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Agricoltura | 23 dicembre 2019, 15:13

Coldiretti Piemonte: "Vergognoso, pesche liquidate a 18/20 centesimi al chilo"

La protesta di Coldiretti, che evidenzia come i costi di produzione siano invece lievitati del 70%

Coldiretti Piemonte: "Vergognoso, pesche liquidate a 18/20 centesimi al chilo"

Nonostante l’estate sia un lontano ricordo, nulla è cambiato per la frutticoltura piemontese. Anzi, proprio in questi giorni stanno iniziando le prime liquidazioni dei compensi per le pesche ai frutticoltori e la situazione è disastrosa.

“E’ una vergogna riconoscere 18/20 centesimi al chilo per le pesche quando i costi di produzione vanno, almeno, tra i 30 ed i 40 centesimi al chilo, quindi, ben il 70% in più – evidenziano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. I nostri imprenditori non possono continuare ad essere sottopagati, a far da banca visto i tempi di pagamento estremamente dilatati, a sottostare a comportamenti messi in atto dai 4 soggetti che governano la filiera, detenendo l’81% del valore della produzione, oltre a dover pagare già l’embargo russo, le barriere strutturali e tariffarie che rallentano l’export e alcune importanti malattie. Ormai quasi tutto il prodotto è in conferimento anche quello non destinato alle cooperative, ma agli operatori commerciali che, in realtà, non potrebbero avvalersi di questo sistema di vendita, ma lo fanno utilizzando le organizzazioni dei produttori. Un metodo, spesso, creato ad hoc facendo sì che il rischio d’impresa rimanga tutto soltanto a carico dell’imprenditore agricolo che già viene pagato sotto i costi di produzione e tardi. Non c’è più tempo da perdere – proseguono Moncalvo e Rivarossa - per l’attivazione dell’Osservatorio regionale sui prezzi per il quale il presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, si è nuovamente impegnato in occasione della manifestazione Bôgia Piemunt dell’11 dicembre, dopo averlo già fatto durante l’evento Frutta e Legalità che Coldiretti Piemonte ha organizzato lo scorso 28 giugno a Torino. L’Osservatorio sarebbe un utile strumento per invertire la rotta e fare chiarezza tra i meccanismi che regolano la filiera e che assomigliano sempre più a quelli delle agromafie. Il frutticolo piemontese – concludono Moncalvo e Rivarossa - ha una grande importanza per il tessuto economico avendo un fatturato di oltre 500 milioni di euro con una superficie di 18.479 ettari e più di 7 mila aziende”.

Comunicato stampa

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