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Sanità | 07 giugno 2020, 17:01

Covid-19: nessuna situazione critica in Italia dopo la prima tranche di riaperture

Il monitoraggio del Ministero della Salute non ha evidenziato particolari criticità nel Paese, ma invita a non abbassare la guardia: "L'epidemia non è conclusa"

Foto generica

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Al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di Covid-19.

È questo in sintesi il risultato del monitoraggio reso noto dal Ministero della Salute degli indicatori per la cosiddetta "Fase 2" riferiti alla settimana tra il 25 e il 31 maggio e relativi alla prima fase di riapertura, tra il 4 ed il 18 maggio. Ovviamente calcolando i tempi tra esposizione al patogeno e lo sviluppo di sintomi e tra questi e la diagnosi e successiva notifica.

"Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia - si legge sul sito istituzionale del Ministero - è favorevole con una generale diminuzione nel numero di casi ed una assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali". Parole che ricordano quanto affermato negli scorsi giorni da alcuni medici, come i professori Zangrillo e Bassetti, secondo cui l'impatto clinico del virus si sia notevolmente ridotto.

"Si rileva inoltre un forte miglioramento della qualità e dettaglio dei dati inviati dalle Regioni/PPAA al Ministero della Salute ed all’Istituto Superiore di Sanità e discussi nella Cabina di Regia". Un plauso al lavoro svolto nel tempo dalle Regioni seppure persista, tuttavia, "in alcune realtà regionali, un numero di nuovi casi segnalati ogni settimana elevato seppur in diminuzione. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante".

Un dato che però conforta è l'indice di trasmissibilità (Rt): "La stima dell’indice per data inizio sintomi nel periodo dal 12 al 25 maggio, calcolato al 3 giugno, mostra valori medi al di sotto di 1 in tutte le Regioni/PPAA".

Buone notizie quindi, che però non devono portare ad abbassare la guardia sulle misure di prevenzione: "In quasi tutta la Penisola, inoltre, sono documentati focolai di trasmissione attivi. Tale riscontro, che in gran parte è dovuto alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti, evidenzia tuttavia come l’epidemia in Italia di Covid-19 non sia conclusa" ricordano poi dal Ministero.

In Liguria (QUI il report competo) nel periodo analizzato la maggior parte dei casi rilevati dal 25 al 31 giugno sono nella provincia di Imperia. Tuttavia la provincia che ha registrato il maggior numero di casi da inizio epidemia resta quella di Genova.

redazione

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