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Economia | 09 settembre 2020, 13:07

Economia, dopo il tonfo di giugno si spera nel rimbalzo: "Abbiamo aziende più forti e abbiamo imparato a tutelare le filiere". Risale la fiducia

I numeri di Unioncamere confermano un crollo nel primo semestre per produzione, ordini ed export, anche se Lombardia e Veneto hanno fatto peggio. Coscia: "Il punto più pesante per l'effetto Covid". Fiducia sulla fusione FCA-Psa

Foto Jon Kline (Pixabay)

Foto Jon Kline (Pixabay)

Se l'Italia (come il resto del mondo) ha accusato enormi ferite da pandemia, il Piemonte non fa eccezione, anche a livello economico. E l'immagine peggiore è senza dubbio quella che emerge a giugno, quando il Coronavirus ancora imperversava e le attività stavano appena iniziando a provara a rimettersi in piedi. Proprio il momento in cui la nuova indagine di Unioncamere Piemonte ha scattato la sua istantanea. "Il lockdown si è abbattuto in maniera pesante sulle nostre aziende - dice il presidente regionale, Gian Paolo Coscia - e sulle loro produzioni. E in questo secondo trimestre si notano i rifletti del Covid sulla nostra economia e sul successivo sviluppo. Sono per natura ottimista, per cui vorrei vedere i trimestri successivi, sperando non ci sia un altro lockdown". E i dati sovraregionali, in proiezione, regalano qualche motivo di ottimismo, con un rimbalzo che sembra consolidarsi all'orizzonte.

Le cifre: si va male, ma a due velocità
Il calo produttivo è stato del 15,3% coinvolgendo tutti i settori, compreso l'alimentare, e sono calati anche ordinativi (-16,4% quelli interni, mentre quelli esteri sono scesi del 15,1%) e fatturato (-15,3% di cui 13,2% da export). Gli impianti sono stati utilizzati a malapena a metà delle loro potenzialità, perdendo dieci punti. E' andata peggio alla Lombardia (-20,7% nella produzione) e Veneto (-22,4%).

"Le flessioni peggiori toccano tessile (quasi -33%), ma anche metalli e industrie meccaniche, rispettivamente -18,8% e -19,9%. E nemmeno l'alimentare si salva del tutto, con un -2,8% - dice Coscia -. Il futuro? Innovazione e trasformazione digitale, nuovi modelli produttivi che garantiscano i livelli occupazionali e facciano crescere i nostri settori. E poi bisogna puntare sul credito, perché senza liquidità le aziende non vanno da nessuna parte. Bene hanno fatto i decreti Salva Italia e successivi a immettere risorse".

A livello di territori, gli effetti si vedono a seconda della distribuzione delle vocazioni economiche: soffre di più il Nord, toccato da tessile e metalli, mentre il Sud viene mitigato dall'alimentare. La peggiore è Biella (-30,2%), ma va male anche Vercelli (-21,1) e Vco (-20,9). Danni meno profondi per Alessandria (-11,2%) e Cuneo (-13,3%), mentre Torino e Asti registrano un -14,2%. Comportamenti simili si osservano anche per il fatturato, sia totale che estero.

Curiosamente, sul fronte degli ordinativi l'unico segno positivo arriva dall'export dell'alimentare (+1,7%), mentre restano sempre dietro la lavagna il tessile, i metalli e la meccanica.
La fiducia però rimbalza: dopo il baratro di gennaio-marzo, ora la tendenza è in risalita, arrivando ai livelli di fine 2019.


Credito e finanze: rispettati gli impegni, ma la "spina" sono i clienti
Il 76% delle aziende piemontesi è riuscito a fare fronte ai propri impegni con le banche e il 75% ha pagato i fornitori alla scadenza nei primi sei mesi dell'anno. Solo il 3% ha sospeso i pagamenti. Il 53,7% ha però dichiarato che lo stesso comportamento non è stato adottato dai clienti.
A livello dimensionale, le criticità maggiori le hanno incontrate le micro e piccole aziende, mentre maggiore soddisfazione è stata espressa dalle grandi aziende. Per chi ha avuto accesso al credito, tempi e tassi sono risultati sostanzialmente adeguati.

Tra gli strumenti più utilizzati, i contributi pubblici, quindi il credito bancario, infine le moratorie e la cancellazione delle scadenze Irap. E ancora i clienti sono stati (per il 42%) il principale effetto negativo della pandemia, con cancellazione o problemi con gli ordini.


Testa (Intesa Sanpaolo): "Aziende più solide del passato, si può ripartire". "I numeri complessivi piemontesi ci fanno vedere un aumento del ricorso al credito, ma anche una liquidità aumentata in maniera superiore rispetto a quanto siano aumentati gli impieghi - dice Teresio Testa, direttore regionale Piemonte Valle d’Aosta Liguria di Intesa Sanpaolo -, ma le aziende sono più solide che in passato e confido ci siano le condizioni per affrontare al meglio una ripresa dei consumi, confidando che possano ripartire anche gli investimenti. Tante aziende stanno pensando proprio il modo migliore per far tornare a crescere la propria attività, magari con acquisizioni e operazioni simili. Nei prossimi mesi dovremo stare attenti a questi aspetti, con il supporto del sistema bancario per ridurre il rischio di perdere pezzi importanti del nostro tessuto economico, risultando anche più competitivi, visto che la dimensione fa premio. La sfida è grande, ma abbiamo aziende che con il supporto del sistema bancario possono uscire da questa crisi più forti di prima".


Simonini (Unicredit): "Un occhio di riguardo per le filiere, puntiamo sull'effetto bonus nell'edilizia"
"Possiamo guardare a questo periodo appena trascorso come il più grande stress test sostenuto dal nostro sistema economico e produttivo, forse più profondo di quello del 2008 - aggiunge Fabrizio Simonini, regional manager Nord Ovest di UniCredit - e se lo guardiamo con questi occhi possiamo anche parlare di alcuni importanti successi. Una parola che in un contesto così può stonare, ma nella logica di uno stress test di sistema ci sono punti importanti da portare a casa, tra crescita dimensionale e affermazione definitiva delle filiere, fondamentali per un tessuto economico come il nostro". "E poi - aggiunge - nessuna banca ha avuto crisi, mettendo anzi liquidità strutturale, con scadenze temporali distanti. Ed è un bene, visto che dopo l'emergenza va affrontata la ripresa. Senza dimenticare l'approccio di sistema che ha evitato il ricorso a insoluti e simili, con comportamenti negativi assolutamente limitati in questo senso".

"La filiera poi ha avuto una grande affermazione in termini di competenze - prosegue Simonini -: ci sono grandi investimenti sui processi, ma si è sottolineato l'importanza del contributo di tutte le realtà che compongono una catena, magari anche con pezzi apparentemente minimali. Ecco perché tutte queste competenze vanno difese e tutelate. E intanto qualche segnale dall'import sta già arrivando. Ora la sfida è non perdere quote sull'export, ma le nostre aziende hanno confermato una certa resilienza, in alcuni casi eccellenti addirittura andando a rilevare realtà straniere. Infine, siamo alle soglie dell'effetto dei cosiddetti super bonus che toccano il patrimonio immobiliare e le costruzioni in generale: il nostro territorio ha una situazione piuttosto datata e potrebbe prefigurarsi un trend di medio termine con occupazione stabile e benefici che rimangono in termini di valore ed efficienza, oltre che di qualità della vita".


I timori sull'automotive? "Per ora è prematuro, dalla fusione FCA-Psa ci saranno benefici sul territorio"
E a poche ore dall'allarme lanciato dai sindacati metalmeccanici, Fiom in particolare, sugli effetti della fusione FCA-Psa (con la Punto fabbricata in Polonia e così via), da Unioncamere per ora si sceglie la strada della prudenza: "E' presto al momento fare valutazioni di questo genere, ma il settore dell'automotive è di fronte a un punto di svolta epocale - dice Paolo Bertolino, segretario generale di Unioncamere - e dalla fusione non potranno che arrivare benefici per il nostro territorio". 
"Abbiamo eccellenze sul territorio che sono uniche e non replicabili - aggiunge Simonini - dunque basterà attendere con fiducia quali tipi di produzioni arriveranno o che tipi di servizi dovremmo allestire, investendo su competitività e innovazione. Il livello delle nostre aziende da cui partiamo è decisamente alto e non si trova altrove a prezzi più bassi, non siamo commodities. Potremmo anche stupirci, trovandoci a essere il luogo in cui si produce a un livello più alto". "Competenze e capacità sono gli elementi su cui il nostro territorio si giocherà questa sfida - sottolinea Testa - e fortunatamente la diversificazione realizzata nel corso del tempo permette a tante aziende del territorio di non dipendere più da Fca, ma con presenze all'interno di catene di produzione francesi o tedesche. L'importante è trattenere sul territorio la testa della produzione auto, che garantisce maggiore valore aggiunto".

Massimiliano Sciullo

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