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Politica | 26 agosto 2020, 07:30

Referendum, Perosino dice "no": “I cuneesi perderanno rappresentatività a fronte di un risparmio irrilevante”

Il senatore albese di Forza Italia conferma la sua contrarietà al taglio dei parlamentari e chiede al partito di lasciare libertà di voto ai propri elettori. “In privato tutti i colleghi sono d’accordo con me, ma i partiti che hanno cavalcato l’opinione pubblica – confida - non possono dichiararlo”

Marco Perosino, senatore di Forza Italia e sindaco di Priocca

Marco Perosino, senatore di Forza Italia e sindaco di Priocca

Marco Perosino, senatore di Forza Italia e sindaco di Priocca d’Alba, non fa mistero della sua contrarietà al taglio dei parlamentari, tema che sarà oggetto del referendum costituzionale confermativo in calendario per il 20 e 21 settembre.
In quest’intervista spiega il perché e quali saranno le ricadute negative di rappresentatività per la provincia di Cuneo   

Perosino, lei è stato uno dei senatori che ha firmato per il referendum sulla legge del taglio dei parlamentari, sul quale siamo chiamati alle urne il 20 e 21 settembre. Perché ha deciso di sottoscrivere la consultazione popolare pur avendo, in prima battuta, votato lei stesso in Senato a favore della legge?
 
“In pochi giorni è cambiato lo scenario. Un approfondimento sugli sviluppi e sull'attuazione mi ha fatto capire che aver deciso sulla base della emotività era sbagliato ed era demagogia (i risparmi, la casta ecc.). Per questi motivi ed anche su richiesta della presidente del mio gruppo, Anna Maria Bernini, ho sottoscritto la richiesta di referendum”.
 
Perché tutti i maggiori partiti, sia di maggioranza che di opposizione, hanno accettato di accodarsi alle richieste dei 5 Stelle? Se la scelta del Pd è dettata da ragioni (discutibili fin che si vuole) di opportunità politica legata all’alleanza di governo, quella del centrodestra risulta decisamente meno comprensibile. Quali sono i motivi per cui Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si sono piegati senza colpo ferire ai dettami dei 5 Stelle?
 
“In realtà, in privato, tutti i senatori sono contrari alla diminuzione dei seggi ma i partiti che hanno cavalcato l'opinione pubblica non possono dichiararlo. Difatti il fronte del Sì si sta sgretolando, almeno un poco. A questo punto, credo che per Forza Italia la scelta migliore sia quella di lasciare libertà di coscienza ai parlamentari e agli elettori”.
    
La provincia di Cuneo, e con essa le aree periferiche del Paese, subiranno una forte penalizzazione in termini di rappresentanza. Lei e i suoi colleghi cuneesi, a prescindere da quello che sarà il percorso di carriera politica di ciascuno di voi, avete valutato questo aspetto?
 
È difficile spiegare ai cittadini della provincia di Cuneo che perderanno rappresentatività, di fronte ad un risparmio molto relativo rispetto alle spese e agli sprechi del sistema. Penso che vinceranno i Sì sull'onda del voto di "pancia". É un segno dei tempi e della decadenza della politica, rispetto alla burocrazia italiana e, soprattutto, europea che tende a tecnicizzare tutto, sulla base di numeri neutri che non tengono conto della storia, delle tradizioni, dei deboli (italiani!), delle realtà non urbane”.
 
Quale potrebbe essere, a suo giudizio, una legge elettorale in grado di garantire voce e un minimo di rappresentatività al nostro territorio se, come tutto lascia supporre, la legge sul taglio verrà confermata?

“Le leggi elettorali sono tutte imperfette ed adottate sulla base della (presunta) utilità dei partiti della maggioranza vigente. Sarà molto difficile trovare correttivi di rappresentanza. Oggi dobbiamo perciò adattarci noi, singoli parlamentari, anche al di là dei partiti, a capire i fenomeni nuovi, le evoluzioni della società, l’essenzialità delle risorse pubbliche ed agire di conseguenza”.

Giampaolo Testa

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