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Attualità | 04 giugno 2020, 14:33

Piccoli di capriolo e cervo a spasso nelle nostre campagne: ecco perché non vanno toccati

Gli esperti del Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo spiegano le ragioni per cui occorre evitare la tentazione di avvicinarsi a un cucciolo solo apparentemente abbandonato

Un piccolo di capriolo preso in braccio: una scena da evitare

Un piccolo di capriolo preso in braccio: una scena da evitare

Un cucciolo di capriolo che sembra vagare abbandonato, arriva a pochi metri da noi, si fa avvicinare e persino prendere in braccio. Una scena che ispira spontanea tenerezza, ma che gli esperti spiegano dovrebbe essere evitata, se teniamo al bene del piccolo.

Un fatto che non era evidentemente noto ai dipendenti della cooperativa agricola che in tale non comune circostanza si sono imbattuti nella giornata di ieri, mentre erano impegnati al lavoro in un vigneto di Santa Rosalia.

A mettere anche noi sull’avviso (e ci scusiamo se non abbiamo da subito sottolineato oportunamente questo rischio) le segnalazioni di numerosi lettori, che ci hanno indotto ad approfondire il tema chiedendone conto a chi, quotidianamente, nella nostra provincia, si occupa di recuperare, curare e restituire al proprio ambiente animali selvatici delle specie più varie.

"Effettivamente questo rischio esiste –
conferma Andrea Avagnina, tra i veterinari volontari del Centro Recupero Animali Selvatici (Cras) di Bernezzo –. La mamma, se sente l’odore di un umano addosso al piccolo, potrebbe non riconoscerlo. Questo è il messaggio che viene sempre dato per evitare quello che chiamiamo 'incauto prelievo': cioè prendere un piccolo di capriolo che sembra vagare da solo, lasciato dalla madre temporaneamente perché magari l’animale adulto è andato a pascolare, come fanno d’abitudine… è frequente che chi vi si imbatta, magari non informato, trovi normale avvicinare il piccolo Bambi e prenderlo in braccio, cosa che andrebbe evitata".

Una regola assoluta?
"Generalmente sì. Poi è chiaro che è diversa la situazione di un animale che si trovi in uno stato di evidente difficoltà, tale da farci pensare che possa essere a rischio della vita. In quel caso la cosa migliore è comunque mettersi in contatto con una struttura attrezzata quale può essere la nostra. L’incauto prelievo consiste invece nel prendere un animale in un prato o in campagna, solo apparentemente abbandonato, presumibilmente orfano ma che invece sta semplicemente aspettando il ritorno della mamma e portarlo via. Questo, se non siamo di fronte a un’evidente condizione di difficoltà del cucciolo, non andrebbe fatto proprio per evitare il rischio di quella contaminazione che potrebbe indurre la mamma ad abbandonarlo a sé stesso".

Redazione

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