L'Internazionale di Alessio Ghisolfi | 10 agosto 2020, 16:40

Fermare l'infibulazione

Fermare l'infibulazione

Le mutilazioni genitali femminili rappresentano infatti una segregazione fisica e psicologica per le donne che la subiscono e costituiscono un elevatissimo costo  per l'economia a livello internazionale, circa 1,4 miliardi di dollari. Il termine infibulazione deriva dal latino ‘fibula’, spilla, e consiste, come detto, in una mutilazione genitale femminile. La questione è prima di tutto culturale e di dignità della persona umana e la sua eliminazione rientra tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dalle Nazioni Unite. 

Ma tecnicamente cos’è l’infibulazione? Si fa riferimento della chiusura quasi totale dell’ostio vulvare, che avviene quasi sempre con l’asportazione del clitoride. La suturazione successiva lascia aperto solo un piccolo foro per consentire la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. La pratica viene principalmente eseguita su ragazze prima dei 15 anni: l’impatto psicofisico è devastante e molti  Paesi ancora la appoggiano. Agli albori del 2021 il Sudan mette al bando la mutilazione genitale femminile che diventa un crimine punibile con tre anni di carcere. Anche in Sudan la partita non si gioca solo sul piano del riconosciuto diritto internazionale ad impedire tale brutale procedura ma sul terreno delle tradizioni arcaiche, di predominio maschilista e sul significato che in alcune remote aree della regione tale procedure significa. In Italia si stima che vivano circa 80.000 donne vittime della femminilità violata ma si calcola che nel solo Egitto tra l’85 ed il 95% delle donne abbia subito l’infibulazione. In Somalia la percentuale sale al 98%.  

La strada è ancora lunga anche se le mutilazioni genitali femminili sono considerate una violazione dei diritti umani dal 1993 quando, durante la Conferenza di Vienna, diverse nazioni presero consapevolezza della follia e della estrema diffusione di tale pratica. Le storie sono tante e dolorose, la mutilazione avviene spesso quando si è bambine ed il momento giusto lo decide la famiglia: senza infibulazione si è giudicate impure e non mature. Insomma l'arcaica concezione della donna per soli fini riproduttivi non viene ancora sradicata e chi decide di non sottoporsi a tale pratica viene emarginata dal gruppo e non può avere futuro. L'OMS stabilisce che Africa resta il continente con la maggior diffusione della infibulazione ma oggi le comunità che la praticano vivono in Europa e negli Stati Uniti e cercano di mantenere in auge tale menomazione; i metodi per praticare la mutilazione sono infatti diversi, dalla circoncisione faraonica alla introcisionetraumatica. 

Insomma non è questione di religione ma di retaggi arcaici; che il mondo lentamente cerca di disinnescare. Lentamente.


Alessio Ghisolfi

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