il calo delle nostre esportazioni era ampiamente prevedibile ed è stato in linea con le aspettative. La tenuta del comparto agroalimentare ha rallentato il crollo, -  sottolinea il Presidente Mauro Gola - ma dopo un periodo  di continua crescita il nostro export ha subito una forte battuta d'arresto riportandoci indietro di 4 anni, ai dati del 2016. Abbiamo pagato il forte  calo  fatto segnare nei nostri principali mercati di riferimento quali la Francia, la Germania e la Spagna mentre il dato degli Stati Uniti, colpiti in modo drammatico dalla pandemia, è sostanzialmente uguale a quello dello scorso anno e sorprende in positivo. Per uscire dalla crisi e ribaltare il trend negativo  sarà necessario fare squadra ed investire su digitalizzazione ed innovazione pur sapendo che soltanto la fine dell'emergenza sanitaria ed una ripresa economica generalizzata a livello mondiale potranno dare le ali alle nostre esportazioni”. 

Nel I semestre 2020 il calo delle esportazioni cuneesi di prodotti manifatturieri, che rappresentano il 94,6% del totale delle esportazioni, è stato particolarmente pesante (-14,5%), ha tenuto invece, manifestando una sostanziale stabilità, la vendita all’estero di prodotti agricoli (-0,2%).

Analizzando nel dettaglio la performance della manifattura emerge chiaramente come l’unica filiera che è riuscita a contrastare le difficoltà del momento è stata quella dell’industria alimentare, che ha segnato una variazione praticamente nulla rispetto all’analogo periodo del 2019 (-0,4%). Il comparto meccanico ha segnato una flessione del 17,3%, seguito dagli articoli in gomma e materie plastiche, che hanno evidenziato un calo delle esportazioni del 19,3%. Ancora più pensate la contrazione manifestata dalle esportazioni di mezzi di trasporto (-24,6%). La filiera dei metalli e quella del legno hanno registrato entrambe riduzioni delle esportazioni di poco superiori al 30%.

Nell’analisi dei mercati di sbocco va ricordato nuovamente come, a partire dal mese di febbraio 2020, la Gran Bretagna sia uscita dall’Unione europea. Nonostante sia previsto ancora un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020, già a partire dai primi due trimestri del 2020 i dati delle esportazioni verso la gran Bretagna risultano inseriti nell’area extra Ue-27.

Il bacino dell’Ue-27 ha attratto il 63,5% delle esportazioni provinciali, contro il 36,5% dei mercati situati al di fuori dell’area comunitaria. La flessione registrata dalle vendite dirette verso i Paesi dell’Ue-27 è stata del -16,8 %, mentre quella verso i partner commerciali extra Ue-27 ha segnato un -8,5%.

I più importanti mercati dell’area Ue-27 si confermano essere quello francese e tedesco, con quote rispettivamente pari al 19,0% e 16,0%. La Francia ha evidenziato una flessione del 14,1%, peggiore è stato l’andamento delle vendite sul mercato tedesco, calate del 16,5%. La diminuzione delle esportazioni verso la Spagna è stata ancora più intensa (-21,6%). Il dato peggiore l’ha riportato la Polonia (-32,1%).

Per il bacino Extra Ue-27 i mercati di maggior sbocco sono gli Stati Uniti e il Regno Unito che rappresentano rispettivamente il 7,2% e il 5,4% dell’export complessivo. Gli Stati Uniti hanno manifestato stabilità (-0,1%) mentre un calo del 19,0% ha caratterizzato le esportazioni verso il Regno Unito. Negativo anche il trend delle vendite verso la Svizzera (-11,1%), Russia (-8,9%) e Turchia (-24,5%), in controtendenza, invece, la dinamica evidenziata con Canada (+11,3%) e Cina (+0,4%).

comunicato stampa

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