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Attualità | 14 gennaio 2020, 19:33

Ponti e sicurezza: Neive e Pollenzo osservati speciali in attesa dei fondi da Roma

Dopo l’annuncio delle scorse settimane, la Provincia aspetta da Roma lo stanziamento degli oltre 6 milioni di euro necessari a intervenire sulle ammalorate fondazioni dei due attraversamenti

Il ponte di Pollenzo (foto Ufficio stampa Provincia di Cuneo)

Il ponte di Pollenzo (foto Ufficio stampa Provincia di Cuneo)

Non c’è solo la ricostruzione del ponte di Monchiero (4 milioni di euro lo stanziamento), crollato nel 2010 e da allora in attesa dei finanziamenti necessari alla sua ricostruzione, in cima alle preoccupazioni della Provincia per quanto riguarda i viadotti del comparto albese.
Nel pacchetto da 45 milioni di euro che, su indicazione della Regione, il Governo ha destinato alla Granda col cosiddetto "Decreto Ponti", così da consentire alla Provincia di intervenire sulla pessima situazione dei nostri viadotti, i manufatti di Pollenzo (3 milioni di euro la spesa prevista per la sua messa in sicurezza) e di Neive (3,2 milioni) occupano infatti un posto di assoluto riguardo.

La struttura che, lungo la Provinciale 7, collega le campagne la zona ai piedi di Verduno alla frazione di Bra, nei giorni scorsi è stata oggetto della visita dell’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi, che ha ascoltato dalla voce dei tecnici l’esito delle verifiche da poco effettuate sulle sue fondazioni.
Come noto la manutenzione straordinaria del ponte, se non addirittura il suo raddoppio o rifacimento più a valle, era annoverata nei 120 milioni di opere di compensazione previste dall’accordo dell'aprile 2012 sul completamento dell’Asti-Cuneo. Perse le tracce di quei fondi, Cuneo ha pensato bene di fare da sé, predisponendo controlli che nelle scorse settimane hanno interessato lo stato delle fondazioni gettate sul letto del Tanaro.

Effettuati con l’ausilio di uno speciale drone subacqueo, gli accertamenti hanno consentito di verificare che l’alveo del fiume in quella zona si è abbassato e che tale erosione ha comportato uno scalzamento alla base dei pilastri. In sostanza, scendendo di livello, il letto del fiume sarebbe arrivato al piano di imposta della fondazione, senza fortunatamente comprometterne il basamento, almeno finora. I tecnici della Provincia tengono la situazione sotto continuo controllo, in attesa di poter mettere in atto – grazie proprio ai fondi romani – un intervento che dovrebbe riguardare sia le basi dei pilastri che l’intera struttura, nell’attesa che l’eventuale sblocco dei fondi Asti-Cuneo consenta ragionamenti più ampi.   

Per molti versi analoga la problematica che interessa l’attraversamento sul Tanaro posto lungo la Provinciale 3, al confine tra i territori di Neive e Baraccone di Castagnito. Qui la stabilità della fondazione paga l’abbassamento dell’alveo iniziato a partire dall’alluvione del 1994, che aveva portato a valle la briglia di contenimento realizzata alla base dei pilastri proprio per evitare il verificarsi di fenomeni di erosione.
Compromessa quella barriera, l’azione dell’acqua ha costretto la Provincia alla messa in opera di sottomurazioni e altri continui piccoli interventi volti a preservare integro il basamento, ma la situazione ormai è tale per cui in luogo di questi temporanei rappezzi occorre mettere mano a soluzioni di carattere più ampio, con la costruzione di una nuova diga e la ripresa dell’intera struttura, che rivela uno stato generale tutt’altro che buono.

Cuneo attende ora che lo stanziamento venga formalizzato per procedere con le progettazioni e coi bandi per la realizzazione di queste due importanti opere, che nel conteggio dei 45 milioni attesi dalla Capitale si aggiungono ai tre nuovi ponti (insieme a Monchiero ci sono infatti Cardè e Clavesana, per una spesa complessiva di 25 milioni) e a manutenzioni che riguarderanno anche il viadotto Soleri a Cuneo (11 milioni), il ponte in ferro del Ciadel sul torrente Gesso a Borgo San Dalmazzo (2 milioni) e il ponte delle Rocche a Montaldo Roero (1 milione).

Ezio Massucco

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