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Economia | 20 luglio 2020, 18:30

La politica grande assente nella partita Fondazione CrCuneo-Ubi-Intesa

Solo la Lega ha fatto timidamente capolino, per il resto il silenzio è stato totale. In altri tempi, una vicenda di questa portata non sarebbe stata lasciata al potere decisionale di poche persone, ma avrebbe coinvolto forze politiche, economiche e sociali del territorio

Immagine di repertorio

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Se lo sono chiesti in parecchi, a margine della vicenda Ops di Intesa su Ubi che si sta avviando a conclusione, dove fosse la politica.

Decisioni di portata epocale – a partire da quella effettuata dalla Fondazione CrCuneo con cambio di rotta nell’arco di pochi giorni a fronte di argomenti  finanziari per altro convincenti - sono state assunte in ristrette conventicole senza che il territorio, nelle sue varie articolazioni istituzionali, ne percepisse forse manco la portata.

Se si escludono le visite (più di bon ton che di sostanza) effettuate dai big della finanza Gaetano Miccichè e Fabrizio Palenzona e da Letizia Moratti (presidente di Ubi Banca) ai sindaci di Cuneo, Alba e Mondovì, per il resto nessuno ha battuto chiodo, fosse anche solo per chiedere spiegazioni.

Un clima che evidenzia quanto oggi la politica sia debole (se non addirittura prona) nei confronti dei cosiddetti “poteri forti”.

Se certamente era discutibile il metodo lottizzatorio nella Prima Repubblica, per contro non può non fare specie l’afasia della politica cuneese in questa congiuntura.

La Lega – unica forza politica – ha provato a porre qualche timida domanda, sollecitando informazioni, che, per ammissione degli stessi dirigenti del Carroccio, non sono però mai arrivate.

Per il resto, tanto da sinistra quanto da destra il silenzio è stato totale.

Un tempo nemmeno troppo lontano – lo abbiamo detto - la politica partitocratica era eccessivamente invasiva.

In questo frangente, con eccesso in senso contrario, non ha nemmeno posto interrogativi lasciando – come nel caso della Fondazione Cuneo – che scelte che avranno ripercussioni sul mondo economico del territorio venissero assunte dai vertici di enti che saranno pure di diritto privato, ma che del territorio sono emanazione oltre che espressione.

Perché la politica ha taciuto?

Le opzioni sono principalmente due.

La prima: non ha capito la portata della partita in gioco.

La seconda: non sapendo che pesci pigliare, è prevalso il timore reverenziale nei confronti dei “poteri forti”, che ha suggerito di starsene fuori.

In entrambi i casi si tratta di atteggiamenti che denotano quanto la classe politica cuneese, ai vari livelli, sia oggi in ambasce di fronte ai grandi problemi del territorio.

Giampaolo Testa

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