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Attualità | 27 giugno 2020, 07:30

#controcorrente: dopo la devastazione fisica e psicologica del Covid-19, forse, non saremo migliori di prima

Invece, tutti, dovremmo fermarci un momento a riflettere e non precipitare di nuovo nell’indifferenza quando il virus mostro, prima o poi, si spera, avrà finito di colpire. Per non soffocare c’è ancora bisogno di una mano concreta da parte dello Stato alle imprese e ai lavoratori di ogni settore. Ma le persone devono far scattare la molla della solidarietà, dell’amore, del dono e del rispetto verso il prossimo, della pace, dell’amicizia. Incominciando dal vicino di casa

Per ripartire serve anche la solidarietà tra le persone

Per ripartire serve anche la solidarietà tra le persone

Dopo la devastazione fisica e psicologica portata dal coronavirus, forse, non saremo migliori di prima. Anzi. Chi era già buono e generoso d’animo lo sarà ancora di più, chi era intollerante e aggressivo verso gli altri darà ancora maggiori impulsi alla sua prepotenza. Pur con la conclusione del confinamento in casa durato un paio di mesi e la ripresa di quasi tutte le attività, le persone continuano ad avere visi cupi e manca, spesso, la voglia solo di parlare. Figuriamoci quella di sorridere.

Le richieste del Governo e del mondo sanitario e scientifico di indossare le mascherine e di rispettare il distanziamento fisico, in molti casi vengono ormai disattese. Nonostante l’incubo del Covid-19 abbia lasciato sul suo cammino morte, dolore, ampi squarci di sofferenza, ferite profonde. E per gli esperti non sia ancora stato sconfitto.

Ma c’è dell’altro. In Italia, abbiamo anche un mondo produttivo al collasso, con un Prodotto Interno Lordo che, secondo le previsioni, a fine 2020 sarà sceso di almeno 10 punti. Senza la certezza assoluta, per adesso, di avere davvero un aiuto concreto da parte dell’Europa. E se, al contrario così sarà, se i tanti soldi promessi arriveranno, senza una strategia chiara del Governo Conte sul dove e sul come si vogliano spendere. Con alcuni settori, dal turismo alla cultura, dalle manifestazioni agli spettacoli, totalmente in ginocchio. E la prospettiva per molti lavoratori, che perderanno la loro occupazione, di dover affrontare mesi di lacrime e sangue. Facendo esplodere la rabbia sociale nelle piazze.

La storia di ciò che è accaduto in passato quasi sempre non insegna a ripetere gli stessi errori e a modificare gli atteggiamenti nei confronti degli altri. Perché la storia quasi sempre è più comodo e facile dimenticarla. Invece, proprio per questo motivo dovremmo, tutti, fermarci un momento a riflettere. E non precipitare di nuovo nell’indifferenza quando il virus mostro, prima o poi, si spera, avrà finito di colpire.

E’ chiaro che abbiamo davanti una strada irta di ostacoli da superare. Però, il coronavirus avrebbe dovuto insegnarci a essere più solidali, a gustare di nuovo la meraviglia del contatto umano, dello stare insieme apprezzando le piccole gioie quotidiane che da troppo tempo si davano per scontate. E avrebbe dovuto insegnarci ad usare sempre - come dice Papa Francesco - le parole “permesso, scusa e grazie”.

Nella ripartenza nessuno deve camminare un passo dietro agli altri. Quindi, per non soffocare, c’è ancora bisogno di una mano concreta da parte dello Stato alle imprese e ai lavoratori di ogni settore. Anche attraverso gli investimenti diretti come nella sanità, nella scuola, nella pubblica amministrazione. Ma i cittadini devono far scattare la molla della solidarietà, dell’amore, del dono e del rispetto verso il prossimo, della pace, dell’amicizia. Incominciando dal vicino di casa.  E tutti insieme, in qualsiasi settore si operi, dobbiamo costruire, chicco dopo chicco, i granai della conoscenza, della cultura, della bellezza per far uscire i raggi del sole dalla nebbia del male che sta schiacciando la società in cui viviamo.

Questo, al momento, è l’ultimo #controcorrente firmato da Sergio Peirone. Grazie a tutti i lettori per l’attenzione dimostrata.      

Sergio Peirone

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