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Agricoltura | 08 aprile 2020, 13:45

Orti privati e quarantena, gli hobbisti lanciano la petizione: "Lasciateci coltivare la nostra terra!"

Gli hobbisti con un appezzamento distante dalla propria abitazione, anche nella nostra provincia, sono in questo momento impossibilitati a occuparsene: "La coltivazione dei piccoli orti è sempre stata una realtà rurale di sostentamento economico, non togliamo questa opportunità agli Italiani"

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La luce alla fine del tunnel sembra (forse) cominciare a vedersi, nella lunga corsa che è la lotta al nuovo Coronavirus, e come in tutte le maratone che si rispettino sono gli ultimi metri quelli più faticosi: non c'è italiano, ad oggi, che non cerchi di ingegnarsi per sfruttare ogni possibile occasione di relax e stemperamento dello stress conseguente alla limitazione della libertà d'azione e movimento realizzata con il DPCM dello scorso 11 marzo.

Per i tanti abitanti di una provincia a maggioranza agricola come quella cuneese una di queste occasioni è la coltivazione di un orto o frutteto privato a uso hobbistico, magari a poca distanza dalla propria abitazione principale e che per famiglie intere è parzialmente fonte di sostentamento. Anche se sarebbe meglio usare il condizionale, visto che le attività di questo tipo risultano ad oggi impedite.

Proprio secondo il DPCM, infatti, è possibile - per chi non possiede una partita iva agricola, e quindi non è parte vera e propria della filiera - soltanto se l'orto di proprietà si trova adiacente alla propria abitazione. Per chiunque possieda un appezzamento più distante il lasciare il domicilio per andare a occuparsene significa invece rischiare di incorrere in sanzioni.

Un vero disagio, se sommato all'assurdità del fatto che a chiunque - hobbista o meno - viene data comunque la possibilità di comprare tutto l'occorrente per occuparsi degli orti nei negozi specializzati.

Da un paio di settimane è stata lanciata a questo proposito una petizione ufficiale su Change.org (diretta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e quella della Salute Roberto Speranza), in cui si chiede a gran voce che gli hobbisti possano tornare a coltivare i propri orti e a giovare del benessere psico-fisico che lo sforzo regala.

"Andare a coltivare un orto in piena campagna evita di sicuro assembramenti di persone, evita code al supermercato nell'acquisto di frutta e verdura dove invece questi assembramenti si verificano, ed è quindi in perfetta linea con le direttive emanate dal governo" si legge all'interno della petizione.

"La terra è una risorsa, è un bene primario di sostentamento, i piccoli coltivatori e gli hobbisti sono numerosi, anche possedendo solo poche centinaia o migliaia di metri quadrati la loro somma porta a numeri considerevoli nella coltivazione, soprattutto sana, biologica e genuina. Possono contribuire ad alleggerire il compito della filiera dell'agricoltura professionale in merito alla produzione di frutta ed ortaggi, filiera che potrebbe anche avere problemi di produzione in questo periodo di limitazioni a livello nazionale. La coltivazione dei piccoli orti è sempre stata una realtà rurale di sostentamento economico, non togliamo questa opportunità agli italiani".

La petizione ha raggiunto quattro giorni fa i 6000 sostenitori, e si sta avviando in queste ore a velocità sempre maggiore verso il successivo migliaio. Per firmarla, è sufficiente CLICCARE QUI.

redazione

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