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Agricoltura | 26 settembre 2019, 07:29

Il 29 settembre a Linea Verde su Rai Uno un percorso nella “Granda”: dall’Alta Langa alle Valli Maira e Grana (FOTO)

Una promozione voluta dalla Regione Piemonte e dall'assessore Carosso. La montagna verrà presentata in modo trasversale: dai sentieri escursionistici e cicloturistici alle aziende agricole; dal recupero delle borgate agli agriturismi. Con il filo conduttore dell’Associazionismo Fondiario: l’interessante ricucitura e gestione comunitaria dei terreni rurali e forestali, spesso incolti e abbandonati, diventata Legge nel 2016 grazie all’impegno dell’allora assessore Valmaggia

La puntata di Linea Verde presenterà anche l'azienda di Franco Viano che produce tartufo nero pregiato in Valle Grana

La puntata di Linea Verde presenterà anche l'azienda di Franco Viano che produce tartufo nero pregiato in Valle Grana

Le Terre Alte del Piemonte e della Provincia di Cuneo saranno protagoniste domenica 29 settembre, a partire dalle 12.20, della trasmissione televisiva Linea Verde su Rai Uno. La montagna verrà presentata in modo trasversale: dai sentieri escursionistici e cicloturistici alle aziende agricole; dal recupero delle borgate agli agriturismi. Con il filo conduttore dell’Associazionismo Fondiario: l’interessante esperimento di ricucitura e di gestione comunitaria dei terreni rurali e forestali, spesso incolti e abbandonati. Un percorso che ha consentito la valorizzazione del patrimonio esistente, la tutela del paesaggio, la prevenzione dei rischi idrogeologici e degli incendi.

La puntata del programma, che ha una media di 3 milioni di telespettatori, presenterà un viaggio su alcune aree, in cui lo spopolamento pareva inesorabile mentre, al contrario, oggi sono nate attività fiorenti. Tra le riprese previste c’è la vendemmia in Alta Langa, dove la coltivazione della vite si è spostata sempre più in alto dando nuova vita al territorio. Poi la Valle Maira, diventata, grazie alle sue proposte, uno dei luoghi più amati dal turismo straniero. Infine, il servizio percorrerà la Valle Grana: dai terreni a quota bassa in cui viene coltivato il tartufo nero pregiato con la visita all’azienda di Franco Viano fino ad arrivare agli alpeggi sopra Castelmagno dove si produce lo straordinario formaggio che porta lo stesso nome del paese.

“La Regione Piemonte - afferma l’assessore allo Sviluppo della Montagna, Fabio Carosso - si è dotata di una Legge che riconosce nell’Associazionismo Fondiario uno strumento per la valorizzazione funzionale del territorio e per il miglioramento delle superfici agricole, forestali o miste. L’obiettivo è quello di ricomporre le aree produttive di coltivazione ed economicamente sostenibili, senza interferire con il diritto di proprietà, così da agevolare l’occupazione, la costituzione e il consolidamento di nuove imprese agricole. Poi di rivitalizzare le attività agro-silvo-pastorali, di garantire la conservazione del paesaggio e di incentivare il turismo e le produzioni locali. Forti di questa esperienza si è ritenuto di divulgarla a livello nazionale, utilizzando i finanziamenti del Fondo di Sviluppo Rurale per realizzare con la Rai questo progetto coordinato attraverso il Settore Sviluppo della Montagna e Cooperazione Transfrontaliera”.

Ma la promozione dell’Associazionismo Fondiario non basta per far vivere le Terre Alte. “Questa è solo una delle misure che la Regione intende adottare per favorire lo sviluppo della montagna. Stiamo studiando strumenti che incentivino la crescita di tutti i settori, come ad esempio il turismo. Va poi sottolineato come creare occasioni di occupazione non sia sufficiente. Se vogliamo che i nostri giovani tornino a vivere nelle vallate, occorre che vi trovino dei servizi capaci di rendere per loro attrattivo il trasferirsi dalla città. Così da trovare nelle Terre Alte occasioni di una vita più a misura d’uomo. Come una viabilità adeguata, infrastrutture tecnologiche, scuole, assistenza medica: tutti aspetti che sono compito delle Istituzioni garantire e su cui lavoreremo nei prossimi anni”.  

ASSOCIAZIONISMO FONDIARIO: BRICIOLE DI STORIE E LA SITUAZIONE ATTUALE

In Piemonte, le prime Associazioni Fondiarie sono nate nel 2012. Con uno scopo lungimirante: consentire la ricucitura e il recupero dei tanti terreni agricoli frazionati e incolti che erano presenti nelle Terre Alte e nelle zone collinari, per renderli nuovamente produttivi e, di conseguenza, appetibili al riuso. Grazie alla gestione associata delle aree abbandonate si è innescato un meccanismo virtuoso di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio fondiario nelle zone marginali del territorio, ottenendo, nel contempo, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia del paesaggio e la prevenzione rispetto ai rischi idrogeologici e agli incendi.

Nel novembre 2016, la Regione Piemonte, grazie all’impegno della Giunta Chiamparino e dell’assessore Alberto Valmaggia, attraverso la Legge 21, ha ufficializzato la costituzione delle Associazioni Fondiarie e ha preso formalmente il via l’ambizioso progetto. L’importante esperimento di gestione comunitaria del territorio sta dando buoni frutti. Senza interferire con il diritto di proprietà di quanti conferiscono i terreni, che viene mantenuto, le Associazioni, in modo intelligente ed efficace, stanno rivitalizzando le attività agro-silvo-pastorali, il turismo e le produzioni locali. Garantendo il raggiungimento di alcuni traguardi fondamentali: la conservazione del paesaggio; il recupero produttivo dei terreni incolti e la riqualificazione delle aree frammentate e abbandonate.

A oggi le Associazioni Fondiarie costituite a livello regionale sono oltre una ventina distribuite nelle province di Alessandria, Asti, Cuneo, Torino, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola. La superficie complessiva recuperata si può stimare in duemila ettari in prevalenza localizzati nelle zone montane e collinari, con circa 800 soci coinvolti nel conferimento dei terreni. Le attività svolte principalmente sono a indirizzo pastorale, forestale, orticolo e coltivazione di piccoli frutti ed erbe officinali.

“La Legge e i provvedimenti ad essa collegati  - sottolineava l’assessore Valmaggia nel periodo del suo mandato in Regione - intendono contrastare l’abbandono delle aree montane e collinari avvenuto nei decenni passati: fenomeno che ha portato al loro progressivo spopolamento con conseguenze drammatiche anche dal punto di vista paesaggistico e del dissesto idrogeologico. La strada intrapresa vuole costituire una grande opportunità di sviluppo e di nuova occupazione per le zone considerate marginali, di salvaguardia del territorio e dell’ambiente e di contenimento dei rischi di calamità naturali o dovuti agli incendi”.  

Sergio Peirone

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