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Agricoltura | 18 aprile 2020, 07:30

Sacchetto, presidente Aop Piemonte: “Per la raccolta della frutta mancherà il 50% della manodopera stagionale straniera”

Le Organizzazioni di Produttori del settore (Aop), le cui aziende aderenti sono per la quasi totalità concentrate nel Saluzzese, hanno inviato alla Regione un documento unitario con Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Confcooperative e i Comuni di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole e Verzuolo. Obiettivo? Che l’Ente faccia da tramite con il Governo per sbloccare, in qualche modo, l’arrivo degli operatori stranieri e per introdurre dei voucher destinati a pagare studenti, cassaintegrati, disoccupati, chi percepisce il reddito di cittadinanza e pensionati italiani, ma il cui importo non faccia perdere l’assegno di sussidio o di pensione. “Altrimenti - dice Sacchetto - dovremo lasciar cadere per terra buona parte della frutta. Se calcoliamo che il nostro distretto fattura 350 milioni di euro a stagione sarebbe un danno enorme”.

Il presidente dell'Associazione Organizzazioni Produttori (Aop) del Piemonte, Domenico Sacchetto, e un impianto di mele da raccogliere

Il presidente dell'Associazione Organizzazioni Produttori (Aop) del Piemonte, Domenico Sacchetto, e un impianto di mele da raccogliere

Sulla raccolta della frutta a rischio nel distretto saluzzese, in cui c’è la più alta concentrazione di aziende del settore a livello provinciale e regionale, dopo aver dato voce alle organizzazioni cuneesi del mondo agricolo (Coldiretti, Confagricoltura e Cia) e Confcooperative (clicca qui) abbiamo sentito uno dei diretti interessati: Domenico Sacchetto, presidente dell’Associazione Organizzazioni Produttori (Aop) del Piemonte che raccoglie 2.000 imprese del comparto aderenti ai consorzi cooperativi e alle società cooperative e consortili Asprofrut, Jolly Fruit, Joinfruit, Ortofruit Italia, Rivoira e Solfrutta.

“I referenti dell’Aop - sottolinea Sacchetto - si sono confrontati in videoconferenza con i rappresentanti di un altro importante gruppo del settore - il Lagnasco Group - e poi con quelli di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Confcooperative e dei Comuni di Saluzzo, Lagnasco, Costigliole Saluzzo e Verzuolo: i quattro Enti che, in questi anni, hanno contribuito a creare delle strutture pubbliche di accoglienza degli stagionali stranieri della frutta”.

Con quali obiettivi? “Stilare un documento condiviso, e poi firmato da tutti i 15 partecipanti alla riunione, che abbiamo inviato al presidente e all’assessore all’Agricoltura della Regione, Cirio e Protopapa, con le riflessioni emerse e le richieste da portare al Governo e nella Conferenza Stato-Regioni per risolvere la situazione drammatica del nostro settore. Nei giorni scorsi gli assessori Protopapa e Chiorino, responsabile del Lavoro,  avevano già espresso il loro appoggio a quanto sollecitato dalle organizzazioni di categoria, ma adesso c’è una richiesta unitaria ufficiale che ci auguriamo possa servire a sbloccare le criticità”.   

Il problema nella raccolta, in avvio a fine maggio con almeno 600 ettari di piccoli frutti e la conclusione prevista a novembre, sta nel fatto che, quest’anno, potrebbe mancare in buona parte la manodopera degli operatori stranieri in quanto, a causa del Covid-19,  molti di loro sono tornati nelle nazioni di origine e altri disponibili a venire in Italia, già in possesso di accordi con le aziende, non riescono ad arrivarci per le difficoltà ad attraversare alcuni confini.

“Nel 2019 - afferma Sacchetto - il Saluzzese ha visto all’opera 12 mila lavoratori stagionali impiegati nel settore, dei quali il 75% proveniente dall’estero. Cioè: 9.000 persone. Premesso che gli stranieri verrebbero assunti, come in passato, con contratti stagionali regolari, quest’anno i problemi sono tanti. Per chi è nel nostro Paese e aveva il permesso di soggiorno in scadenza entro il 15 aprile, il Governo ha concesso la proroga fino al 15 giugno. Ma al nostro comparto non basta, perché la raccolta dura molto di più. Infatti abbiamo chiesto che il permesso venga allungato fino al 31 dicembre. Inoltre, il Governo tedesco, lo spagnolo e il portoghese hanno raggiunto degli accordi con quelli della Romania, della  Polonia, della Slovacchia e del Marocco per creare delle corsie preferenziali agli stagionali della frutta di questi ultimi Paesi. Defiscalizzando i contributi previdenziali e incentivandoli, così, ad andare da loro offrendo una paga oraria più alta. Anche la nostra ministra Bellanova si è attivata, ma non sappiamo se ha già ottenuto o se riuscirà a firmare degli accordi in questo senso. Abbiamo l’impressione che per la raccolta mancherà almeno il 50% della manodopera straniera”.

Qual è la vostra proposta? “La richiesta fatta alla Regione è di sollecitare il  Governo su questi due provvedimenti. Innanzitutto, prorogare i permessi di soggiorno. E pur già in ritardo trovare anche in Italia il modo di diminuire i carichi contributivi sui salari così da poter in parte aumentare la paga oraria ai lavoratori e in parte liberare risorse per le aziende da investire nelle strutture di ospitalità direttamente nelle loro sedi. Secondo i dati Coldiretti già il 70% della manodopera estera viene alloggiata in questo modo. Per gli altri stagionali c’erano i centri pubblici realizzati con molta buona volontà dai Comuni di Saluzzo, Costigliole, Verzuolo e Lagnasco che, però, quest’anno, a causa dei problemi sanitari del coronavirus non potranno più essere aperti. Quindi, prestando molta attenzione alle norme di contenimento del Covid-19, l’unica soluzione è ospitare i lavoratori nelle aziende. Ma non tutte hanno le risorse per farlo. Quindi, a questo punto potrebbe anche contribuire la Regione con dei finanziamenti diretti alle imprese che si impegnano a realizzare delle strutture adatte allo scopo”.    

“SIAMO BEN CONTENTI DI FAR LAVORARE GLI ITALIANI, MA…”

E se gli stranieri per un motivo o per l’altro non arrivassero? La proposta contenuta nel documento inviato alla Regione, della quale l’esecutivo guidato da Alberto Cirio dovrebbe farsi promotore nei confronti del Governo, è di prevedere dei voucher semplificati per pagare gli studenti italiani impegnati nella raccolta. Percorso che dovrebbe riguardare anche i disoccupati, i cassaintegrati, chi incassa il reddito di cittadinanza e i pensionati del nostro Paese. Senza, però, che l’importo percepito faccia perdere l’assegno di sostegno o quello di pensione e si cumuli con il reddito della persona. Una soluzione per affrontare l’emergenza agricola, ma che dia anche risposte concrete a chi nel nostro Paese ha bisogno di un lavoro o di integrare il sussidio in un momento nel quale si vive una drammatica situazione economica.

“Siamo ben contenti - dice Sacchetto - di far lavorare gli italiani. Ma bisogna trovarli e creare le condizioni perché ne abbiano un vantaggio. Gli studenti verrebbero nei campi, però, durante l’estate, hanno dei periodi di tempo libero molto limitati rispetto agli impegni scolastici. E alle altre categorie di persone bisogna offrire dei vantaggi, altrimenti non perdono l’assegno per raccogliere la frutta qualche settimana o qualche mese. Le nostre aziende, infatti, non possono offrire loro un’occupazione continuativa”.    

COME SI PROSPETTA IL FUTURO

Sacchetto: “I mesi a venire si presentano preoccupanti. Ci auguriamo che la Regione e il Governo trovino velocemente delle soluzioni. Noi abbiamo fatto delle proposte, ma possono anche decidere altre strade. L’importante è che portino al traguardo finale: cioè raccogliere la frutta. Al contrario lasciarla cadere per terra, perché non si trovano le persone per raccoglierla, sarebbe un danno enorme dal punto di vista economico. Infatti, il distretto del Saluzzese fattura 350 milioni di euro all’anno ai quali si aggiungono altri 350 milioni attivati dall’indotto. Inoltre, significherebbe privare i consumatori italiani di prodotti salubri, di alta qualità e curati con molta attenzione. Costringendoli, invece, a mangiare quelli importati dall’estero, che non sono sicuramente genuini come i nostri”.  

Comunque, è fiducioso? “Il Governo si sta muovendo e speriamo che riesca ancora a individuare dei canali per far arrivare degli stagionali stranieri. Allo stesso tempo, però,  bisognerebbe superare le resistenze di chi non vuole i voucher, trovando una  quadra che vada bene per tutti. Solo così ce la faremo a rimediare, almeno in parte, alla difficile situazione”.

Come vede il dopo coronavirus? “L’economia ci metterà molto tempo per riprendersi. Anche perché la ripartenza dovrà comunque svolgersi in modo graduale, in quanto, secondo gli esperti del mondo sanitario e scientifico, non si conoscono i tempi necessari per debellare l’infezione. I rappresentanti di altri settori produttivi,  ora fermi, dicono a noi agricoltori:  voi siete fortunati perché state lavorando. E’ vero. Però stiamo faticando in quanto il personale manca già adesso a tirare le reti di protezione antigrandine e a sistemare le apparecchiature della confusione sessuale per difendere le colture dagli insetti dannosi, evitando così di utilizzare dei prodotti chimici dopo la fioritura. Poi lo stiamo facendo a nostro rischio, perché, pur adottando tutte le precauzioni imposte dalle norme in vigore,  comunque inevitabilmente operiamo all’esterno e non siamo chiusi in casa. E se al termine di questo enorme sforzo non potremo raccogliere la frutta, sarebbe una perdita enorme e alcune aziende potrebbero anche essere costrette a chiudere”.                     

Sergio Peirone

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