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Agricoltura | 23 maggio 2020, 07:30

#controcorrente: l’agricoltura potrebbe rappresentare un settore importante per l’occupazione futura dei giovani

Avendo ben chiari alcuni obiettivi: la qualità e la sicurezza alimentare dei prodotti unite alla consapevolezza di stare con i piedi ben ancorati alle radici delle tradizioni, ma con lo sguardo rivolto alla tutela dell’ambiente, alle innovazioni e ai metodi tecnologici. Per poterlo fare, tuttavia, le Istituzioni, compatte, hanno il dovere di aiutarli semplificando la burocrazia riguardante autorizzazioni e contributi. E i consumatori dovrebbero comprare le eccellenze locali. Alimentando così un circolo virtuoso che consenta agli imprenditori del comparto, presenti sul territorio, di rendere le loro aziende sostenibili a livello economico

Due giovani imprenditori agricoli raccolgono mirtilli

Due giovani imprenditori agricoli raccolgono mirtilli

“La botta del coronavirus mi auguro faccia davvero capire che il cibo rappresenta una di quelle produzioni da tutelare e indirizzare con energia attraverso scelte pubbliche e dei consumatori attente e lungimiranti. Se questo succederà, nei prossimi anni l’agricoltura diventerà uno dei settori capace di assorbire i posti di lavori persi in questa emergenza. Voglio, perciò, continuare a vedere positivamente il domani delle tante imprese del comparto. Nella nostra bella provincia di Cuneo abbiamo già un’agricoltura ben sviluppata, ma ci sarà ancora lo spazio per costruirne una con una visione nuova, più imprenditoriale e che guarda ai tempi attuali. Bisognerà riconvertire il lavoro diversificando le proposte. Garantendo sempre qualità, sicurezza alimentare e tutela dell’ambiente. Ci vorranno degli anni, ma il mondo rurale, pur con tutti i problemi del percorso, ne uscirà più forte di prima”.

A dirlo è Fabio Palladino titolare, insieme alla moglie Anna, a Dogliani, di “CasaMatilda”: azienda agricola con la produzione di frutta e verdura; la loro trasformazione in confetture di vario tipo e le camere per l’accoglienza turistica.

Il suo ottimismo rappresenta anche una sfida fondamentale per il futuro.

I contadini dei nostri giorni non sono più quelli di cinquant’anni fa e dei decenni prima, con i visi scavati dalla fatica e dal sudore di un lavoro portato avanti ancora quasi completamente a mano. La tecnologia, nella seconda parte del secolo scorso e anche adesso, ha compiuto passi da gigante, offrendo al mercato rurale macchine e attrezzature sempre più moderne e in grado di supportare lo svolgimento dell’attività in tempi ridotti e con minore sforzo fisico.

Ma non solo. Grazie all’impegno delle organizzazioni di categoria e di numerosi imprenditori del settore si è avviato un radicale processo di cambiamento del mondo agricolo che privilegia la qualità rispetto alla quantità delle produzioni. Un percorso attraverso il quale si seguono disciplinari rigidissimi e vengono investite, ogni giorno, risorse, fantasia e creatività.

Inoltre, si stanno promuovendo i prodotti con sistemi efficaci e innovativi. Le fattorie hanno aperto le porte ai consumatori e, soprattutto, ai bambini, spiegando loro che il latte “si munge dalla mucca e non arriva dai contenitori del supermercato”.

Alcuni risultati positivi sono stati raggiunti, ma il comparto continua ad avere ancora delle difficoltà. Una su tutte la burocrazia e, a volte, la poca chiarezza per accedere ai finanziamenti.

Il pagamento della Politica Agricola Comune (Pac) andrebbe semplificata a livello di procedure. Quando si vuole ampliare l’azienda con nuove strutture i tempi di attesa per avere le autorizzazioni sono talmente lunghi che, spesso, fanno perdere la voglia di averle chieste. Per i contributi del Programma di Sviluppo Rurale (Psr) prima occorre anticipare i costi dei lavori effettuati e solo dopo molti mesi viene rimborsata una parte delle spese. E quasi sempre, si può partecipare ai bandi mettendo a bilancio investimenti rilevanti che solo le aziende dalle grandi potenzialità si possono permettere. Mentre quelle piccole restano tagliate fuori.

Poi, i cambiamenti climatici stanno generando conseguenze imprevedibili e, in alcuni casi, devastanti per le colture.

Nei decenni passati e anche ora, c’è stata da parte dei governi italiani, alternatisi alla guida del Paese, l’assenza di una “seria” politica agricola a livello nazionale: succubi di scelte europee per noi sempre penalizzanti. La nostra agricoltura è diventata la “Cenerentola” economica dell’Unione.

Ma ha ragione l’imprenditore Palladino a vedere un futuro positivo legato al comparto. E per molti giovani - un discreto numero ha già fatto questa scelta - il lavoro rurale potrebbe rappresentare davvero la loro occupazione di domani. Consapevoli di stare con i piedi ben ancorati nelle radici delle tradizioni, però con lo sguardo rivolto alla salvaguardia dell’ambiente, alle innovazioni, ai metodi tecnologici.

Perché, comunque, l’attività agricola è sempre stata e continua ad essere una colonna portante dell’economia italiana. Per farla rimanere tale le Istituzioni, compatte, hanno il dovere di non abbandonarla al proprio destino. E i consumatori dovrebbero comprare le eccellenze locali. Alimentando, così, un circolo virtuoso che consenta agli imprenditori del settore, presenti sul territorio, di rendere le loro aziende sostenibili a livello economico.              

Sergio Peirone

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