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Cronaca | 23 gennaio 2020, 19:15

In Granda "gruppi criminali di varia estrazione": i dati del rapporto DIA sul 2019

I tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata di matrice calabrese hanno avuto diverse conferme, come per esempio con l’operazione “Barbarossa”

Immagine di repertorio

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In Provincia di Cuneo, secondo la relazione semestrale della Dia che monitora il primo semestre del 2019, le evidenze giudiziarie ed investigative degli ultimi anni "danno conto della presenza di gruppi criminali di varia estrazione, compresa quella straniera”.

Già l’inchiesta “Alba Chiara” del 2011 fece luce sul locale del basso Piemonte al confine con la Liguria, operante nei comuni cuneesi di Sommariva del Bosco ed Alba e nelle province di Alessandria e Asti. I tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata di matrice calabrese hanno avuto una ulteriore conferma nel 2018, con l’operazione “Barbarossa”, che ha individuato un locale di ‘ndrangheta ad Asti, con la presenza di affiliati anche nella provincia di Cuneo. 

È del semestre in riferimento, è riportato nella relazione, l’operazione “Carminius” che ha confermato importanti proiezioni delle cosche calabresi anche nel cuneese. Il territorio in esame appare esposto a tentativi di infiltrazione da parte di sodalizi calabresi, siciliani, campani e pugliesi anche in ragione del fatto che diversi sodali sono sottoposti a regime detentivo differenziato presso la Casa Circondariale di Cuneo. Tale circostanza potrebbe favorire, nell’area, forme di stabile insediamento da parte dei familiari”. 

Per quanto riguarda la criminalità di matrice straniera, si conferma anche nel cuneese la presenza di gruppi di origine nord-africana ed albanese che gestiscono prevalentemente le attività di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, nonché il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione di connazionali. 

La provincia ospita anche gruppi di “sinti”, è sottolineato, dediti per lo più alla commissione di reati predatori. Data poi la vicinanza con la Francia, il cuneese viene utilizzato come rotta per trasportare via terra immigrati clandestini”. 

- IL DATO PIEMONTESE

È la ‘ndrangheta la principale associazione mafiosa presenta in Piemonte. “Per quanto riguarda le consorterie siciliane, campane e pugliesi,scrive la Dia- nel periodo in esame non si sono registrati episodi meritevoli di particolare attenzione, nei confronti delle quali resta comunque alta l’attenzione investigativa in ragione del potenziale economico-criminale che sono in grado di esprimere”. 

È assente quindi il radicamento di Cosa Nostra, Camorra e Sacra corona unita, ma di locali di ‘ndrangheta invece ce ne sono ben 14 i quali comprendono, oltre al Piemonte, anche quelli al confine con la Valle d’Aosta: contaminazione territoriale, ma anche criminale. Oltre alle infiltrazioni nell’economia “anche per il Piemonte - è scritto- il traffico di sostanze stupefacenti si conferma tra le attività di primario interesse delle consorterie. In tale contesto, risulta di assoluto rilievo la cattura, nel mese di luglio 2019 del latitante Nicola Assisi, ritenuto tra i maggiori fornitori di droga in Italia, al servizio dei cartelli della ‘ndrangheta”.

L’uomo è stato arrestato in Brasile, a Praia Grande, sulla costa dello Stato di San Paolo, dalla Polizia federale brasiliana con l’ausilio dei Carabinieri, insieme al figlio Patrick. Inseriti nell’Elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno, i due, ricercati per associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, avevano stretti rapporti con il locale di Volpiano, nel torinese, e con le consorterie di Gioiosa Jonica e di Platì, in provincia di Reggio Calabria.

Anche in Piemonte ed in Valle d’Aosta non mancano, poi, forme di controllo del territorio- sottolinea la Dia- che danno luogo a condotte estorsive ed usurarie, spesso finalizzate all’acquisizione di attività imprenditoriali”.

Oltre alla ‘ndrangheta, nella regione sono presenti molti sodalizi stranieri come quelli di matrice albanese, romena e africana, in particolare nigeriana. 

La criminalità albanese rappresenta una presenza costante sul territorio piemontese- è riportato nella relazione- e manifesta una spiccata capacità di interazione le espressioni delinquenziali nazionali. I campi d’azione di tale consorteria si confermano il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione e i reati predatori in genere”. I gruppi criminali romeni invece, da un lato agiscono attraverso forme di microcriminalità, ma non sono soggetti organizzati,  “che di norma attuano reati predatori, quali furti e rapine”, ma non mancano neanche quelli operanti in forma organizzata. “Ad uno di questi, proprio nel torinese, nel recente passato è stato contestato (per la prima volta in Italia), continua la relazione,  il reato di associazione di tipo mafioso”.

Anche le organizzazioni criminali di origine africana sono da tempo diffuse in Piemonte. 

Queste operano sia sotto forma di piccoli gruppi che si occupano di spaccio di stupefacenti e di reati predatori, sia come compagini criminali strutturate ed organizzate, come quelle nigeriane, i cui aderenti hanno già subito condanne per associazione di tipo mafioso. Non mancano neanche la criminalità cinese la quale conferma “il loro interesse per il settore della contraffazione dei marchi e per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reato quest’ultimo che alimenta lo sfruttamento lavorativo e sessuale di connazionali, spesso realizzato all'interno dei “centri benessere”". 

Ad oggi non si sono registrati contatti tra la criminalità cinese e gruppi mafiosi italiani, ma in qualche caso è comunque emerso il coinvolgimento di alcuni soggetti italiani che agiscono quali prestanome nei contratti di locazione degli appartamenti utilizzati per l’esercizio della prostituzione. 

L’assenza di contrasti tra le varie matrici etniche riconducibile alla spartizione degli “affari” induce a ritenere che, anche per un immediato futuro, non si prevedano significative criticità nei rapporti tra gruppi criminali. Il “pericolo” principale quindi, per la regione è rappresentato dalla ‘ndrangheta che “continuerà a manifestare la sua crescente pericolosità tenuto conto della sua forte strutturazione e capillarità, elementi che le conferiscono quel valore aggiunto necessario per rimodulare gli assetti in reazione alla frequente ed incisiva azione di contrasto”.

angela panzera

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