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| 30 giugno 2020, 17:43

Industria in Granda, il Covid lascia il segno: nel primo trimestre 2020 la produzione cala del 2,7% rispetto all'anno scorso

Il dato è apparso migliore rispetto a quanto registrato a livello regionale (-5,7%) e alle singole province piemontesi: le imprese cuneesi hanno mostrato dinamiche meno scoraggianti rispetto a quelle delle altre province

La camera di commercio di Cuneo

La camera di commercio di Cuneo

La 194ª “Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera”, realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli Uffici studi delle Camere di commercio provinciali, ha coinvolto 1.859 imprese industriali piemontesi di cui 274 cuneesi.

L’indagine è stata condotta nel mese di maggio 2020 con riferimento ai dati del periodo gennaio-marzo 2020, ed evidenzia un calo della produzione industriale cuneese del 2,7% rispetto all’analogo periodo del 2019, risultato prevedibile a causa delle ricadute negative dovute al Covid19. Il dato è apparso migliore rispetto a quanto registrato a livello regionale (-5,7%) e alle singole province piemontesi. Le imprese cuneesi hanno infatti mostrato, nel periodo in esame, dinamiche meno scoraggianti rispetto a quelle delle altre province.

Nel I trimestre 2020 la sostanziale criticità dell’output si associa ai risultati negativi di tutti gli indicatori congiunturali analizzati. A fronte di un fatturato totale del -1,4%, con ordinativi interni che registrano un -3,5%, il grado di utilizzo degli impianti si attesta al 58,20%. Rallenta anche la dinamica sui mercati stranieri con un fatturato estero di -1,8% e ordinativi esteri di -1,5%.

Il segnale di sofferenza che arriva dall’indagine congiunturale, svolta nel I trimestre 2020 presso le imprese manifatturiere, evidenzia criticità in tutti i settori produttivi e, in particolare, nel tessile-abbigliamento-calzature, che già scontava alcune situazioni di difficoltà pre-crisi. Pur registrando una sostanziale tenuta, con una flessione inferiore rispetto al dato regionale, anche il comparto alimentare ha visto una contrazione dei fatturati sui mercati interno ed estero, e questo è senz’altro un indicatore di allarme – sottolinea il presidente camerale Mauro Gola -. Per aiutare e accompagnare le imprese del nostro territorio, in questo difficile momento di transizione dal lockdown alla ripartenza, la Giunta della Camera di commercio nella prima riunione ha stanziato risorse per oltre un milione di euro, finanziando specifici bandi a fondo perduto in favore dell’innovazione, delle certificazioni aziendali e della formazione e sicurezza”.

- I SETTORI

Nel I primo trimestre 2020, il comparto cuneese più in sofferenza risulta il tessile-abbigliamento-calzature che registra un -11,5%, risultato peggiore rispetto al dato regionale (-6,4%). A seguire le industrie metalmeccaniche con il -5,7% e le altre industrie manifatturiere (-2,7%). L’alimentare è l’unico ad aver tenuto con un -0,1%.

Scendendo nel dettaglio dimensionale d’impresa, emerge come in termini di output prodotto siano le micro imprese (0-9 addetti; -5,8%) a scontare la perdita più consistente. La variazione tendenziale della produzione industriale risulta, invece, positiva per le sole medie imprese (50-249 addetti; +0,8%), mentre il trend è negativo per le piccole imprese (10-49 addetti; -2,2%) e per le realtà di maggiori dimensioni (oltre 250 addetti; -8,7%).

- LE INTERVISTE

Le interviste somministrate alle imprese del campione consentono di mettere in evidenza come si siano mosse nel periodo di riferimento, e quali siano state le decisioni intraprese nelle prime settimane dell’emergenza epidemiologica. Commenta ancora il presidente Gola: “La fotografia che ci consegnano le 274 imprese intervistate ci racconta di una realtà che, nonostante lo stop causato dalle misure di contenimento attivate dal Governo e delle indubbie ricadute economiche e sociali che questo ha comportato con cali della produzione per quasi il 90% del campione e rallentamenti nelle forniture per i 2/3 delle imprese, vede circa 7 imprese su 10 pronte a reagire e a investire sul futuro, attraverso  la ricerca di nuovi clienti e nuovi mercati”.

IMPATTO SULLA PRODUZIONE: il 54,2% sostiene di aver dovuto modificare la struttura organizzativa e del personale e il 44,2% di aver modificato le modalità di approvvigionamento-produzione-distribuzione.

AZIONE E ATTIVITÀ PER RISPONDERE AL CAMBIAMENTO: l’89,3% dice di aver dovuto ridurre la produzione/attività.

IMPATTO SULLA CATENA DI FORNITURA: il 64,5% ha rallentato le forniture, mentre il 50,5% le ha interrotte: per il 13,4% su tutte le forniture, per il 36,4% su alcune e per il 50,2% su nessuna.

FRONTE OCCUPAZIONALE: il 63,8% afferma di aver attivato la CIG.

PROSPETTIVE AZIENDALI FUTURE: il 68,1% intende creare nuovi clienti e nuovi mercati, mentre il 24,2% creare nuovi prodotti o servizi.

comunicato stampa

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