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Artigianato | 03 aprile 2020, 12:09

“A fine emergenza il 15% dei parrucchieri rischia la chiusura. Solo chi lavora in nero ci guadagna!”: il grido d'allarme del mondo dell'acconciatura

Enrico Frea, rappresentante provinciale e regionale degli Acconciatori per Confartigianato: “Il danno per noi è incalcolabile, considerando il fatto che saremo gli ultimi a poter aprire e che nulla, dopo l'emergenza Coronavirus, sarà più come prima” Il bonus di 600 euro? “Fa ridere. Il Governo non ci dia niente ma non ci chieda niente fino al 31 dicembre”

 

“Oltre al danno anche la beffa! Noi parrucchieri abbiamo chiuso per l'emergenza Coronavirus e intanto tutto il mondo del sommerso ci guadagna”.

Non usa giri di parole Enrico Frea, rappresentante provinciale e regionale degli Acconciatori per Confartigianato, titolare di un salone a Corneliano d'Alba che gestisce con la moglie Antonella Alberizzi e il figlio Alberto (quest'ultimo parrucchiere di settima generazione).

Per capire quanto denuncia, occorre spiegare il mondo dell'acconciatura in Italia che vale 1,5 punti di Pil ma che deve fare i conti con la pesante concorrenza di chi lavora in nero.

“Per ogni licenza, c'è un parrucchiere che non paga le tasse – dichiara Frea -. I conti sono presto fatti. Il mondo dell'acconciatura in Italia conta 100mila partite iva, circa 8mila in Piemonte e 1.100 nel Cuneese. Un comparto da ben 208mila addetti tra dipendenti e titolari. Purtroppo però ci sono 100mila persone che lavorano a casa, in garage o che vanno a fare i capelli direttamente nelle abitazioni delle clienti. Sono la carica dei 100mila, tanti quanti coloro che hanno la partita iva. Numeri che si ricavano dalla vendita di prodotti professionali nelle parafarmacie e sulle piattaforme online. Un mondo sommerso incredibile e molto strutturato che si fa anche pubblicità sui social”.

Con l'emergenza Coronavirus parrucchieri e barbieri in regola hanno dovuto chiudere in quanto non considerati attività di prima necessità. “Ci pensa il sommerso a fare taglio e colore ai capelli delle donne. Il danno per noi è incalcolabile, considerando il fatto che saremo gli ultimi a poter aprire e che nulla, dopo l'emergenza, sarà più come prima”, continua Frea.

I periodi di Pasqua e Natale sono infatti i migliori per il mondo dell'acconciatura: “In particolare a Pasqua ci sono le cerimonie – spiega Frea -: cresime, prime comunioni, matrimoni. Tutto saltato. Due mesi buoni che sono andati. Psicologicamente il mercato ne risentirà. Maggio non tornerà normale, con la paura che ci sarà. Il problema è più grave di quanto si pensi. A fine emergenza avremo il boom di prenotazioni per sistemare i capelli alle clienti, ma quanto durerà?”

E continua: “Non potremo di certo tornare a lavorare come prima. Saranno imposte misure di igiene e sicurezza complicate da rispettare in saloni dove il lavaggio teste si fa gomito a gomito. Possiamo mettere dei plexiglass, usare mascherine e guanti, ma chi ha negozi strutturati con tanti dipendenti non potrà più farli lavorare in contemporanea. Gli asciugamani sono monouso, la mascherina non dà nessun problema a lavorare, e io sono 40 anni che uso i guanti. Ma il taglio dei capelli e la piega si devono fare a mani nude, perchè il calore del phon mi appiccicherebbe il guanto ai capelli e ne strapperei la metà. Un problema risolto dal fatto che le mani vengono igienizzate e i capelli sono già lavati per cui non c'è pericolo. Poi si dovrà igienizzare il posto di lavoro dopo ogni trattamento. Senza contare che si dovrà lavorare su appuntamento facendo passare una cliente alla volta e non sarà più possibile farle aspettare sui divanetti. Dovranno fare la fila sui marciapiedi come davanti alle farmacie!”

Enrico Frea segue il direttivo nazionale di settore di Confartigianato ed è membro del direttivo della Camera Italiana della Cosmesi per Confindustria. Dunque conosce bene i danni a livello nazionale: “Con l'emergenza Coronavirus si stima la chiusura in Italia del 15% delle attività e il 30% di dipendenti licenziati. Il bonus dei 600 euro fa ridere”.

Cosa chiedete al Governo? “Il Governo non ci dia niente ma non ci chieda niente fino al 31 dicembre. A gennaio 2021 poi ci spalmeranno il dovuto in dieci anni. Solo così possono agevolarci, salvare aziende e posti di lavoro. Inoltre chiediamo l'allungamento degli orari di lavoro per poter far turnare i dipendenti. E infine abbiamo chiesto una proroga sui registratori telematici la cui scadenza è fissata al 31 giugno”.

Molte parrucchiere chiuse stanno proponendo alle clienti l'acquisto di tinte e prodotti professionali online tramite i loro fornitori. Un modo per tenere i contatti e fidelizzare la clientela. Cosa ne pensa? “Penso che non ci sia niente di più sbagliato – conclude Frea -. Così, oltre al sommerso, ci farà concorrenza anche la grande distribuzione. I parrucchieri stanno dando alle aziende una risorsa preziosissima: i contatti delle loro clienti. Il rischio è che poi l'azienda di settore cerchi di fornire il cliente direttamente a casa con un servizio completo. Non sanno a cosa vanno incontro. Poi sarà difficile vendere i prodotti in negozio”.

Ma la piega e il colore fatto dalla parrucchiera di fiducia non è mai come quella di casa. Lo ammettono tantissime donne. E forse, ce ne fossero di più al Governo, avrebbero cercato di inserire l'attività tra i beni di prima necessità...


cristina mazzariello

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