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Attualità | 10 dicembre 2019, 09:36

Asti-Cuneo, occhi di nuovo puntati sul Cipe con l’incognita delle "compensazioni" albesi

La revisione al ribasso del "valore di subentro" previsto dall’ex ministro Toninelli al centro della nuova bozza di piano contenuta nell’informativa inviata ieri al pre Cipe. Intanto Alba si interroga: che ne sarà di quei 120 milioni di opere accessorie?

Il ministro De Micheli al suo arrivo ieri ad Alba

Il ministro De Micheli al suo arrivo ieri ad Alba

Il piano Toninelli, ma con un valore di subentro rivisto in deciso ribasso.
Sarebbe questa la formula contenuta nel nuovo programma finanziario per il completamento dell’A33 che l’attuale ministro alle Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli ha fatto oggetto dell’informativa portata all’attenzione del "pre Cipe" tenutosi ieri, lunedì 9 dicembre, nelle stesse ore in cui il segretario di Stato visitava le province piemontesi messe in ginocchio dall’emergenza maltempo degli scorsi 23 e 24 novembre.

A riferirlo chi ha seguito da vicino quella che nei fatti sarebbe la seconda revisione del documento che già nella primavera 2018 pareva prossimo a sbloccare l’iter per l’ultimazione della tratta, i cui cantieri non sono mai partiti dopo l’intesa di Roma dell’aprile 2012.

Come noto nel 2017 il ministro Graziano Delrio aveva elaborato una proposta di piano finanziario per il completamento dell’opera basato sul comma 5 del decreto "Sblocca Italia".
In quella norma, risalente al 2014 (Governo Renzi) e firmata dall’allora responsabile dei Trasporti Maurizio Lupi, si riconosceva all’esecutivo la possibilità di promuovere investimenti sulla rete autostradale ricorrendo al meccanismo del cosiddetto "cross financing". Al titolare di diverse concessioni autostradali (nel caso di specie il Gruppo Gavio) veniva concessa una proroga nella gestione di una tratta già di sua competenza (quattro anni in più sulla scadenza della munifica Torino-Milano, dal 2026 al 2030) a fronte di investimenti realizzati su un’altra autostrada, nel caso la poco redditizia Asti-Cuneo), della cui concessione contestualmente veniva rivista la scadenza, anch’essa al 2030, accorciata di tredici anni.

Raggiunta l’intesa col gruppo di Tortona, quel piano venne sottoposto all’esame di Bruxelles, superandone il vaglio (aprile 2018) anche sotto il critico profilo del contrasto alle norme su concorrenza e aiuti di Stato.

Col benestare Ue, all’attuazione del piano Delrio sembrava mancare soltanto il beneplacito del Comitato Interministeriale Programmazione Economica (Cipe). Al quale però quella pratica non arrivò mai, messa in un cassetto dal nuovo titolare del dicastero, il M5S Danilo Toninelli, con l’argomento che il "cross financing" avrebbe rappresentato un gigantesco "regalo al concessionario".

Circa un anno dopo, nel luglio scorso, lo stesso organismo interministeriale si è visto consegnare la nuova bozza di piano finanziario che pochi mesi prima, a marzo, Toninelli aveva annunciato durante la sua visita sul moncone di Cherasco. Bandito il meccanismo della proroga, il sistema per ripagare i 350 milioni di euro di investimento necessari alla realizzazione dei 9 km ancora mancanti all’A33 veniva trovato tramite il cosiddetto "valore di subentro": Gavio rinuncia alla proroga sulla A4, la cui scadenza torna quindi al temine naturale del 2026. E al contempo si accorcia anche la concessione per la A33: dal 2045 al 2030. In compenso però si introduce un "premio" da 812 milioni di euro che il Stato o un diverso soggetto intenzionato a gestire le due tratte dovrebbero restituire al gruppo alessandrino nel caso in cui non fosse questi ad aggiudicarsi la nuova concessione, da affidarsi congiuntamente con un’unica gara da programmarsi nel 2026.

Prima di quella scadenza lo stesso concessionario avrebbe potuto praticare aumenti tariffari sia sulla Torino-Milano (2,5% annui dal 2023 al 2026) che sull’Asti-Cuneo (1,9% dal 2022 al 2045), così che l’intero pacchetto avrebbe configurato una remunerazione del capitale del 7,3% per entrambe le tratte.

Un meccanismo – è la critica piovuta da più parti – tarato su una cifra talmente importante da fare sì, nei fatti, che difficilmente altri soggetti avrebbero valutato conveniente presentarsi alla gara. Una proroga di fatto, insomma.

Proprio sull’ammontare del valore di subentro avrebbero ora agito il nuovo Governo Conte e il suo ministro Paola De Micheli, che in questo senso punterebbe anche ad aggirare i rilievi sollevati dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti prima e dallo stesso Cipe nel luglio scorso.

A breve se ne dovrebbe comunque sapere di più, mentre resta da definire – praticamente non era dato sapere col piano Toninelli – se questa "revisione della revisione" abbia tenuto conto o meno di quei 120 milioni di opere di compensazione al centro dell’accorato appello che il sindaco albese Carlo Bo ha rivolto al ministro durante l’incontro a porte chiuse di ieri: "Quello dell’autostrada è 'il' problema – ha affermato Bo nel corso dell’incontro a porte chiuse –. Sono sindaco da sei mesi ma sono stato consigliere comunale per dieci anni anni e in questo periodo dell’autostrada non è stato realizzato nemmeno un metro. Del lotto 2.5 di Alba ormai praticamente non si parla più, ma il 2.6 è fondamentale anche per quei 120 milioni di euro di opere complementari che ci vennero assegnati nel 2012. Gli albesi quotidianamente continuano a viaggiare su strade vecchie ormai di trent’anni, mentre le grandi aziende di questo territorio fanno i salti mortali per continuare a lavorare. Basterebbe lasciarci il 5% di quello che ogni anno diamo allo Stato per sopperire a una situazione divenuta insopportabile".

Ezio Massucco

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