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Politica | 08 febbraio 2020, 07:30

#controcorrente: Borgonzoni-Chiamparino e le loro promesse annunciate e non mantenute

La candidata presidente del centrodestra in Emilia-Romagna, anche senatrice, aveva ribadito più volte in campagna elettorale: “In caso di sconfitta lascio il Parlamento”. Ha perso, ma al contrario di quanto detto avrebbe scelto Palazzo Madama. Il ricandidato presidente del centrosinistra in Piemonte, poche ore dopo la deblacle alle votazioni del 2019, si era espresso chiaramente: “Quando sarò insediato in Consiglio regionale capirò a chi lasciare il mio seggio”. Anche lui, invece, è rimasto a Palazzo Lascaris

Lucia Borgonzoni e Sergio Chiamparino (foto tratte dai rispettivi profili Facebook)

Lucia Borgonzoni e Sergio Chiamparino (foto tratte dai rispettivi profili Facebook)

Lucia Borgonzoni, senatrice e candidata leghista del centrodestra alla presidenza dell’Emilia-Romagna, durante la campagna elettorale prima del voto dello scorso 26 gennaio aveva ribadito più volte: “In caso di sconfitta lascerò il Parlamento e siederò in Regione, non potendo mantenere il doppio incarico”.

Borgonzoni ha perso contro Stefano Bonaccini. Ma pare ormai quasi certo che, anche per le pressioni del leader del partito, Matteo Salvini, il quale la vuole a Roma come responsabile del dipartimento Cultura della Lega, non svolgerà il ruolo di capo dell’opposizione nel Consiglio di viale Aldo Moro a Bologna. Scegliendo, invece, Palazzo Madama.

Quindi, annuncio disatteso e come hanno scritto molti suoi elettori sui social “un mancato rispetto nei confronti di chi l’ha votata”. 

Però anche il centrosinistra ha un fardello pesante da portare. Sergio Chiamparino, ricandidato presidente del Piemonte, poche ore dopo la debacle nella competizione elettorale con Alberto Cirio del 26 maggio 2019, si era espresso chiaramente: “Quando si perde, si perde. Io ho perso per molti punti. E quando si perde è il comandante in capo dell’esercito che si assume la responsabilità della sconfitta. Vuol dire innanzitutto che la mia persona e il mio programma non sono stati sufficienti per i piemontesi. Quando sarò insediato in Consiglio regionale capirò a chi lasciare il mio seggio per dare vita a una nuova fase con una nuova prospettiva”.

Anche in questo caso, su pressione  degli altri esponenti del Pd a Palazzo Lascaris, Chiamparino ha deciso di rimanere per un periodo di accompagnamento della coalizione dai banchi della minoranza.

Quindi, altro annuncio disatteso. Seppure, questa volta, la scelta va nel rispetto di quanti avevano votato l’ex presidente.

Sono due storie diverse, ma accomunate da un filo conduttore: chi si occupa della cosa pubblica spesso non riesce a mantenere le promesse, soprattutto quelle che riguardano il proprio cammino personale.

E quando poi a smentirsi sono due persone di una certa rilevanza, pur su fronti opposti e con percorsi ed esperienze molti differenti, diventa difficile credere ancora nella politica delle buone pratiche.  

#controcorrente

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