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Attualità | 14 luglio 2020, 09:04

Gesto storico, il presidente Mattarella e il presidente sloveno Pahor mano nella mano davanti alla foiba di Basovizza

A colloquio con Luciana Rizzotti, esule istriana oggi residente a Bra, che ha vissuto con emozione la cronaca dell’avvenimento di ieri, lunedì 13 luglio

Gesto storico, il presidente Mattarella e il presidente sloveno Pahor mano nella mano davanti alla foiba di Basovizza

Incontro storico quello di ieri, lunedì 13 luglio, tra il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e l’omologo di Slovenia Borut Pahor. I due Capi di Stato si sono tenuti per mano a Trieste davanti alla foiba di Basovizza, dove si stima che i partigiani jugoslavi abbiano gettato 2mila italiani tra militari e civili.

La foiba è stata dichiarata monumento nazionale l’11 settembre 1992. Precedentemente, nel 1980, il pozzo di Basovizza, con la foiba n.149 di Monrupino, fu classificato come monumento di interesse nazionale. Si trova sull’altopiano carsico nei pressi di un pozzo minerario in disuso profondo circa 200 metri.

Prima la deposizione di una corona nelle vicinanze della foiba e, successivamente, al monumento dedicato ai Caduti sloveni. E il minuto di silenzio. Un gesto di pace, di grande valore simbolico. Pahor è il primo statista della dissolta ex Jugoslavia a fare una visita ufficiale alla foiba ed a commemorare le vittime italiane.

Alla presenza dei due Presidenti è stato pure firmato un protocollo di intesa che prevede un percorso che si concluderà con la restituzione alla minoranza slovena in Italia del Narodni Dom (Casa del popolo), incendiato dai fascisti il 13 luglio del 1920.

La storia non si cancella - ha detto Mattarella - e le esperienze dolorose sofferte dalle popolazioni di queste terre non si dimenticano”. La replica di Pahor: “Oggi abbiamo allineato tutte le stelle”.

La cronaca della giornata è stata seguita con emozione anche da Luciana Rizzotti, classe 1937, residente a Bra dal 1954, ma originaria di Cittanova d’Istria che solo pochi giorni dopo il suo trasferimento sarebbe passata alla Jugoslavia. Abbiamo raggiunto al telefono l’esule istriana per conoscere le sue sensazioni su questa giornata dal valore memorabile.

Con quale stato d’animo ha vissuto l’evento di Trieste?

Sono stata toccata profondamente, come avviene per tutte le commemorazioni che riguardano questo pezzo di Storia”.

Qual è stato il primo pensiero che le è tornato alla mente?

Il primo pensiero mi ha riportata indietro nel tempo, ai miei genitori e alla loro sofferenza. Però mi riporta anche a quando abbiamo superato il posto di blocco e siamo arrivati a Trieste. Mio padre piangeva a dirotto e abbracciandomi disse: ‘Piango di gioia perché finalmente sono un uomo libero’. Ecco”.

Dopo la drammatica esperienza che ha vissuto, come giudica i gravi episodi di razzismo degli ultimi tempi?

Mi fanno stare veramente male. Io e la mia famiglia siamo stati molto fortunati, perché Bra ci ha accolto come fratelli, abbiamo trovato amicizia ed affetti. Molti miei compaesani non sono stati così fortunati. Pensare che noi eravamo italiani eppure certi miei compaesani sono stati discriminati, perché secondo qualcuno rubavano pane e lavoro ai residenti”.

Quale immagine della cerimonia l’ha colpita maggiormente?

La stretta di mano tra i due Presidenti mi ha commossa, perché vuol dire che è tornata la pace. Si deve ricordare la storia senza seminare odio. Gli errori dei padri non devono ricadere sui figli”.

Che cosa resta ancora da fare?

Ora dobbiamo continuare per questa strada, abbiamo bisogno di reciproco aiuto e collaborazione. Il turismo sarà la base per risollevarci. Mi auguro che non sorgano polemiche distruttive”. Ce lo auguriamo tutti.

Silvia Gullino

MoreVideo: le immagini della giornata

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