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Cronaca | 11 giugno 2020, 16:12

Uccise il proprio cane a bastonate: 50enne roerino ne risponderà in tribunale

L’agricoltore si è giustificato spiegando che l’animale era malato da tempo. Ora dovrà comparire di fronte al giudice, accusato anche di maltrattamenti per le precarie condizioni igieniche nelle quali deteneva una vitella nella propria cascina

Immagine di repertorio (Foto Fer Galindo da Pixabay)

Immagine di repertorio (Foto Fer Galindo da Pixabay)

Uccisione di animale. E’ l’accusa da cui dovrà difendersi un agricoltore 50enne residente in un comune del Roero, destinatario del decreto di citazione a giudizio emesso a suo carico dal pubblico ministero astigiano Francesca Dentis.

Con l’udienza fissata per il prossimo 28 settembre presso il palazzo di giustizia di Asti, di fronte al tribunale in composizione monocratica, giudice Marco Dovesi, l’uomo, è infatti chiamato a rispondere di quanto previsto dall’articolo 544 bis del Codice Penale, "uccisione di animale per crudeltà e senza necessità", in quanto "inferendo con un corpo contundente" – si presume un bastone di legno – su un cane meticcio di piccola taglia "ne cagionava la morte", sopraggiunta per emorragia interna associata a trauma cranico.

L’agricoltore, che per quel capo d’imputazione rischia una pena compresa tra i 4 mesi e i due anni di reclusione (a difenderlo l’avvocato albese Roberto Ponzio), si è giustificato dicendo che il cane, di sua proprietà, era malato da tempo e che la sua uccisione era finalizzata a porre fine alle sofferenze di cui l’animale stava soffrendo una volta giunto alla fase terminale della malattia.

A scoprire il fatto, che risale al settembre del 2018, i Carabinieri di Canale. Prontamente intervenuti con un sopralluogo presso la cascina dove il 50enne risiede, i militari lo avevano anche denunciato per un secondo reato, anch’esso oggetto dell’odierno rinvio a giudizio: per le insufficienti condizioni igieniche nelle quali l’uomo deteneva una vitella l’agricoltore è stato infatti rinviato a giudizio ai sensi dell’articolo 727 comma 2 del Codice Penale, che prevede l'arresto fino a un anno o l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro per chiunque detenga "animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".

Ezio Massucco

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