L'Internazionale di Alessio Ghisolfi | 26 luglio 2020, 07:00

In 80 anni l’Italia dimezza gli abitanti

La crisi della famiglia ed il calo delle nascite.

In 80 anni l’Italia dimezza gli abitanti


Recenti studi ed approfondimenti internazionali evidenziano un maniera significativa come l’Italia abbia la concreta possibilità di divenire un Paese di “nicchia”. Lo è sempre stato per via del suo immenso patrimonio paesaggistico e culturale ma in questo caso la peculiarità dello studio concerne il calo demografico, destinato a ridurre drasticamente la popolazione nella nostra nazione.

La commissione europea pone l’accento su un Paese sempre più anziano ed il calo delle nascite è forse la principale (sottovalutata) emergenza europea.
Proprio le politiche europee ad oggi si sono rivelate sorde alle problematiche della famiglia, sorde al richiamo naturale secondo può senza nascite non può esserci una ripresa. E dopo le nascite servirebbe anche una riforma dell’università per elevare la condizione culturale della popolazione giovanile.
Si parla di inverno demografico secondo i dati Istat che celebrano una denatalità ormai sotto la soglia minima accettabile per una potenza europea.
Lo sganciarsi dai modelli istituzionali forti del concetto di aggregazione famigliare ha indubbiamente contribuito al crollo della popolazione a livello mondiale.
L’affermazione professionale e l’autodeterminazione del singolo hanno prodotto a livello internazionale, perlomeno nel mondo occidentale, la concezione che i figli siano un ostacolo forte di fronte anche alle difficoltà che la politica non riesce a colmare.


Lo stesso Papa Francesco sollecita un patto tra le generazioni che possa  valorizzare quel  compendio generazionale messo oggi ai margini.
Ecco che gli allarmi sulla esplosione demografica mondiale e la annessa mancanza di risorse vengono ad attenuarsi e necessitano di nuove politiche dei governi se è vero che nel 2064 si raggiungeranno i 9,7 miliardi di abitanti sul pianeta per poi subire un ulteriore crollo a circa 8,8 miliardi nel 2100.
Le tensioni che scaturiranno dalla sottovalutazione delle previsioni demografiche sono una responsabilità di oggi e non di domani, senza adeguate politiche di tutela il rischio è molto alto.


Lo SBOOM della popolazione mondiale può essere molto più pericoloso, in termini di ordine sociale e coesione del sistema internazionale, dell’aumento demografico.

Alessio Ghisolfi

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