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Al Direttore | 06 aprile 2020, 07:31

"Per noi partite Iva 600 euro una tantum: ancora una volta siamo i più penalizzati"

Riceviamo e pubblichiamo

Markus Spiske - Unsplash

Markus Spiske - Unsplash

In questo periodo di reclusione le preoccupazioni sono all’ordine del giorno. Ovviamente, con tutto quello che sta accadendo, il primo pensiero va alla salute e il fatto di stare bene è la cosa più importante. Ma chi come me possiede una partita IVA, non può non essere in grande apprensione anche per l’aspetto economico: la nostra categoria è infatti, ancora una volta, tra le più penalizzate.

Ad oggi è previsto che riceveremo, 600 € una tantum, mentre tutti i dipendenti (dagli statali a quelli di qualunque altro tipo di attività) beneficiano della cassa integrazione all’80%!!! Magari potessimo percepire anche noi l’80% dello stipendio stando comodamente seduti sul divano.

Anche se la cifra risulta un po’ più bassa di quella usuale, contando quanto si risparmia su tutti i fronti non potendo uscire di casa, il saldo è sicuramente positivo. Forse lo scontrino del supermercato sarà un po’ più lungo del solito, ma in compenso non si spende nulla in benzina, attività ricreative, ristoranti, bar, cinema, palestre, viaggi ecc.

Dietro tutte queste attività per cui al momento non si spende, ci sono però dei titolari (quindi possessori di partita IVA) che, senza più entrate, devono far comunque fronte alle numerose spese relative al proprio esercizio (che non mi metto neanche ad elencare) e allo stesso tempo sono padri/madri di famiglia con affitti, mutui, bollette da pagare come tutti gli altri.

Sono quelli che hanno rinunciato a tanto per il proprio lavoro, che non hanno malattia o ferie pagate, sono le donne che hanno lavorato fino al giorno del parto e poi sottratto tempo prezioso ai figli per dedicarlo alla loro attività, che non possono permettersi di assentarsi se non vogliono rischiare di perdere la clientela. Per non parlare delle famiglie in cui più di una persona lavora in proprio o in cui si condivide la stessa attività, come spesso accade ad esempio nella ristorazione.

E allora io mi chiedo: tanto più in questa situazione straordinaria e difficile non sarebbe il caso, per una volta, di dare veramente una mano a chi già in condizioni normali ha meno tutele, meno garanzie e più pensieri? O vogliamo davvero che anche chi aveva tenuto duro fino ad ora, questa volta sia costretto a chiudere?

Una scoraggiata partita IVA

 

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