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Agricoltura | 08 gennaio 2020, 13:05

"La situazione della frutticoltura piemontese è disastrosa"

Miretti, presidente dell’associazione regionale vivaisti: "Condivido la preoccupazione della Coldiretti"

"La situazione della frutticoltura piemontese è disastrosa"

«Condivido la preoccupazione della Coldiretti, che definisce disastrosa la situazione della frutticoltura piemontese. Avanti di questo passo molti produttori saranno costretti a chiudere l’attività, ma a rischio è anche il futuro di tanti centri di confezionamento della frutta».

Questo il pensiero di Dario Miretti, presidente dell’associazione regionale vivaisti e per dieci anni consigliere comunale a Saluzzo, che ha diffuso un comunicato stampa.

«Il quadro che abbiamo davanti è di una gravità senza precedenti - sostiene Miretti -, perché va ben oltre le crisi cicliche che abbiamo vissuto finora. Stanno venendo al pettine tutti i nodi lasciati irrisolti in questi anni. La filiera della frutta non è mai stata portata a compimento, come è stato fatto nei settori carne e latte, e a pagare lo scotto sono sopratutto gli agricoltori-produttori, vero anello debole della catena. I frutticoltori oggi producono conoscendo bene i costi ma restando in balia di prezzi stabiliti da terzi, che non sono assolutamente remunerativi».

Prosegue Miretti: «La spirale negativa in cui è precipitato il comparto frutta colpisce in prima battuta i produttori ma grava su tutto l’indotto che vi ruota attorno. Le attività legate ai centri di confezionamento e ai vari magazzini, stanno riscontrando a loro volta grande difficoltà nello stabilire i prezzi di vendita. Mancano accordi fra gli attori del sistema, si continua a procedere in ordine sparso e il risultato è un generale depauperamento dell’intero mondo frutticolo».

«Di questo - aggiunge Miretti - si devono far carico le istituzioni locali, regionali e nazionali. Il governo ha il dovere di trattare queste problematiche e i nostri parlamentari sono chiamati a fare la loro parte nel sensibilizzare i ministeri competenti. La Regione Piemonte, a partire dai vertici, ha promesso interventi specifici, ma i tempi rischiano di essere lunghi e la medicina è inutile quando la malattia si è incancrenita. Penso che sia arrivato il momento di rinunciare al taglio di qualche nastro, per concentrare il lavoro su azioni rapide e mirate che consentano di invertire una china che porta alla rovina».


c.s.

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