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Cronaca | 26 maggio 2020, 18:12

Fissata al 16 giugno, nell’aula bunker del carcere Le Vallette, la ripresa del processo “Barbarossa”

Il procedimento vede coinvolti esponenti della presunta ‘locale’ della ‘ndrangheta operanti tra Costigliole d’Asti, Asti e Alba

Un'immagine, ripresa da una videocamera nascosta dai carabinieri in corso d'indagine, che documenta un incontro tra alcuni presunti membri della 'locale

Un'immagine, ripresa da una videocamera nascosta dai carabinieri in corso d'indagine, che documenta un incontro tra alcuni presunti membri della 'locale

E’ stata fissata per il 16 giugno la prossima udienza del processo “Barbarossa”, che prende il nome dall’omonima operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Asti e dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Torino, che nel maggio di due anni fa portò, al termine di lunghe e complesse indagini protrattesi per tre anni, all'arresto di 26 persone ritenute a vario titolo correlate a una presunta ‘locale’ della ‘ndrangheta attiva tra Costigliole d’Asti, Asti e Alba.

Più nello specifico, dopo tre anni di indagini, il 3 maggio 2018 gli investigatori diedero il via a un’operazione che vide impegnati 300 militari dell’Arma, oltre a un elicottero, 4 unità cinofile e una squadra della Compagnia di Intervento Operativo (C.I.O.) del 3° Reggimento Carabinieri Lombardia, portando a 26 arresti effettuati tra la capitale delle Langhe, Alba e Costigliole d’Asti.

Tra le figure di spicco quella dell’albese Rocco Zangrà, ritenuto l’elemento di collegamento tra la ‘ndrina costigliolese e le cosche calabresi del Vibonese. Oltre a lui, l’operazione mise in luce il presunto ruolo criminale di esponenti delle famiglie Catarisano, Emma e Strambé, tutte da anni radicate nell’Astigiano.

Nell’ambito dell’indagine furono complessivamente sequestrati 21 fucili di grosso calibro, 16 pistole e relativo munizionamento, 350 proiettili di vario calibro, 10 chili di marijuana, 100 grammi di cocaina e altrettanti di hashish. Ma, sopratutto, venne chiarìto incontrovertibilmente che la ‘ndrangheta aveva cercato di ‘mettere le mani’ anche nella zona compresa tra l’Astigiano e l'Albese.

Per quanto riguarda i risvolti processuali dell’attività, giova ricordare che nell’ottobre scorso il Tribunale di Torino aveva già condannato, con rito abbreviato, 17 imputati comminando pene che per alcuni di essi hanno toccato i 20 anni di reclusione e confermando sostanzialmente la tesi accusatoria sostenuta dai sostituti procuratori Paolo Cappelli e Stefano Castellani della Dda torinese.

Redazione

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