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Attualità | 16 gennaio 2020, 16:13

Bra, nuova scuola media all’ex scalo merci: Italia Nostra si unisce al coro dei critici

L’associazione prende posizione contro la localizzazione del plesso e suggerisce soluzioni di recupero dell’esistente. "Progetto privo delle caratteristiche previste dalla normativa in materia. Più urgente risolvere i problemi di accesso al nuovo ospedale"

Dibattito animato a Bra sul progetto della nuova scuola media

Dibattito animato a Bra sul progetto della nuova scuola media

Affidati a una nota inviata ai giornali dal suo presidente Angelo Mallameci, diverranno anche l’oggetto di una conferenza stampa già programmata per mercoledì 22 gennaio i rilievi coi quali la sezione braidese di Italia Nostra ha deciso di unirsi al coro di quanti non vedono di buon occhio la scelta dell’Amministrazione a guida Gianni Fogliato di proseguire sul percorso già tracciato dalla Giunta Sibille, individuando l’area dell’ex scalo merci di via Trento e Trieste quale sede della futura scuola media cittadina.   

Un fronte che al momento annovera compatto il centrodestra cittadino, insieme al comitato spontaneo (tacciabile però di strette parentele politiche, secondo il giudizio della maggioranza in Consiglio) attivo dallo scorso dicembre con una raccolta firme che proseguirà ancora per alcune settimane.

Nell’illustrare le ragioni della propria contrarietà il sodalizio ambientalista richiama innanzitutto una serie di riferimenti normativi che rappresenterebbero a suo dire "le linee guida sull’edilizia scolastica su cui si è espressa l’autorità competente".

In due casi si tratta di decreti emanati dal Ministero dell’Istruzione.
Nel primo testo (Dm 753 del 2013) si prescrive che le aree scolastiche devono essere individuate "in zone salubri, poco rumorose, lontane da strade importanti, in situazioni orografiche favorevoli, possibilmente pianeggianti per consentire l’organizzazione di attrezzature di gioco e sportive (…)".
Nel secondo (datato 1973, ma citato senza riferimenti numerici) si parla di ubicazione da farsi "in località aperta, possibilmente alberata e ricca di verde, che consenta il massimo soleggiamento (…), lontana da depositi e da scoli di materie di rifiuto, da acque stagnanti, da strade di grande traffico, da strade ferrate e da aeroporti (…), da industrie rumorose e dalle quali provengano esalazioni moleste e nocive (…)".
Di un terzo riferimento normativo, quello contenuto nella Legge 23/1996 ("Norme per l’edilizia scolastica"), Italia Nostra richiama invece l’articolo 2, là dove si raccomanda che la programmazione degli interventi garantisca "la riqualificazione del patrimonio esistente, in particolare di quello avente valore storico-monumentale".

Caratteristiche delle quali "il progetto della nuova scuola media appare privo", secondo Italia Nostra, visto che "l’edificio sarà ingabbiato tra la ferrovia (da cui, per legge, dovrà distare almeno 30 metri) e via Trento e Trieste, la via più trafficata e quindi inquinata e rumorosa di Bra". "Inoltre – continua il testo – su tutti i circa 13mila metri quadrati dell’area gli organi sovracomunali competenti (Asl e Arpa Piemonte) hanno imposto l’obbligo di una totale bonifica per sospetto inquinamento. Infine – si legge ancora nella nota – è vicino in linea d’aria sia all’Arpa Industriale che all’Abet, le due grandi fabbriche chimiche" della città.

Argomentazioni alle quali Italia Nostra fa ancora seguire cinque quesiti rivolti all’Amministrazione. Si sono tenuti presenti – si chiede - "le reali esigenze di edilizia scolastica a partire dall’andamento demografico?" "Si è fatto un censimento puntuale dell’esistente con la chiara consapevolezza che l’emergenza climatica impone di non consumare nuovo territorio?". "Siamo sicuri che gli edifici scolastici esistenti non possano essere opportunamente riqualificati? Parlando di priorità, "è più urgente la costruzione di una nuova scuola media o la soluzione dei problemi di accesso al nuovo ospedale, la cui apertura appare imminente?".

E infine, "si è considerato che l’ottima intenzione di portare avanti un piano del verde della città postula l’esigenza di preservare come pubblico l’edificio della Piumati e l’area verde intorno (già giardino della chiesa di Santa Chiara) e che per creare nuovi ampi spazi di verde pubblico è necessario sfrutture anche l’ex scalo ferroviario, ultima area libera nel cuore della braida?".

Ezio Massucco

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