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Politica | 06 agosto 2020, 10:32

Costa con Calenda sperando in un sistema elettorale proporzionale

Alcuni vedono nell’ennesimo cambio di partito dell’ex ministro monregalese un’opportunità di riflessione per l’area liberaldemocratica, oggi schiacciata dal sovranismo. Nel Cuneese, per Lega e Fratelli d’Italia si tratta di un concorrente in meno sul loro percorso egemonico. La vicenda cela aspetti politicamente ancora tutti da interpretare

Costa con Calenda sperando in un sistema elettorale proporzionale

La decisione di Enrico Costa apre una riflessione nell’area moderata, di tradizione cattolica e liberale, in cui si riconoscono tante energie di questa Provincia”. Così Michele Pianetta, vicesindaco di Villanova Mondovì e vicepresidente Anci Piemonte, commenta la decisione del parlamentare monregalese, cui è sempre stato legato, pur con qualche distinguo critico in passato, di lasciare Forza Italia per “Azione”, il partito ispirato dall’ex ministro Carlo Calenda.

Nella Granda – osserva Pianetta - abbiamo una classe dirigente formata da amministratori locali che si è sempre caratterizzata per buongoverno, capacità di ascolto, visione di ampio respiro. Mai come oggi, alla politica nazionale chiediamo di raccogliere queste sfide”.

Di diverso tono, anche se nessuno si sbilancia in dichiarazioni ufficiali, le reazioni da parte dei partiti alleati di centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia. Si racconta che un gruppo di simpatizzanti di FdI, attovagliati per altre ragioni, appresa la notizia del nuovo cambio di casacca, abbia levato i calici.

Del resto, i rapporti tra l’ex ministro e i Fratelli d’Italia cuneesi non sono mai caratterizzati da simpatia. Nella migliore delle situazioni si sono reciprocamente sopportati, quando non era possibile ignorarsi.

La forsennata campagna acquisti - condotta dal capogruppo regionale di FdI Paolo Bongioanni e dal segretario provinciale William Casoni, che ha visto nel Monregalese il passaggio di fronte di Rocco Pulitanò, è stata vissuta da Costa come una pugnalata alla schiena.

Ma non sono certamente queste piccole ostilità provinciali ad aver pesato nella scelta del deputato riconfermato alla Camera nel marzo 2018, eletto nel collegio uninominale Alba-Mondovì-Fossano.

Le motivazioni ufficiali sono state che Forza Italia non riesce più ad incarnare quei valori liberali di cui la famiglia Costa si è sempre professata vessillifera.

In realtà, è lecito nutrire sospetti sul fatto che un politico scafato come lui abbia fatto una scelta dettata unicamente da idealità liberali, oggi rivendicate anche dal Partito Democratico. È verosimile che ci siano ragioni più prosaiche, considerato che negli ultimi tre anni l’ex ministro della Famiglia di partiti ne ha cambiati quattro, tra centrodestra e centrosinistra. 

Al governo ministro prima con Renzi, poi con Gentiloni. In politica con Berlusconi, poi con Alfano contro Berlusconi, poi addio ad Alfano e ritorno con Berlusconi, un mese dopo il voto. Ora altro addio al Cavaliere e nuovo approdo da Calenda. Quel che è certo è che questo nuovo passaggio ridisegna la geografia del centrodestra cuneese, che diventa sempre più “destra” e meno “centro”.

Nel 2018, due dei tre collegi uninominali della provincia di Cuneo erano stati appannaggio di Forza Italia, quello senatoriale con l’elezione del sindaco di Priocca Marco Perosino e quello camerale di Mondovì- Alba, in cui Costa è stato riconfermato. A voler essere pignoli, si può considerare che quest’ultimo, in realtà, era stato attribuito ad Ncd-Udc, ma visto il repentino rientro di Costa in Forza Italia, il dato è oggettivamente inoppugnabile.

Se e quando si voterà, Lega e Fratelli d’Italia si spartiranno loro il bottino dei collegi uninominali. Ma prima bisognerà capire con quale sistema elettorale si tornerà alle urne. Enrico Costa, che in materia non è l’ultimo arrivato, confida nel ritorno al proporzionale, l’unico che può garantirgli la prosecuzione di una carriera politica fino a questo momento costellata da successi. Nel frattempo continuerà ad occuparsi di giustizia senza soluzione di continuità. Prima per Forza Italia, ora per Azione.

A proposito: vista la volatilità della politica e i riposizionamenti in corso chi può escludere con categorica certezza che i destini di Berlusconi e Calenda, in nome dei principi liberal, non possano incrociarsi? Se così mai fosse si dovrebbe constatare che il fiuto di Enrico Costa è stato superiore a quello del suo amico Alberto Cirio, che pure di tartufi se ne intende. 

Giampaolo Testa

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