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Politica | 05 settembre 2020, 17:25

Gli attacchi albesi a Silvia Romano: aria di censura all’interno della Consulta Pari Opportunità?

La denuncia del Circolo Pd Alba Roddi: "In atto un tentativo di defenestrazione in atto dalla maggioranza dell’organismo nei confronti della cinque componenti che lo avevano pubblicamente sollecitato a prendere posizione contro le esternazioni arrivate anche da illustri rappresentanti della giunta comunale albese"

Gli attacchi albesi a Silvia Romano: aria di censura all’interno della Consulta Pari Opportunità?

Gentile direttore,
abbiamo appreso, da taluni organi di informazione e poi da commenti sui social, di una surreale e però molto pericolosa polemica ingeneratasi in ordine al fatto che, nel giugno scorso, alcune componenti della Consulta delle Pari Opportunità di Alba avrebbero chiesto una presa di posizione netta della Consulta in merito agli attacchi subiti da Silvia Ahisha Romano.

Tali attacchi sono stati perpetrati richiamando la dolorosa vicenda del rapimento della stessa, gli accadimenti susseguenti alla sua liberazione e alla sua conversione religiosa, anche da illustri rappresentanti della giunta comunale albese (il riferimento è all’assessore Marco Marcarino, autore di un intervento su Facebook in merito al quale si era successivamente scusato, ndr) .

In quell’occasione la Consulta ritenne di non dover prendere una posizione - con una votazione on line - e con argomentazioni oggettivamente speciose. Con una dichiarazione di intenti le cinque proponenti hanno ritenuto di sollecitare, in una sorta di interpello pubblico mediante stampa (qui la lettera pubblicata da La Voce di Alba), un’assunzione di responsabilità.

E’ a quel punto che, con argomentazioni francamente poco consone all’esercizio delle pratiche ordinarie e consolidate della partecipazione democratica, altri membri della Consulta hanno manifestato sdegno per la dichiarazione pubblica, domandando che si mettesse all’ordine del giorno, alla prima occasione utile, la richiesta di dimissioni delle proponenti dell’istanza, con una votazione di defenestrazione delle medesime, colpevoli di non essersi accodate ai voleri della maggioranza.

Non sfugge che questa vicenda manifesti aspetti inquietanti - molto pericolosi se non chiariti e se non confrontati con rispetto e ascolto - con preoccupanti derive sottese.

Ognuno del tutto legittimamente, anche quando parte di un organo collegiale, ha titolo di esprimere le proprie opinioni e di non allinearsi ai pronunciamenti, quand’anche espressi con una votazione a maggioranza.

Ognuno ha titolo di proporre alla stampa il proprio punto di vista, per favorire una discussione, a quel punto pubblica e la più ampia possibile - su temi come quelli espressi in premessa - e, soprattutto - questo è il puntum dolens - di non vedersi censurato e quasi minacciato nell’espressione pubblica di convincimenti che non saranno condivisi dalla maggioranza della Consulta, ma che hanno legittimità, liceità e piena appropriatezza formale e sostanziale.

Sul merito: la mancata presa di posizione da parte della Consulta - su temi come quelli - è un atto fortemente omissivo e sospetto e quindi è del tutto corretto che le proponenti abbiano ritenuto di interpellare la Consulta, e perché no l'Assessore competente ed anche il Sindaco, e si attendano una presa di posizione, non reticente, non elusiva, non evasiva, ma netta ed inequivoca.

Inoltre: sconcerta che talune donne non esprimano solidarietà a una donna come Silvia Ahisha Romano, che ha vissuto un’esperienza spaventosa, e altresì, che talune donne possano richiedere ad altre donne di doversi dimettere da una Consulta delle Pari Opportunità, per aver espresso pareri dissonanti da una maggioranza che aveva ritenuto di non dover manifestare un proprio punto di vista.

Forse perché l’attacco alla Romano avrebbe portato a manifestare adesioni che si è preferito celare? Non occorre scomodare il ventennio per affermare l’urgenza e l’imprescindibilità della libertà di opinione, sempre e comunque, ed è sufficiente che le donne, soprattutto le donne, tengano sempre a mente quella meravigliosa frase di Evelyn Beatrice Hall, scrittrice attiva nella prima metà del 900 del millennio scorso, che scrisse “I disapprove of what you say but I will defend to the death your right to say it” “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.

Per questi motivi, il circolo del PD di Alba, esprime solidarietà piena alle proponenti vittime di tali atteggiamenti oscurantistici, esprime l’auspicio che la Consulta delle pari opportunità possa riconsiderare l’evenienza di pronunciarsi sui temi e sulle istanze proposte dalle medesime, e chiede che l’Assessore competente e la Presidente della Consulta stigmatizzino atteggiamenti censori e minacciosi nei confronti di chi non si accoda ai voleri della maggioranza e ha l’ardire di esprimere opinioni dissonanti, poiché è proprio nel rispetto delle minoranze che si sostanzia il valore della Democrazia.

Circolo Partito Democratico Alba Roddi

Al direttore

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