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Attualità | 09 settembre 2020, 13:31

Sulla ferrovia Asti-Alba conti sbagliati. E chi pagherebbe conversione e manutenzione della pista ciclabile?

Le associazioni e comitati riuniti nel Co.M.I.S. bocciano i numeri diffusi dalla Regione circa il fabbisogno economico per la riattivazione della tratta e il suo funzionamento

La stazione di Alba (foto Gisella Divino)

La stazione di Alba (foto Gisella Divino)

Pubblichiamo a seguire un intervento col quale il Coordinamento per la Mobilità Integrata e Sostenibile (Co.M.I.S.) – realtà che raggruppa alcune associazioni di pendolari, di comitati a difesa del trasporto pubblico locale e singoli cittadini – interviene sul dibattito in merito alla (mancata) riattivazione della ferrovia Alba-Asti e della sua ventilata riconversione in pista ciclabile.



Bene ha fatto la consigliera di minoranza albese Rosanna Martini a richiamare l’attuale Amministrazione cittadina a esprimersi in merito al progetto di realizzazione di una pista ciclabile, coprendo il sedime ferroviario, inserito in una delibera del Comune di Nizza Monferrato emessa incomprensibilmente con procedura d’urgenza il 14 agosto scorso, in pieno periodo di ferie. A nostro avviso si tratterebbe di una decisione insensata in quanto a beneficio di pochi e a discapito di molti potenziali utenti, tra residenti e turisti.

Fondamentale quindi la riattivazione completa della linea che attraversa comuni importanti come Neive, Castagnole delle Lanze, Costigliole d’Asti, Isola d’Asti con un ingente bacino d’utenza.

Il servizio permetterebbe di diminuire il traffico veicolare privato a beneficio di una riduzione dell’inquinamento. Il periodo di confinamento Covid ci ha insegnato molto in tal senso, e dei sinistri stradali a vantaggio di un migliore stile di vita e della casse regionali della sanità e delle infrastrutture. Diminuirebbe inoltre il fabbisogno di parcheggi nei centri abitati e la necessità di costruire nuove arterie.

In merito ai costi di riattivazione ricordiamo che non sono a carico della Regione, tantomeno dei Comuni, bensì di Rete Ferroviaria Italiana, proprietaria della infrastruttura, le cui casse sono finanziate dal Ministero competente.

Per quanto riguarda l’entità evidenziamo che i 60 milioni ipotizzati sono per la completa messa in funzione della tratta compresa l’elettrificazione, che con le tecnologie moderne risulterebbe superflua in quanto esistono convogli a propulsione ibrida, elettrica e gasolio, a metano e a idrogeno.

Adottando queste soluzioni l’elettrificazione potrebbe essere accantonata e i costi accennati precedentemente scenderebbero a 37 milioni, che nel bilancio di Rfi costituiscono una minima parte, contando anche gli ingenti investimenti nel trasporto pubblico locale decisi dal Governo centrale, che si aggiungono agli stanziamenti ordinari.

Alla Regione resterebbe quindi solo il costo del servizio, per l’acquisto delle corse dei treni, che secondo noi con la dotazione in corso, una ritrattazione del contratto con Trenitalia, che prevede oneri fuori mercato più elevati che in altre regioni, e una rimodulazione dell’intera offerta, potrebbe essere realizzato senza stravolgere la situazione attuale. Anzi, si riuscirebbe persino a migliorarla.

Non si comprende quindi come i Comuni possano passare da costi nulli con la ferrovia attiva a costi da quantificare con la pista ciclabile.

La delibera del Comune di Nizza Monferrato cita infatti, all’Art. 4 (Rapporti finanziari tra i soggetti): ”Regione Piemonte si impegna a realizzare un piano strategico di sviluppo progettuale, attraverso la realizzazione dei necessari studi di fattibilità, in cui saranno definiti gli importi di spesa da sostenere per la piena realizzazione dell’infrastruttura. Gli obblighi finanziari tra le parti saranno stabiliti in seguito alla realizzazione dei suddetti studi di fattibilità, e saranno stabiliti attraverso un secondo e meglio specifico accordo tra le parti”.

Costi di realizzazione ripartiti. E vogliamo parlare di quelli di manutenzione che non sono citati? Perché un domani quelle infrastrutture dovranno essere manutenute. Con quali risorse finanziarie? A carico di chi?

Altro quesito che ci poniamo è: perché per la pista ciclabile venga profuso tanto impegno e si riescano a trovare le risorse mentre per il ritorno all’attività della tratta ferroviaria no. Magari si dedicasse pari diligenza si otterrebbero risultati anche per il trasporto pubblico locale.

Ci chiediamo inoltre che cosa abbia fatto cambiare idea ai Comuni firmatari del protocollo d’intesa del 2017 e che cosa questi abbiano fatto per portare avanti il progetto siglato nel detto accordo. Forti poi di quell'esperienza, come fanno gli amministratori a credere alle molte notizie fuorvianti dichiarate in occasione di interviste e incontri pubblici?

A riguardo abbiamo già citato il discorso dei costi, ma ad esempio non si perde occasione di parlare di ex ferrovia o di ferrovia in disuso quando tecnicamente le tratte in questione risultano sospese e per lunghi tratti perfettamente funzionanti per permettere la circolazione dei treni storici.

Invitiamo pertanto l’Amministrazione comunale di Alba a sospendere ogni decisione in merito alla realizzazione della pista ciclabile e a riprendere una seria trattativa per il ripristino delle tratte sospese, a beneficio di tutti e non di pochi.

Anzi con la forza e le capacità che ha sempre dimostrato, se ne faccia promotore verso le altre amministrazioni comunali coinvolte per una vera opportunità dei propri cittadini e per evitare un reale spreco di risorse pubbliche che finirebbero alle ortiche (letteralmente).

Coordinamento per la Mobilità Integrata e Sostenibile

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