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Economia | 12 agosto 2020, 07:00

Le 5 cose che devi sapere se non hai mai provato la cannabis light

Da diversi anni a questa parte, nel nostro Paese si sta facendo strada un business impensabile solo fino a qualche tempo fa. Di cosa stiamo parlando? Della cannabis light

Le 5 cose che devi sapere se non hai mai provato la cannabis light

Da diversi anni a questa parte, nel nostro Paese si sta facendo strada un business impensabile solo fino a qualche tempo fa. Di cosa stiamo parlando? Della cannabis light. Ecco 5 cose che devi sapere se non l’hai mai provata e hai intenzione di provarla.

La cannabis light non è una sostanza stupefacente

La cannabis light, per essere venduta in Italia, deve essere caratterizzata da una dose di THC non superiore al range compreso tra lo 0,2 e lo 0,6%. Questa bassissima dose di principio attivo psicoattivo, fa sì che, come già detto, la cannabis light non possa essere considerata una sostanza stupefacente. Quanto appena ricordato rappresenta un cambiamento di grande rilevanza: fino al 2017, anno in cui è entrata in vigore la Legge 242/2016, parlare di cannabis in Italia significava chiamare in causa soluzioni terapeutiche dedicate a malati con diagnosi specifiche - p.e. l’epilessia - o qualcosa di illegale.

La legge sopra citata, che è stata scritta con lo scopo di valorizzare il carattere sostenibile della pianta, ha cambiato tutto, rendendo la cannabis un’occasione straordinaria per imprenditori con inventiva e coraggio.

Attorno alla cannabis light ruota un giro d’affari di milioni di euro

Da quando la cannabis light è stata resa legale, attorno a questa pianta è nato un vero e proprio giro d’affari di decine di milioni di euro. Siamo attorno ai 40, per rendersi conto della situazione. Tutto questo ha portato alla creazione di un neologismo: new canapa economy.

Quando si utilizzano questi termini, si inquadra non solo tutto quello che riguarda l’acquisto di infiorescenze od oli, ma anche il fatturato relativo alla farina di canapa che, per esempio, viene utilizzata per preparare diversi alimenti adatti agli intolleranti al glutine o ai celiaci.

La cannabis light può essere anche coltivata

La cannabis light può essere anche coltivata. La legge sopra ricordata, infatti, consente di acquistare anche dei semi, che portano ovviamente alla produzione di cannabis caratterizzata da un basso contenuto di THC.

Quando si acquistano i semi di cannabis light, è il caso di citare che l’acquirente deve fornire il certificato di iscrizione al Registro Europeo delle Sementi. Quest’ultimo, dovrebbe essere conservato per qualche mese a seguito dell’acquisto.

La cannabis light può essere acquistata online

Tra le cose che può capitare di non sapere quando ci si approccia per la prima volta al mondo della cannabis light, rientra la possibilità di acquistarla senza problemi online. Come sopra ricordato, attorno a questa pianta ruota un giro d’affari di milioni e milioni di euro, mossi in parte da e-commerce.

Come capire se ci si trova davanti a un sito serio? Gli aspetti da considerare sono diversi. Innanzitutto, è bene controllare che siano presenti riferimenti alla normativa, la Legge 242/2016. Inoltre, è opportuno fare attenzione all’assortimento dei prodotti e alla qualità delle pagine social, che devono essere caratterizzate dalla presenza di risposte chiare agli interrogativi degli utenti.

La cannabis light, durante il lockdown, è stata interessata da un vero e proprio boom

Quando ci si informa per la prima volta sul mondo della cannabis light, è il caso di citare il fatto che, durante la quarantena che l’Italia ha sperimentato nel corso dei mesi più intensi dell’emergenza Coronavirus, il business è stato interessato da un vero e proprio boom. Diversi e-commerce, infatti, hanno visto i loro ordine decuplicare da un giorno all’altro. Il motivo di questo successo? Soprattutto il potere rilassante del CBD o cannabidiolo, il principio attivo più famoso dopo il THC. Privo di effetti psicoattivi, è ideale per affrontare, con un supporto naturale in più, i momenti di stress.



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