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Regione | 01 giugno 2020, 17:37

Coronavirus, Cirio: "I dati ci dicono che il Piemonte è in piena salute, il 3 giugno riapriremo in sicurezza"

Così il governatore: "Dal 3 giugno porte aperte al resto d'Italia, dal 15 agli stranieri. I parametri sono a posto e i ricoveri in discesa, segno del grande lavoro fatto. Oggi siamo in grado di fare undicimila tamponi al giorno. Mascherine? All'aperto obbligo solo fino a domani"

Coronavirus, Cirio: "I dati ci dicono che il Piemonte è in piena salute, il 3 giugno riapriremo in sicurezza"

"La Festa della Repubblica quest’anno ha un duplice significato.

Festeggiamo i valori della democrazia e della libertà, compressa negli ultimi mesi a causa dell’emergenza sanitaria. Una libertà di cui ci riapproprieremo tra due giorni, quando cadranno i confini regionali per quanto concerne gli spostamenti". Lo ha detto il Presidente della Regione, Alberto Cirio, confermando in videoconferenza la riapertura del Piemonte per mercoledì 3 giugno.

"Dopodomani - ha spiegato il governatore - riapriremo al resto d'Italia, dal 15 giugno invece si riaprirà anche ai paesi stranieri". Troppo presto? Secondo Cirio, assolutamente no: "Siamo una regione in salute - ha detto - I dati del bollettino di oggi sul Coronavirus testimoniano gli ottimi parametri già riscontrati nei giorni scorsi, ma anche il grande lavoro fatto dalla Regione. Oggi possiamo dire di essere tranquilli, con numeri rassicuranti. Scendono i contagi nonostante l'aumento di tamponi, che ad oggi sono undicimila al giorno garantiti dai nostri laboratori. E cala costantemente il numeri dei ricoverati Covid in terapia intensiva e in Medicina Generale. non solo: rispetto a due mesi fa, oggi siamo in grado di prevenire nuovi contagi o di bloccare sul nascere nuovi focolai. Anche per questo dico che la riapertura di dopodomani sarà fatta in piena sicurezza".

"Grande merito - ha aggiunto Cirio - va dato all'accordo che abbiamo fatto con i medici di base e alla crescita della medicina territoriale. Oggi siamo in grado di individuare subito i malati e il quadro dei contagi è positivo, anche se siamo ancora lontani dall'immunità di gregge. I dati ci dicono che i test sierologici effettuati sulla popolazione piemontese risultano positivi nel 7% dei casi. Si tratta di persone che hanno contratto il virus e hanno ancora gli anticorpi. Tutte loro vengono segnalate al medico di base che prenota immediatamente un tampone per verificare se siano ancora positive o meno alla malattia. Ebbene, ad esserlo sono lo 0,1%".

"Rispetto a qualche mese fa - ha spiegato invece l'assessore alla Sanità Luigi Icardi - abbiamo una presenza sul territorio molto più forte e siamo in grado di analizzare i flussi e riconoscere i nuovi malati nel giro di pochi giorni".

"Lo studio riferito dal dottor Zangrillo in televisione indica una minore concentrazione del virus nei tamponi", ha spiegato invece il capo della task force della Fase 2 in Piemonte, Ferruccio Fazio, coadiuvato dall'epidemiologo Paolo Vineis. "Se così fosse, perché i suoi sono dati preliminari, sono numeri che ci darebbero grande speranza perché vorrebbe dire che la temuta seconda ondata di ottobre non ci sarà".

Ha concluso di nuovo Alberto Cirio, parlando delle mascherine: "I piemontesi sono stati bravi. Da venerdì a oggi hanno accettato l'obbligo di portare la mascherina obbligatoria anche all'esterno, tanto che le multe per i trasgressori sono state poche. Dal 3 giugno l'obbligo decade: all'aria aperta le mascherine saranno obbligatorie solo per chi non può garantire la distanza di sicurezza dagli altri".

Nonostante i miglioramenti registrati, il Piemonte ha deciso di mantenere attiva l'Unità di Crisi, che però resterà operativa 12 ore al giorno invece che 24.

Daniele Angi

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