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Economia | 15 aprile 2020, 16:50

"Bentornati in Abet": dopo lo stop volontario ritorno in fabbrica per i 600 addetti dell'azienda braidese

Nello stabilimento di viale Industria produzione ripresa dopo due settimane di pausa e nuovi investimenti in sicurezza. Primi ordini per uno degli ultimi ritrovati della ricerca aziendale: una superficie con proprietà antibatteriche particolarmente indicata per l’impiego in ambito clinico e ospedaliero

Ieri la ripresa delle lavorazioni per l'azienda leader nei laminati plastici

Ieri la ripresa delle lavorazioni per l'azienda leader nei laminati plastici

"La nostra azienda opera in un settore di attività che ci avrebbe consentito di proseguire la produzione nonostante il lockdown. Abbiamo invece deciso di fermarci per due settimane per ragioni che riguardavano la difficoltà di approvvigionamento di materie prime e soprattutto in ragione del rallentamento della domanda proveniente sia dall’Italia che dai numerosi mercati esteri verso i quali operiamo, Paesi nei quali dove molti clienti o erano chiusi, o non erano in condizioni di ricevere le nostre spedizioni".

A parlare è l’ingegner Ettore Bandieri, direttore generale della Abet Laminati, storica azienda braidese, leader mondiale nella produzione di laminati plastici, che nella giornata di ieri ha richiamato al lavoro i suoi 600 addetti dopo un fermo volontario di due settimane.

"Abbiamo approfittato di questa pausa – spiega Bandieri – anche per mettere in atto tutta una serie di interventi di manutenzione. Dopodiché ieri, martedì, abbiamo ripreso la produzione a pieno ritmo. La nostra attività si caratterizza infatti per un processo di produzione a ciclo continuo: o si lavora a pieno ritmo o non si lavora, insomma. Abbiamo un dignitoso portafoglio ordini da smaltire, per cui avremo due o tre settimane a pieno ritmo. Intanto speriamo che qualcosa inizi a muoversi, perché ovviamente si naviga a vista, come tutti. E’ cambiato il mondo e dobbiamo adeguarci. Il 70% della nostra produzione è diretta all’estero, in prima battuta tramite le nostre consociate presenti in Usa, Francia, Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Spagna, Regno Unito, Russia e Cina. Tutti mercati praticamente fermi, al pari di quello italiano".

Il rientro in azienda ha così coinvolto tutti i 600 addetti dello stabilimento, in un contesto sul quale il responsabile dell’azienda di viale Industria si sente di prestare la massime rassicurazioni.
"Noi dall’inizio abbiamo adottato non soltanto tutte le misure di sicurezza obbligatorie per legge, ma abbiamo anche cercato di implementarle con ulteriori accorgimenti. Già ben prima del lockdown abbiamo ad esempio adottato sistemi per rilevare la temperatura corporea e abbiamo approfittato della chiusura per installare due termo scanner sul modello di quelli in uso negli aeroporti. Abbiamo compiuto una disinfezione totale degli ambienti e reso obbligatorio l’uso delle mascherine, che ovviamente forniamo direttamente ai dipendenti, in ragione di una al giorno salvo maggiori esigenze".

Proprio l’approvvigionamento dei Dpi è stata una delle principali preoccupazioni dell’azienda. "Diciamo che è stata una delle mie principali occupazioni dell’ultimo mese – spiega ancora il direttore –. Posso dire che l’azienda non ha mai lesinato una lira sulla sicurezza e anche in questo caso ci siamo mossi in questa direzione. Ne abbiamo acquistato ovunque è stato possibile trovarle, anche a prezzi di oltre 4 volte superiori a quello attuale, e in questo momento in casa ne abbiamo qualcosa come 50mila, per un fabbisogno calcolato di 14-15mila al mese, mentre alcuni stock li abbiamo donati al Comune e alle forze dell’ordine".

Sperando ovviamente che questo difficile momento possa venire superato al più presto, il gruppo braidese registra poi quello che il suo direttore definisce "un patrimonio che auspico davvero ci possa restare anche a emergenza superata".
Il riferimento è al "comitato di emergenza" che società e sindacato hanno congiuntamente costituito fin dall’inizio della crisi, realizzando un percorso di compartecipazione alle decisioni aziendali che lo stesso direttore generale riconosce come uno degli elementi alla base di "un clima aziendale e di un senso di appartenenza davvero esemplare, e che spero ci possano accompagnare anche oltre questa imprevedibile congiuntura".

Nelle oggettive difficoltà che anche una grande azienda del territorio come Abet si trova ad affrontare in uno scenario mondiale completamente stravolto c’è infine una curiosità che merita di essere sottolineata. Ancora Bandieri: "Stiamo registrando un significativo interesse per uno dei nostri ultimi ritrovati, il 'Lamishield', materiale che, realizzato con una speciale tecnologia a ioni d’argento, ha la peculiarità di avere proprietà antibatteriche. Una caratteristica che lo rende particolarmente indicato per applicazioni cliniche e ospedaliere". A Bra in queste settimane ne sono arrivati alcuni importanti ordini in particolare dalla Grecia, dove la Axis Medical, società conosciuta a livello internazionale per la sua esperienza nella costruzione di sale operatorie, aree di pressione e igiene controllate e unità di terapia intensiva, ha sviluppato un’unità mobile prefabbricata a pressione negativa che verrà utilizzata in quel Paese per combattere il Covid-19.

Ezio Massucco

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