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Economia | 21 marzo 2020, 12:00

Richieste da centinaia di aziende per le mascherine Miroglio: ordini per 2.5 milioni di pezzi

Oltre 500 le persone al lavoro tra la Stamperia di Govone, l’atelier albese di Miroglio Fashion e i laboratori di fornitori del Lazio, dall'Abruzzo e della Campania. Il Gruppo intanto lancia una nuova iniziativa solidale coi suoi marchi dell’abbigliamento

La lavorazione delle mascherine nell'atelier Miroglio Fashion di via Santa Barbara ad Alba

La lavorazione delle mascherine nell'atelier Miroglio Fashion di via Santa Barbara ad Alba

Va assumendo dimensioni rilevantissime l’attività con la quale il Gruppo Miroglio è sceso in soccorso della Regione riconvertendo parte delle proprie lavorazioni alla produzione di mascherine destinate in prima battuta alla Protezione Civile piemontese, e ora anche alle centinaia di aziende che in questi giorni si stanno rivolgendo alla multinazionale di Alba nel’affannosa ricerca di dispositivi divenuti indispensabili per proseguire le proprie attività e non bloccare le filiere dell’intero Paese.

Partita nei giorni scorsi, la lavorazione è ora andata a regime su quantitativi giornalieri di ben 150mila pezzi. Ben 550 gli addetti coinvolti nella loro realizzazione, tra la cinquantina di addetti che presso la Stamperia di Miroglio Textile di regione Piana sono impegnati nell’approvvigionamento e nella lavorazione anti-goccia dello speciale tessuto di cotone ed elastan che ne rappresenta la base, a quelli impegnati nei laboratori di confezione dell’atelier di Miroglio Fashion, in via Santa Barbara ad Alba, e in quelli dei diversi fornitori italiani della stessa controllata dell’abbigliamento, coinvolti in questa importante iniziativa dalle loro sedi del Lazio, della Campania e dell’Abruzzo.

Negli anni, in controtendenza rispetto alla buona parte dei suoi competitor, il gruppo albese ha saputo infatti mantenere un’importante rete di fornitori nazionali, ora indispensabili nel portare a termine un’operazione che, al di là dei suoi valori economici, assume grande rilievo nell’affrontare uno dei fronti maggiormente critici –l’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale – nella grave emergenza sanitaria ed economica che ormai da settimane attanaglia il Paese.

I primi 10mila esemplari delle mascherine made in Alba sono state consegnate sabato scorso all’Unità di Crisi della Regione Piemonte, che in questi giorni sta ricevendo le consegne destinate a esaudire una richiesta iniziale di 600mila pezzi, che Miroglio cederà al prezzo di costo.

Una provvista importantissima, che verrà utilizzata per una numerosa serie di impieghi, escluso però quello strettamente sanitario. Diversamente dalle disposizioni di poco precedenti, il decreto governativo dello scorso 11 marzo ha infatti escluso la possibilità – prima ventilata – di derogare alle norme che prescrivono per l’ambito medico il ricorso ai soli dispositivi dotati di certificazione: un requisito impossibile a soddisfarsi trattandosi di un percorso che, anche a volerlo percorrere, richiederebbe tempistiche nell’ordine dei tre-quattro mesi.    

Un cambio di scenario che non ha però modificato le intenzioni della Regione, determinata a utilizzare le mascherine albesi per coprire il fabbisogno di una serie di destinatari ancora molto ampia, dai volontari della Protezione civile e delle associazioni di assistenza agli addetti ospedalieri impegnati in mansioni che non prevedano lo stretto contatto coi pazienti, per citare due tra i tanti casi.  
   
Allo stesso modo è confermata la validità di questi dispositivi per il mantenimento delle condizioni di sicurezza necessarie a proseguire l’attività lavorativa da parte delle aziende. "Da quando la produzione è iniziata abbiamo ricevuto ordinativi per 2.5 milioni di esemplari – spiegano dal quartiere generale Miroglio di Alba –, provenienti da centinaia di aziende italiane, dal grande gruppo al piccolo esercizio. Si tratta di uno sforzo importante anche dal punto di vista logistico, se solo si considera che per la sola gestione delle mail di richiesta abbiamo dedicato a tempo pieno un ufficio di quattro persone. Siamo continuando a ricevere centinaia di richieste e faremo il possibile per fare fronte a tutte. Il problema in questo momento è l’approvvigionamento della materia prima in cotone, ma il Gruppo sta lavorando alacremente anche in questo senso".

Mentre a Govone la lavorazione continua, Miroglio ha pensato a una nuova iniziativa a favore della Protezione Civile regionale. Con la chiusura dei suoi oltre 900 negozi italiani, decisa dall’azienda ancor prima che tale drastica misura fosse disposta dal Governo, i diversi marchi di abbigliamento della casa albese (Motivi, Oltre, Fiorella Rubino, Elena Mirò e Caractère) proseguono le proprie vendite attraverso il solo canale dell’e-commerce. In questa direzione la campagna allo studio dell’azienda, che per ogni capo acquistato sulla propria piattaforma donerà una mascherina all’Unità di Crisi del Piemonte.

"Un’iniziativa finalizzata a dare un nuovo contributo in questo momento di emergenza, ma anche una dimostrazione di quello che abbiamo voluto chiamare 'Orgoglio Miroglio’: un messaggio di speranza diretto anche ai nostri collaboratori, a partire dai quasi 3mila addetti dei nostri negozi, che ormai da dieci giorni sono a casa nell’attesa che questo brutto momento diventi soltanto un ricordo".

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