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Curiosità | 24 giugno 2020, 07:40

131 anni di bontà sulle nostre tavole, buon compleanno alla Pizza Margherita

L’allarme della Coldiretti rimanda la festa: “Vendite dimezzate”. La conferma di Lucia Amatruda della pizzeria “Santa Lucia” di Bra

131 anni di bontà sulle nostre tavole, buon compleanno alla Pizza Margherita

Acqua, farina, lievito e poi passata di pomodoro, mozzarella, basilico fresco ed un filo d’olio: la Pizza Margherita, uno dei piatti più amati al mondo ha compiuto 131 anni. 

Eppure questo compleanno non è del tutto felice, come denuncia uno studio della Coldiretti. A causa del Coronavirus, infatti, sono 63mila le pizzerie a rischio chiusura e circa 200mila persone potrebbero restare senza lavoro. “Nel periodo pre Covid-19 solo in Italia - spiega la Coldiretti - si sfornavano circa 8 milioni di pizze, ottenute grazie all’utilizzo di 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro. La chiusura forzata dei locali ha avuto, dunque, un impatto devastante non solo sulle imprese e sull’occupazione, ma anche sull’intero sistema agroalimentare che ha visto chiudere un importante sbocco di mercato per la fornitura dei prodotti”

Durante il lockdown, quando le pizzerie sono state costrette a chiudere, gli italiani non hanno comunque rinunciato alla pizza, provando a farla in casa con il raddoppio delle vendite di preparati per pizze (+101%) nei supermercati secondo l’analisi della Coldiretti su dati Iri. Dalle prime riaperture, con servizio delivery prima e con l’asporto poi, la pizza è tornata ufficialmente nelle case della gente, ma la ripartenza delle pizzerie resta comunque difficile. 

La conferma arriva da Lucia Amatruda della pizzeria ‘Santa Lucia’ di Bra (since 1971), che come tanti locali deputati alla ristorazione sta accusando il colpo. “Le persone vanno meno a cena fuori ed i turisti sono un lontano ricordo. Se prima sfornavamo una media di 80 pizze al giorno ora arriviamo a malapena a 45. Abbiamo perso circa il 50% degli incassi rispetto allo stesso periodo del 2019. Riusciamo a limitare i danni grazie al dehor”. Ma Lucia vede il bicchiere mezzo pieno: “Piano piano stiamo ritrovando la normalità. Con il passare del tempo, ci aspettiamo che la gente acquisisca maggiore fiducia e venga più assiduamente in pizzeria, perché la sicurezza è garantita oggi più di ieri”. 

La pizza è una questione non seria, serissima: ce ne accorgiamo quando tocca decidere dove andare a mangiarla il sabato sera. Secondo la leggenda, la prima pizza Margherita venne sfornata a Napoli tra l’11 e il 12 giugno del 1889. Si racconta che il pizzaiolo Raffaele Esposito, della pizzeria Brandi, sarebbe stato convocato alla Reggia di Capodimonte e, utilizzando i forni del posto, avrebbe ideato quella pizza con i tre colori della bandiera italiana, dandole il nome della regina Margherita. 

Da allora, il fatturato di questa pizza ha superato i 100 miliardi di euro, confermandosi un tesoro del Made in Italy e un simbolo del successo della dieta mediterranea nel mondo. Non a caso, l’Unesco ha proclamato nel 2017 l’arte dei pizzaioli patrimonio immateriale dell’umanità. Stiamo parlando, infatti, di un piatto che unisce tutti, a pranzo o a cena, in primavera o in autunno. 

Nonostante le origini tutte partenopee, la pizza parla tutte le lingue. I maggiori consumatori, incredibile a dirsi, non sono gli italiani, ma gli americani, con 13 chili a testa. Gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili all’anno e staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci che, con 3,3 chili di pizza pro capite annui, chiudono la classifica. 

L’ottimo limoncello fatto in casa è la degna conclusione nel caso si decida di accompagnare la pizza ai fritti napoletani. Digestione assicurata.

Silvia Gullino

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