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Cronaca | 10 dicembre 2019, 18:05

In tre a processo come complici della ‘banda dei videopoker’

Farebbero parte di un gruppo di albanesi arrestati nel 2016 che avrebbero messo a segno una quarantina di furti nel Cuneese

Foto generica

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Nel periodo fra il dicembre 2014 e l’aprile 2016 avrebbero messo a segno una quarantina di furti, due rapine e altri reati ai danni di bar, sale giochi - da cui portavano via le macchinette dei videopoker - e di ditte di trasporti e aziende agricole, cui avevano sottratto gasolio e automezzi, in sedici località nella provincia Cuneese, con un bottino di circa 200mila euro.

Alcuni componenti della banda, composta da otto albanesi, nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 2016 erano stati intercettati a bordo di una Golf da una pattuglia dei carabinieri. Erano riusciti a far perdere le proprie tracce e ad abbandonare l’auto nelle campagne di Tarantasca.

All’interno della vettura furono ritrovati un piccone, un cuneo, alcuni bastoni, un accetta e altri arnesi da scasso. Oltre a dei sassi, che i ladri avrebbero lanciato contro i proprietari degli esercizi commerciali dopo essere stati scoperti.

Quasi tutti i membri della banda, alcuni dei quali pregiudicati abitanti a Cuneo, Busca , Centallo e Saluzzo, erano stati catturati nel luglio 2016. Nel corso delle indagini gli inquirenti avevano analizzato le immagini di videosorveglianza dei locali presi di mira e delle telecamere installate lungo alcune strade.

In cinque hanno patteggiato le pene, mentre V.K., che si era fotografato a bordo di due auto rubate, A.Q. con il figlio E.Q., considerati le “staffette” della banda, sono a processo con l’accusa di concorso in furto aggravato.

Nell’odierna udienza fissata per la discussione, il pm ha chiesto che vengano eseguite le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, ritenute indispensabili perché su di esse si basano le accuse circa il presunto “supporto logistico” di due degli imputati.

Ad uno di loro sarebbe infatti contestata una contemporanea resistenza a pubblico ufficiale che sarebbe avvenuta in un luogo che si trovava a 20 chilometri di distanza.

Il tribunale ha rinviato al 7 gennaio per la decisione sulla richiesta.

Monica Bruna

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