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Attualità | 30 marzo 2020, 20:00

Oggi, lunedì 30 marzo, è una data importante per il fotografo braidese Tino Gerbaldo, perché ha compiuto 69 anni (FOTO)

Dopo mezzo secolo di attività, ha ancora molto da dare e da dire con la sua fedele macchina fotografica

Oggi, lunedì 30 marzo, è una data importante per il fotografo braidese Tino Gerbaldo, perché ha compiuto 69 anni (FOTO)

Se pensate che gli anni d’oro delle immense compagnie siano roba vintage da canzoni di Max Pezzali, vorremmo provare a farvi un po’ ricredere.
Oggi (lunedì 30 marzo) il fotografo braidese Tino Gerbaldo ha compiuto 69 anni e ha soffiato sulle candeline della torta rispolverando delle fotografie che ci parlano al cuore. Appena postate su Facebook hanno fatto il pieno di like, perché, in questo momento di emergenza, rivivere anche solo per immagini le istantanee di Bra Mon Amour, Cheese, Aperitivi in consolle…, soprattutto per chi è di Bra, non ha prezzo.
Tino Gerbaldo non ama le definizioni, si dichiara semplicemente ‘Artigiano’ e bastano pochissimi minuti per capire che è proprio questo che cerca nella fotografia: la materia della vita. Come gli acquerelli e le sculture, che realizza nei ritagli di tempo, tutte le sue foto sono espressione di una manualità ispirata e vivace.
Dopo mezzo secolo di attività, ha ancora molto da dare e da dire con la sua fedele macchina fotografica. Non c’è tema che sia sfuggito al suo obiettivo, ma il suo stile inconfondibile è sempre mosso da un unico grande dogma: l’amore per Bra.
Come regalo di compleanno, abbiamo rispolverato una sua vecchia intervista che gli dedichiamo con piacere.

Domanda di rito, tu sei nato con la vocazione di fare il fotografo?
“Assolutamente no. Ho cominciato alla Rolfo S.p.A., fotografando i camion. Fino a quel momento avevo scattato foto con una macchinetta vinta con i punti della spesa. Se in principio quell’esperienza non mi appassionava, con il passare del tempo riuscì ad acquistare fascino. Così, a vent’anni, mi sono messo in testa l’idea di fare il fotografo per le industrie, scattando foto pubblicitarie… e ci sono riuscito. Ho trasformato ciò che all’inizio era solo un hobby in lavoro, mirando a un certo tipo di settore, più professionale e meno improvvisato”.

Che cos’è la fotografia per te oltre che una professione?
“Per me è passione pura, un modo di vivere, di entrare in relazione con il mondo, di guardare, cercando di vedere e di conoscere. Un grande diario della mia esistenza e un’attrazione irresistibile. Se la giornata offre le luci che cerco, lascio perdere tutto, mi abbandono agli scatti e non vedo l’ora di tornare a casa a godermi il risultato”.

Che tipo di macchine usi per scattare?
“Ho sempre usato Nikon e Hasselblad. Quest’ultima è una macchina professionale da studio che oggi quasi più nessuno compra, mentre, una volta era usata dai professionisti, soprattutto per i servizi matrimoniali. Io ne possedevo addirittura sei, forse sette”.

C’è qualcosa che invidi ad altri fotografi?
“Ce ne sono moltissimi che ammiro. Piuttosto, sono molto critico nei confronti delle mie fotografie. Quando, invece, vedo una foto che mi piace, fatta da qualcun’altro, penso che è l’addizione di tanti elementi oltre alla luce, come il carattere e l’umore”.

Sei un braidese doc e le tue foto di Bra si avvicinano a un'espressione artistica, sono molto diverse dalle solite foto cartolina. Come descriveresti il tuo stile?
“Mi sento un artigiano della fotografia, non un artista. L’artista è colui che ha idee sempre nuove e cavalca il futuro, in certi casi, dettando la moda. A me è sufficiente che le mie fotografie siano grafiche e pulite, ma non so come potrebbero essere classificate”.

Quali sono i lavori a cui sei più affezionato?
“Mi piacciono le immagini che richiamano tante luci. Ogni fotografia che faccio è ponderata, studiata e voluta e quindi mi affeziono ad ogni mio scatto, perché frutto di passione e ricerca”.

Un oggetto brutto, fotografato bene, diventa bello?
“Con la luce giusta si compiono meraviglie e si dona fascino a qualsiasi cosa. La tecnologia digitale fa il resto. Nella fotografia il fine giustifica i mezzi, ma non sempre. Il fotoreporter deve consegnare alla storia foto genuine, non falsificate dai moderni processi informatici”.

Bianco e nero o colore?
“Dipende dal soggetto che si sceglie di fotografare. Certamente il colore è un elemento che serve a costruire delle sensazioni così come lo sono la forma, la luce, le geometrie, ma anche il bianco e nero ha il suo appeal. In ogni caso, le foto più belle si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa”.

Con Instagram siamo diventati tutti fotografi?
“Così sembrerebbe. La tecnologia è una conseguenza del progresso. Con l’avvento del digitale la qualità ha alzato l’asticella, salvo poi fare passi indietro a causa dei telefonini, usati come macchine fotografiche, ma senza la stessa disciplina e attenzione. Tuttavia, nel mio campo, la professionalità è ancora un elemento di valore al quale le aziende non rinunciano, per una questione di sicurezza e fiducia”.

Ti senti fotogenico?
“La fotogenia di una persona è data dalla sua sicurezza. Io l’ho acquistata grazie al mio lavoro insieme alla tranquillità che mi ha consegnato l’esperienza”.

A chi devi dire grazie?
“A mia moglie Franca, che mi ha sempre permesso di seguire questa passione e di fare ciò che più mi piaceva, senza oppormi ostacoli. Come vedo il mio futuro? Spero lungo e ancora pieno di soddisfazioni”.

Dacci un messaggio per i giovani, che cosa devono o non devono fare per diventare dei fotografi?
“Di farlo e basta. Credendoci, divertendosi, anche sbagliando. La passione per questa disciplina si riconosce dall’impazienza e dal desiderio di vedere al più presto gli effetti del proprio lavoro. Chi mi dice che non ha avuto il tempo di scaricare le foto, magari scattate mesi prima, è meglio che si dedichi a qualcos’altro”.

Hai ancora un sogno nel cassetto?
“Vorrei imparare a suonare la chitarra. Insieme a fotografia, pittura e scultura, anche la musica occupa un posto importante nei mei interessi”.

Sono passati circa quattro anni da questa intervista, ma per lui la fotografia continua ad essere passione, disciplina, applicazione: “ Questo mestiere si impara e si perfeziona con lo studio e la ricerca, poi si scatta, si sbaglia, si riprova e ci si impegna per ottenere risultati sempre migliori”.
Proprio come nella vita. Non dobbiamo abbatterci mai. Il mondo attorno sta soffrendo, ma ci risolleveremo solo mantenendo la forza dei sorrisi di cui siamo tutti capaci. Stringiamoci forte e vogliamoci tanto bene. Sì, ma su Facebook.

Silvia Gullino

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