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Eventi | 07 luglio 2020, 17:52

“Un Pavese ci vuole”: tra Santo Stefano Belbo e Torino, un’estate di cultura per i 70 anni dalla morte (VIDEO)

La Fondazione Cesare Pavese ha riaperto al pubblico la visita al museo e agli altri luoghi dello scrittore. In corso la programmazione per il Pavese Festival, il 5 e 6 settembre, per la prima volta itinerante, e per il Premio Pavese il prossimo ottobre

“Un Pavese ci vuole”: tra Santo Stefano Belbo e Torino, un’estate di cultura per i 70 anni dalla morte (VIDEO)

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

È dal celeberrimo passo del romanzo La luna e i falò che si snoda il ricordo letterario, territoriale ed evocativo di Cesare Pavese nel settantesimo anniversario della sua scomparsa. La “bella estate” appena iniziata - come egli stesso l’avrebbe definita, citando l’opera Premio Strega nel 1950 - vedrà proprio nel suo paese natio, Santo Stefano Belbo, il cuore delle celebrazioni, avvicinandosi di settimana in settimana a quel fatidico 27 agosto, data in cui lo scrittore si tolse la vita in una camera dell’Hotel Roma a Torino. 

Una ricorrenza che, come ogni anno, ruota attorno alle attività della Fondazione Cesare Pavese, che ha riaperto al pubblico dopo il lockdown circa un mese fa, accompagnando nuovamente i visitatori anche nel tour dei Luoghi pavesiani a partire dal weekend del 13 e 14 giugno.

Le visite si svolgono esclusivamente previa prenotazione e su tre turni, con partenza alle 10.30, alle 14 e alle 16. Si comincia dal tour del Museo Pavesiano, che inaugurerà a breve le nuove sale interattive, per prosegue all’interno della chiesa sconsacrata dei SS. Giacomo e Cristoforo – luogo in cui venne battezzato lo scrittore – e terminare nella sua casa natale. Su richiesta è anche possibile accedere alla casa-laboratorio di Pinolo Scaglione, il “Nuto” dell’ultimo romanzo pubblicato da Pavese.

Abbiamo subito accolto un buon numero di persone interessate - spiega il direttore della Fondazione Pierluigi Vaccaneo -, ed entro fine luglio vorremmo aprire i nuovi percorsi sui sentieri pavesiani, oltre 70 km di cammino tra le nostre colline. Generalmente i periodi migliori per le visite sono i mesi di aprile e maggio, con le gite scolastiche, e l’autunno, per l’enogastronomia. Quest’anno naturalmente le previsioni sono mutate, ma confidiamo sempre tanto nel turismo di prossimità. Non lo consideriamo comunque tempo perso, anzi: ne approfittiamo per innovarci e lanciare un messaggio di speranza e rinascita”.

Ora le energie della Fondazione sono tutte concentrate nella programmazione del Pavese Festival, il 5 e 6 settembre, e del Premio Pavese, 24 e 25 ottobre, arricchito per l’edizione 2020 della sezione “narrativa”, accanto a alle altre tre che rispecchiano l’anima poliedrica dell’autore: editoria, saggistica e traduzione. 

Per il ventesimo anniversario del Festival - annuncia Vaccaneo - sperimenteremo una nuova formula, con tre diversi livelli di fruizione. Una parte in presenza, con accesso limitato del pubblico. Di solito gli spettacoli si svolgono tutti in piazza della Confratenita, ma quest’anno cercheremo di coinvolgere tutti i luoghi di Pavese in modo itinerante, partendo dalla collina di Moncucco, da dove sarà diffuso il sonoro fin giù in paese. Infine la fruizione in streaming, per avere la possibilità di godersi l’evento da casa e andarselo anche a riveder, coinvolgendo una platea molto più vasta”. 

Avremo ancora con noi Neri Marcoré, grande amico del Festival, che si concentrerà sulla lettura di La luna e falò. Marcello Fois proseguirà nel suo percorso di riavvicinamento ai Dialoghi con Leucò, di cui noi conserviamo la copia originale su cui Pavese scrisse le ultime parole prima di morire. E, ancora, Boosta dei Subsonica ci allieterà con le sue tastiere, e presenteremo il nuovo spettacolo di Alessio Boni. Quindi grandi nomi per testimoniare ancora una volta che il messaggio pavesiano e la cultura sono fondamentali, sempre”. 

Tra il Festival e il Premio letterario, si inseriranno diverse iniziative promosse dalla Fondazione, con lo scopo di “tradurre” il messaggio pavesiano per la gente riunita attorno a quei luoghi reali, sì, ma mitizzati in eterno dalle sue opere. “È decisivo avere un forte impatto sul territorio - conclude Vaccaneo -, sfruttando al meglio la cultura come occasione per la comunità, e non relegandola all’interno dei musei. Essere un punto di riferimento, parlare con le persone, confrontarci: questo è il fulcro della nostra sfida, far capire che Cesare Pavese è di tutti”.

manuela marascio

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