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Politica | 07 agosto 2020, 07:45

Perosino: “Resto in Forza Italia. Per ora”

Dopo l’addio di Costa, il collega senatore e sindaco di Priocca, dato in uscita verso Fratelli d’Italia, prende tempo: “Se rinnovato nel gruppo dirigente, il partito ha ancora possibilità. Non so però se Berlusconi ne avrà la forza”

Enrico Costa e Marco Perosino

Enrico Costa e Marco Perosino

Marco Perosino, senatore e sindaco di Priocca d’Alba che da mesi viene dato in uscita verso Fratelli d’Italia, dopo l’addio del collega deputato Enrico Costa, passato ad “Azione” di Carlo Calenda, prende tempo e rimanda la decisione a data da definirsi.

Se rinnovata nel gruppo dirigente – afferma – Forza Italia ha ancora possibilità per i suoi principi ispiratori e grazie ad una presenza capillare sui territori e nelle istituzioni locali, con eletti di valore. Non so però se Berlusconi avrà questa forza”.

Non giudica la scelta di Costa, nei confronti del quale mostra apprezzamento:  “Me lo aveva anticipato qualche giorno prima – confida -. Vede in Calenda il nuovo partito liberale i cui ideali, a suo dire, Forza Italia avrebbe perso. Penso che non sia stata una decisione facile ma sofferta e ponderata. Lui crede nella crescita di "Azione".

A precisa domanda, se intenda o no restare nel partito, dopo le voci diffusesi sul suo conto nelle scorse settimane, risponde: “Per ora resto. Hanno vociferato altri per conto mio. Non intendo smentire, né specificare per non dare adito a notizie che sarebbero fuorvianti”.

Le considerazioni di Perosino danno comunque la sensazione che in Forza Italia si stia avvicinando un “8 Settembre” a tappe forzate e che il partito venga ormai concepito dai più come un saloon, dove i battenti sono però unidirezionali, nel senso dell’uscita. Eppure i sondaggi danno il partito del Cavaliere ancora tra il 7 e l’8%, una percentuale di tutto rispetto che nelle trattative preelettorali con gli alleati e in fase di campagna elettorale l’ottuagenario leader conta di riuscire ad implementare. In termini di rappresentanza istituzionale, FI in provincia di Cuneo ha un peso rilevante: nonostante la defezione di un deputato di rango, mantiene comunque (ad oggi) un senatore, Marco Perosino, un presidente di Regione, Alberto Cirio, un vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Graglia (ritornato in attività proprio in questi giorni dopo una lunga convalescenza), un sindaco di una delle “sette sorelle”, Carlo Bo, ad Alba, un altro sindaco di una cittadina di media grandezza, Boves, al cui vertice siede il segretario provinciale del partito, Maurizio Paoletti, oltre a svariate presenze di assessori e consiglieri nei 250 Comuni della Granda.

Senza dimenticare che mezza Amministrazione Provinciale è a rappresentanza “azzurra”, a dimostrazione di come, anche nel Cuneese, le cosiddette “geometrie variabili” abbiano trovato terreno fertile. Forza Italia, a ben considerare – almeno per quel che riguarda la provincia di Cuneo – gode dunque di un’ottima rappresentanza sia nei Municipi che negli Enti sovracomunali, di gran lunga più forte di quella di Lega e Fratelli d’Italia.

Si può osservare come in loco il partito disponga di un generale, un paio di colonnelli e capitani, qualche sergente  maggiore, che conducono però ciascuno la propria, personale battaglia. Le truppe da un pezzo non ci sono più e nessuno degli ufficiali si è premurato di voltarsi indietro, proteso com’era alla conquista di sempre nuove medaglie. Uno di quei casi che rovescia il paradigma andreottiano del “potere logora chi non ce l’ha”.

In siffatto clima anche chi il potere ce l’ha, sa che per conservarlo deve pensare ad accasarsi presso nuove…caserme.

Giampaolo Testa

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