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Curiosità | 29 marzo 2020, 18:30

Metropolitana vuota e file davanti ai negozi: la borgarina Denise racconta una Londra alle prese con il Covid-19

Da 8 mesi vive e lavora nella capitale inglese: “La paura la iniziano a sentire tutti, le strade sono meno affollate e le persone si guardano con diffidenza appena sentono tossire o starnutire. Per ora resto qua e non torno in Italia. È meglio aspettare che finisca lo stato di emergenza al posto di continuare a spostarsi”

 

Ha compiuto 20 anni domenica 15 marzo lontana dalla sua famiglia. Voleva tornare in Italia a festeggiare, ma l'acuirsi dell'emergenza Coronavirus l'ha fatta desistere.

Così è rimasta a Londra, dove lavora da 8 mesi in un negozio caffetteria che vende prodotti italiani.

Denise Fossati è una giovane ragazza di Borgo San Dalmazzo. Ci racconta la vita nella capitale inglese alle prese con il Covid-19 e all'indomani della notizia della positività del premier Boris Johnson.

Difficile per lei prendere una decisione sul ritorno a casa: “Sarei dovuta tornare a casa il 13 marzo così da poter festeggiare il mio compleanno insieme a mio nonno e mio padre che rispettivamente compivano 80 e 50 anni. Nonostante la Ryanair abbia fatto decollare l’aereo con cui dovevo tornare in Italia, ho deciso di rimanere a Londra.
E non perché non sarei potuta andare a sciare o non avrei potuto fare serata in discoteca, ma perché se per noi giovani (non tutti) questa influenza può essere quasi banale e presentare lievi sintomi, per i nostri cari o persone con patologie respiratorie e con difese immunitarie basse, il Covid-19 può essere una malattia fatale. Non volevo diventare un problema per i miei cari”.

Che immagine arriva dell'Italia a Londra?

“All'inizio stavo prendendo la situazione sottogamba minimizzandola, ma tra tutte le news che arrivavano dall’Italia, filtrare quelle fake e quelle attendibili era diventato quasi difficile. Mi sembra che in Italia poi scarseggi il senso civico. Continuo a vedere sui social gente che sfida la legge, esce, si raggruppa con persone e lo pubblica anche come se fosse una challenge”.

Com'è la situazione in UK?

“All'inizio avevo paura e mi sentivo nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
Mi sentivo presa in giro: mentre in Italia il paese era bloccato da nord a sud qua si parlava di igiene di base, quell’igiene che tutti dovremmo imparare fin da piccoli. Poi le carte in gioco sono cambiate: dalla totale non curanza della questione o meglio occultamento della questione, siamo passati al governo Johnson che dichiara che gli ultra settantenni dovranno stare in quarantena, la maggior parte delle famiglie britanniche perderanno un loro caro e almeno il 60% dei cittadini dovrà andare incontro al contagio del virus così da poter sviluppare l’immunità di gregge.
Inoltre, chi avrà sintomi o ha in casa qualcuno con sintomi, ha l’obbligo di auto isolarsi per 14 giorni”.

Parole che hanno fatto il giro del mondo. Serpeggiava timore tra i londinesi?

“Paradossalmente, la bilancia ha due pesi, quello economico e quello umano, solidale, etico, se le famiglie britanniche perderanno almeno un componente della famiglia non oso immaginare la fine che faremo noi stranieri, noi 'immigrati', noi persone non britanniche ma che comunque viviamo, lavoriamo, e paghiamo le tasse in UK”

Come procede oggi la vita a Londra?

“Il business qua continua a correre come da normalità, la vita è la solita. Le scuole, i ristoranti e i pub sono aperti ma non sono più stracolmi di persone. La paura la iniziano a sentire tutti, le strade sono meno affollate e le persone si guardano con diffidenza e con il pensiero 'Oddio ha tossito, ha starnutito, si soffia il naso, mi allontano perché sicuramente è già stato contagiato… io non voglio essere contagiato.
Prendendo la metropolitana per andare a lavorare oggi che ero in ritardo ho potuto vedere per la prima volta una stazione (Royal Oak, Paddington, zona 1) deserta. Scendendo a Baker Street, sempre in zona 1, centrale, una delle stazioni con più viavai di Londra dove ogni giorno normalmente passano migliaia e migliaia di persone nel momento in cui sono scesa eravamo massimo una ventina di persone.
Durante il viaggio non ho fatto a meno di notare che i tanti genitori che si vedevano solitamente nelle metropolitane Londinesi con i loro bambini sono diminuiti esponenzialmente e quei pochi che ci sono ancora, si tengono vicino stretti stretti i loro pargoli come se fossero la loro protezione da questo virus, il punto è che non fa alcuna differenza”.

Usate mascherine e guanti sul lavoro?

“Dopo essere stata presa in giro dai miei colleghi (alcuni anche italiani) perché usavo la mascherina FFP3, incredibilmente, anche loro mi chiedono dove sia riuscita a trovarla visto che non ce ne sono più in giro.
Nel coffee shop dove lavoro facciamo la maggior parte degli incassi grazie alla caffetteria. Ora sembra quasi che la gente si stia preparando alla guerra e stia riempiendo i propri bunker con le scorte per la settimana, infatti, non abbiamo mai venduto tanto caffe a chicchi e macinato così prima d’ora, ogni cliente faceva un acquisto da un minimo di trenta sterline”.

Ti sei pentita di esserti trasferita a Londra?

“Nonostante tutto quello che sta accadendo, sono felice di essermi trasferita in questo paese super multietnico. La popolazione è gentile, informata, educata e consapevole (ovviamente ci sono anche le eccezioni), però i miei clienti più affezionati e non che sanno che sono italiana si preoccupano per me: 'Come stanno i tuoi genitori e parenti in Italia? Tu di che zona sei? Al nord è un disordine speriamo che la gente stia a casa… quando è stata l’ultima volta che sei stata in Italia?' I miei clienti non mi hanno discriminata, non hanno smesso di venire in negozio perché io potevo essere l’untrice magari anche senza motivo visto che recentemente non sono stata in Italia.
Qua gli umani si trattano come umani, le persone sono tutte persone, senza discriminazioni”.

Tu frequenti molti italiani a Londra. Cosa pensano del premier Johnson?

“La maggior parte degli Italiani nel Regno Unito non si fida di Boris Johnson e delle contromisure che sta ora prendendo, ma bisogna dare tempo alle persone di ripensare a ciò che dicono, soprattutto se si tratta del primo ministro di un paese così grande e caratteristico a modo suo. Sicuramente poteva continuare a fare il kamikaze andando verso la perdita di migliaia e migliaia di vite, quelle dei suoi cittadini; ma infine ha fatto dieci passi indietro, rimangiandosi la contro misura presa per il Covid-19 in precedenza. Teatri, musei, scuole, università, uffici, ristoranti, pub, bar e negozi non di prima necessita rimarranno chiusi ufficialmente.
Adesso molti Italiani però cercano comunque di tornare a casa per non fare la quarantena in un paese che non è il loro o perché sono stati licenziati o perché hanno il cuore a casa e un’altra questione di scandalo è stata la cancellazione dei voli da e per l’Italia, una volta che questa è diventata zona rossa è ovvio che le persone non possano più spostarsi.
Si è scatenato un inferno perché i connazionali credevano di essere bloccati qua a Londra poiché i voli da e per l’Italia sono stati bloccati. Falso.
Non siamo bloccati qua Londra. L’ambasciata Italiana dopo le numerose email e chiamate ricevute dalle persone per essere rimpatriati in Italia ha creato delle linee di collegamento con Alitalia da London City Airport fino all’aereoporto di Roma Fiumicino. Siamo in una situazione di emergenza e per molti non è di estrema necessita tornare a casa. Le frontiere sono state chiuse per un motivo e questi voli per chi non è veramente disperato sono solo un capriccio e non una necessità. Questi voli vanno dai 60 euro fino ai 200 euro e sono accessibili a tutte quelle persone che sono Londra. I lavoratori se lo possono permettere, gli studenti anche, ripeto, non siamo bloccati a Londra, credo che certe persone potrebbero aspettare che finisca lo stato di emergenza al posto di continuare a spostarsi”.


Sei proprio decisa a rimanere a Londra?

“Inizialmente io sono andata nel panico, ma non avevo la mente lucida a causa della nostalgia. Resterò qua, farò la mia quarantena a Londra. In primo luogo per non essere un pericolo per i miei cari tornando a casa, mio padre è un fumatore di 50 anni e mia madre ci si avvicina anche, riscontrassi il virus sarei solo la causa del loro possibile contagio e in secondo luogo perché mi verrà concesso un sussidio pari all’ 80% del mio stipendio. Nel caso la situazione cambiasse e diventasse più grave, o rimanessi con solo più i soldi necessari per comprarmi il volo, potrei cambiare la mia opinione per orgoglio così da non dover chiedere soldi ai miei genitori, ma fino ad allora starò qua”.

cristina mazzariello

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