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Politica | 28 agosto 2020, 20:55

Gribaudo: “Il taglio dei parlamentari è solo l’ennesimo sfogo dell’antipolitica”

A giudizio della deputata cuneese Pd, che voterà convintamente No al referendum, non vi saranno benefici in termini di efficienza delle Camere. “Il peso delle aree interne – afferma - si assottiglierà fin quasi a scomparire”

La deputata cuneese Chiara Gribaudo

La deputata cuneese Chiara Gribaudo

On. Gribaudo, nel suo partito, il Pd, si registrano le posizioni più diversificate a proposito del referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Risulta che lei sia per il No. Conferma?

“Sì. Il 20 e 21 settembre voterò No. Sono consapevole di essere controcorrente e so perfettamente che nel nostro Paese, anche a causa di un passato fatto si di ingiustizie e sprechi, soffia il vento dell’antipolitica. Tuttavia, su questo tema come su altri (ad esempio sul discusso rifinanziamento della guardia costiera libica), non posso assumere una posizione di comodo come altri stanno facendo. La serietà con cui da sempre affronto questo impegno e il rispetto per i cittadini che credono nelle istituzioni, nello Stato e nella necessità di una politica nobile, mi impediscono di accettare e approvare questa riforma costituzionale”.


Qualcuno potrebbe obiettarle che anche lei però, in fase di votazione in Parlamento, si era espressa a favore... 


“Il partito ci aveva chiesto un voto favorevole alla Camera sulla base di un accordo di maggioranza per accompagnare a questo taglio altre riforme, dalla legge elettorale alla composizione del Senato. Questi impegni non sono stati rispettati”.

Nel Pd cuneese c’è chi, come il consigliere regionale albese Maurizio Marello, sostiene convintamente il Sì…
“Tagliare il numero dei legislatori senza una revisione del bicameralismo paritario, vero punto debole del procedimento legislativo, renderà i lavori parlamentari ancora più lenti e macchinosi”.


Quindi chi sostiene che la riduzione del numero dei parlamentari favorirà l’efficientismo delle Camere sbaglia?
“Questo taglio è solo l’ennesimo sfogo dell’antipolitica che, anziché risolvere i problemi di rappresentanza e funzionamento dei partiti, offre l’unica soluzione di tagliare pezzi di democrazia. Basta! Dobbiamo rifiutare la filosofia che vede le Istituzioni come un disvalore”.



Immagino che in questa scelta pesi anche la valutazione fatta rispetto al territorio che l’ha espressa. È così?
“Certo. Ad indurmi al voto contrario c’è anche il territorio da cui provengo che, come molti altri nel Paese, sarebbe fortemente penalizzato nella propria rappresentatività in Parlamento. Il peso delle aree interne si assottiglierà fin quasi a scomparire, proprio quando  l’emergenza di questi mesi ha dimostrato quante infrastrutture, sociali e materiali, occorrerebbero nei territori montani e agricoli del Paese per garantire a tutti i cittadini uguali diritti, a partire dal diritto alla salute. Senza considerare l’opportunità di questi territori di essere volano dello sviluppo sostenibile”.


Quindi le considerazioni sul “risparmio” dei costi della politica a suo avviso non reggono?
“Da questo taglio non otterremo un risparmio significativo, ma costi democratici altissimi. Daremo a poche persone, scelte ad oggi con una legge elettorale che ne rende opaca e discutibile la selezione, la possibilità di modificare la Costituzione, di eleggere il Presidente della Repubblica, di decidere sul bilancio nazionale”.

Il suo segretario nazionale, Zingaretti, sostiene che una riforma che snellisca i lavori parlamentari è necessaria…
“Chi vuole davvero tagliare i costi della politica dovrebbe occuparsi di non far eleggere tra le sue fila deputati e senatori che non svolgono il proprio lavoro. Bisognerebbe ridurre l’indennità  parlamentare e calcolare la diaria non in base alla presenza al voto in Aula ma alla presenza ai lavori in Commissione, dove davvero si fa la parte più importante del lavoro. Chi vuole questa riforma dovrebbe  spiegarci come finanzia gli enormi staff di comunicazione, visto il taglio del finanziamento pubblico ai partiti e dovrebbe spiegarci  come intende garantire meccanismi democratici e trasparenti per selezionare la  classe dirigente”.


Lei quindi, se ben intendo, ritiene che in ballo ci sia una questione di democrazia...
“La Costituzione non è stata scritta con la demagogia ma con la serietà e l’attenzione imposte dal fardello di vite umane sacrificate durante la Resistenza per la nascita della Repubblica Italiana. Nessuno dovrebbe permettersi di modificare la Costituzione Italiana con questa leggerezza”.


GpT

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