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Attualità | 29 ottobre 2019, 17:22

Carne bovina Piemontese presto in etichetta IGP, Coldiretti Cuneo: "Sarà ulteriore garanzia di qualità e sicurezza"

Roberto Moncalvo: "Con l'IGP non viene solo difesa una razza e una tipologia di allevamento, ma anche una tradizione alimentare unica"

Carne bovina Piemontese presto in etichetta IGP, Coldiretti Cuneo: "Sarà ulteriore garanzia di qualità e sicurezza"

Via libera del Ministero delle Politiche Agricole al piano dei controlli per i Vitelloni Piemontesi della Coscia IGP, ultimo atto formale che consentirà a brevissimo l’utilizzo del marchio IGP sull’etichetta dei pregiati tagli di carne bovina di razza Piemontese.

Si porta così a compimento l’iter di riconoscimento IGP iniziato nel 2009 e ottenuto a livello comunitario nel dicembre 2016 a tutela di un patrimonio unico, storicamente legato al nostro territorio.

Con questo ultimo tassello viene veramente completato l’insieme delle attività previste dal disciplinare della denominazione IGP per i Vitelloni Piemontesi dalla Coscia. A seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale si potrà partire con i controlli nelle aziende; ciò significa garantire al consumatore tracciabilità, elevata qualità e sicurezza alimentare” commenta Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo.

Tra alcuni mesi i consumatori potranno trovare il marchio IGP sulle carni di bovini maschi e femmine di razza Piemontese, di età superiore a 12 mesi, che si distinguono per il grande sviluppo muscolare e una massa grassa contenuta rispetto ai capi di tipo comune: una potenzialità genetica esaltata da un’attenta alimentazione che gli allevatori gestiscono nel solco di una tradizione consolidata negli anni.

La Piemontese si colloca a pieno titolo come la prima razza autoctona nazionale, presente principalmente negli allevamenti della nostra Regione, in particolare in Provincia di Cuneo. Qui sono 210.000 i capi di Piemontese e 3.600 le aziende impegnate nell’allevamento, sia tradizionale sia legato al pascolamento in alpeggio, che garantisce il presidio delle montagne e dei territori svantaggiati.

Annualmente sono impiegati oltre 9.000 addetti nella Granda per un fatturato che, per il solo allevamento, vale oltre 300 milioni di euro e per l’intera filiera, comprendente la logistica, il trasporto, la mangimistica, la macellazione ed il sezionamento, supera i 600 milioni di euro.

Con l’IGP - conclude Moncalvo - non viene solo difesa una razza e una tipologia di allevamento, ma anche una tradizione alimentare unica, oltre ad essere tutelato un grande patrimonio dal punto di vista della biodiversità, dell’ambiente e dell’economia”.

Grande soddisfazione è stata espressa anche da Carlo Gabetti, Presidente del Coalvi, l’Ente proponente dell’IGP, a capo del Comitato che raggruppa tutte le maggiori Associazioni del settore zootecnico piemontese.

comunicato stampa

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