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Agricoltura | 19 febbraio 2020, 12:10

Lavoro in agricoltura: Coldiretti Cuneo chiede lo stop alla "catena dello sfruttamento"

"Occorre recepire al più presto la Direttiva comunitaria sulle pratiche commerciali sleali e contrastare con più forza il caporalato"

Roberto Moncalvo

Roberto Moncalvo

C’era anche una delegazione di Coldiretti Cuneo ieri pomeriggio a Roma per la presentazione del progetto “Lavoro stagionale - dignità e legalità”, avviato dall’Osservatorio Agromafie con Coldiretti e ANCI, alla presenza, tra gli altri, dei Ministri delle Politiche agricole Teresa Bellanova, dell’Interno Luciana Lamorgese, del Lavoro Nunzia Catalfo, della Giustizia Alfonso Bonafede e degli Esteri Luigi Di Maio.

Il progetto nasce per contrastare il caporalato nel lavoro stagionale in agricoltura, al fine di assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali ai braccianti che contribuiscono in modo determinante all’economia agricola del nostro Paese e, al tempo stesso, consentire alle imprese agricole di sostenere la concorrenza internazionale.

Come emerge dall’analisi Coldiretti diffusa ieri, viene ottenuto da mani straniere più di ¼ del Made in Italy a tavola, con 370.000 lavoratori provenienti da ben 155 Paesi diversi, che hanno trovato regolarmente occupazione in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore.

Non fanno eccezione le campagne della Granda, dove lavorano oltre 10.000 lavoratori stagionali con una forte rappresentanza di rumeni, albanesi, macedoni, marocchini e indiani.

I lavoratori stranieri contribuiscono in modo strutturale e determinante alla nostra economia agricola – dichiara Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo – e rappresentano una componente indispensabile per garantire i primati del nostro agroalimentare nel mondo, oltre ad essere una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale cuneese, dove vanno assicurate sicurezza sul lavoro e legalità”.

A più di tre anni dall’approvazione della legge sul caporalato, è palese – evidenzia Coldiretti – come sia necessario agire sulle leve economiche che spingono o tollerano lo sfruttamento, dalla lotta alle pratiche commerciali sleali fino alle agevolazioni concesse dall’Unione europea alle importazioni low cost da Paesi a rischio.

Occorre, quindi, spezzare la catena dello sfruttamento che si alimenta dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli, pagati sottocosto, spingono le imprese oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità. Per questo bisogna agire su due fronti: occorre affiancare le norme sul caporalato all’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione, presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso da Coldiretti, ma è anche necessario arrivare al più presto al recepimento della Direttiva comunitaria in materia di pratiche commerciali sleali approvata lo scorso anno per ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena di distribuzione” dichiara Moncalvo.

Tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali devono avere alle spalle un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro: non è accettabile che ai prodotti importati sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge sul caporalato.

comunicato stampa

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