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Scuola e corsi | 23 maggio 2020, 19:59

"Non siamo invisibili": la ragioni di una protesta nelle parole di un’insegnante della scuola paritaria

"Serve parità di trattamento per tutti i docenti della scuola pubblica, sia essa statale che paritaria, che tenga in considerazione il lavoro di qualità portato avanti da molti istituti e la passione educativa dimostrata da molti docenti"

La protesta degli insegnanti della scuola paritaria, giovedì a Torino

La protesta degli insegnanti della scuola paritaria, giovedì a Torino

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

#Nonsiamoinvisibili: questo slogan è stato condiviso da molti docenti della scuola pubblica paritaria in questi giorni, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla libertà di ogni lavoratore nella scelta del luogo di lavoro.

Come le famiglie dovrebbero avere pari opportunità di scelta per la scuola dei propri figli, così noi docenti dovremmo avere gli stessi diritti dei colleghi delle scuole statali.

I motivi di disparità sono in primo luogo ideologici. E’ diffusa l’opinione che un insegnante lavora nella scuola paritaria perché non ha avuto altre opportunità nella scuola statale; dunque il suo impiego è temporaneo, in attesa del famigerato “ruolo”.

Ma non è così! Se per qualcuno può essere solo un impiego di passaggio, per molti docenti della scuola salesiana il lavoro diventa una missione di vita. Iniziano a condividere il progetto educativo con tutti i suoi valori, che sono alla base della scuola di Don Bosco.

Ritengo offensivo il pensiero che si rimanga a lavorare in un istituto paritario solo perché non ci sia posto in uno statale. Posso testimoniare che in molti anni di attività ho ricevuto tante convocazioni annuali e ho sempre esercitato il mio diritto di scelta nel rimanere all’interno della famiglia salesiana.

Un altro nodo importante è la mancanza di sicurezza per il futuro, che spinge molti docenti ad accettare, magari a metà della propria carriera lavorativa, un posto statale perché temono che la scuola paritaria possa chiudere e quindi si troverebbero senza un lavoro.

Devono così effettuare una scelta difficile, che non vorrebbero fare, ma che diventa necessaria per la loro stabilità futura. Senza contare che anche lo stipendio purtroppo non è lo stesso, anzi sensibilmente minore e oggi come ieri l’aspetto economico non è da sottovalutare.

Quello che auspichiamo è una parità di trattamento per tutti i docenti della scuola pubblica, sia essa statale che paritaria, che tenga in considerazione il lavoro di qualità portato avanti da molti istituti e la passione educativa dimostrata da molti docenti.

Lorenza Fissore,
Bra

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