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Economia | 28 luglio 2020, 21:54

L’Opas di Intesa ha già superato quota 70%

Finisce la storia di Ubi in cui erano confluite prima la Cassa di Risparmio di Cuneo e poi la Banca Regionale Europea. Parecchie filiali passeranno a Bper. La rete bancaria in provincia di Cuneo va incontro ad una profonda trasformazione

Immagine di repertorio

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Le adesioni all'Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi sono salite, in serata, al 71,91% del capitale della banca guidata da Victor Massiah.

Lo rende noto Borsa Italiana.

A due giorni dalla chiusura del conferimento, l'operazione ha dunque già superato la quota di successo che era fissata al 66,67%.

È dunque probabile che nelle due restanti giornate la percentuale di adesioni salga ancora, cosa del resto che era stata ampiamente prevista.

Ciò significa – detto in soldoni - che Intesa assorbe in toto Ubi, il cui cda pertanto, come avevamo anticipato in un precedente articolo, decadrà.

La presidente Letizia Moratti lascerà il campo, come pure farà il ceo Victor Massiah.

E con loro i due cuneesi, Ferruccio Dardanello, ex presidente della Camera di Commercio, e Francesca Culasso, di origini scarnafigesi, docente universitaria alla facoltà di Economia a Torino, designati dalla Fondazione Cuneo nel cda di Ubi nell’aprile del 2019.

Bper, dopo aver assorbito nel Cuneese le Cassa di Risparmio di Saluzzo e Bra, appena conclusa l’operazione Intesa- Ubi, acquisirà da quest’ultima vari altri sportelli.

"Le filiali – ha spiegato recentemente l’amministratore delegato di Bper Alessandro Vandelli - sono le 532 previste a seguito della richiesta Antitrust e sono già state identificate una ad una. La prevalenza, circa il 70% degli impieghi e della raccolta da clientela, è nel nord del Paese, soprattutto in Lombardia.

E poi in Piemonte, Liguria e Marche, meno nel resto d’Italia. Si tratta di un’opportunità che non ci ricapiterà più.

Certamente – aggiunge - intendiamo comprare un numero significativo di filiali, ma soprattutto acquisire nuovi clienti in aree di grande ricchezza e realizzare sinergie di ricavo grazie alle nostre società prodotto nell’asset management, nel credito al consumo e nel factoring.

Inoltre – motiva la scelta Vandelli - non dobbiamo gestire duplicazioni nelle strutture centrali con i relativi costi di integrazione: questo è il vero vantaggio dell’operazione".

Va da sé che si porrà il problema del personale, fatto questo che sarà oggetto

di una trattativa che vede coinvolte da una parte Bper e dall’altra le sigle sindacali Fabi, First e Fisac.

Una trattativa che toccherà svariati aspetti e non solo quello degli eventuali esuberi e dei trasferimenti a Torino.

Stiamo cercando di fare in modo che il maggior numero di dipendenti possa continuare a lavorare il più possibile vicino alla propria residenza, anche perché – spiega Luca Mellano, segretario provinciale della First Cisl – si va  sempre più verso un cambiamento delle modalità lavorative.

Non nego che qualche elemento di preoccupazione ci sia – ammette Mellano – ma il fronte sindacale agisce in modo compatto e spero che la trattativa possa concludersi entro settembre”.

Se nel mondo bancario cuneese quello si prospetta appare, a tutti gli effetti, come uno tsunami, i conoscitori del settore dicono che non sarà l’unico e che a questo primo ne seguiranno altri.

Del resto, è risaputo che ad ogni terremoto fa seguito uno sciame sismico.

GpT

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