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Politica | 28 agosto 2020, 07:31

Referendum, il Partito Democratico verso le urne in ordine sparso

Nel Cuneese, come nel resto del Paese, non si registra una linea comune del partito in vista della consultazione popolare del 20 e 21 settembre. Schierato convintamente per il "sì" soltanto il consigliere regionale albese Maurizio Marello

Il consigliere regionale albese Maurizio Marello, schieratosi apertamente per il "sì"

Il consigliere regionale albese Maurizio Marello, schieratosi apertamente per il "sì"

Bisognerà attendere la prossima settimana, quando si riunirà la direzione nazionale, per capire se e in quali termini il Partito Democratico assumerà una posizione ufficiale in merito al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari del 20 e 21 settembre.

Il segretario nazionale Nicola Zingaretti qualche indicazione l’ha data, ma sul territorio e tra gli stessi parlamentari le posizioni sono le più variegate.
Sosteniamo da sempre la riduzione del numero dei parlamentari e per anni abbiamo presentato proposte di legge in questo senso. Tuttavia – spiega il segretario Dem - per votare Sì e far nascere il governo abbiamo chiesto modifiche ai regolamenti parlamentari e una nuova legge elettorale. Occorre scongiurare rischi di distorsioni nella rappresentanza e tutelare adeguatamente i territori, il pluralismo e le minoranze. Tutta la maggioranza ha sottoscritto questo accordo – aggiunge Zingaretti -, ora faccio un appello affinché sia onorato”.

E nel Cuneese, area periferica del Paese che rischia di essere penalizzata in termini di rappresentatività, che dicono dirigenti, consiglieri regionali e parlamentari?
“All’interno della comunità degli iscritti e militanti del Partito Democratico – spiega il segretario provinciale Flavio Manavella - si registra in questi giorni un importante confronto sul tema e non esiste una posizione univoca. Penso che sarà così sino alla fine a prescindere dalle decisioni che verranno assunte ufficialmente dagli organi dirigenti nazionali”.

Anche il senatore Mino Taricco non si sbilancia né in un senso né nell’altro.
“Ho letto tante contrapposte banalità ideologicamente schierate, e anche – osserva -  qualche riflessione argomentata e sensata. Rimango dell’idea che la riduzione del numero di deputati e senatori sia una modifica che in quanto tale non risolve il problema della funzionalità e dell’efficienza del Parlamento, ma ammetto che, paradossalmente, può generare una occasione di cambiamento che diversamente forse non si metterebbe in moto”.
Taricco tuttavia annuncia il suo disimpegno rispetto alla consultazione.
“Con un certo rammarico – considera il senatore Pd - devo ammettere che, nonostante tutto, al momento il mio cuore non è appassionato e non mobilita il mio impegno in questo referendum”.

Chi invece si schiera convintamente per il Sì è il consigliere regionale albese Maurizio Marello.
"945 fra deputati e senatori – argomenta l’ex sindaco di Alba - mi sembrano troppi. Lo pensiamo e diciamo, quasi tutti, da anni. Troppi in rapporto alla popolazione, troppi per avere delle Camere efficienti, troppi rispetto alle competenze statali che nel tempo si sono ridotte in favore della legislazione regionale e di quella comunitaria europea. Troppi per un quadro sociale, economico e tecnologico profondamente mutato negli anni. Non vedo i pericoli per la democrazia paventati dai sostenitori del no - aggiunge Marello -. I partiti che hanno votato la riforma (quasi tutti) si sono impegnati a "rivedere i collegi elettorali in modo da non penalizzare i territori a minore densità abitativa”.

Per Marello “mei pochi ma bun”, come recita l'antico adagio piemontese.

Giampaolo Testa

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