La Conferenza Stato-Regioni ha raggiunto l’accordo su due Decreti proposti dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo.
Il primo riguarda l’automazione delle dichiarazioni relative a vendemmia e produzione vinicola. Molto atteso e richiesto da tutta la filiera del settore, consentirà di ridurre al minimo il peso della burocrazia. Agli imprenditori del comparto, obbligati per Legge a dichiarare ogni anno la quantità di uva raccolta e di vino prodotto, verrà reso disponibile un documento pre-compilato che, avvalendosi dei dati già presenti nei registri telematici e in assenza di particolari movimentazioni in cantina, dovrà essere solo firmato.
Il secondo Decreto, con un periodo di durata di due anni e predisposto insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, attua il regime di aiuti autorizzato dalla Commissione europea per i contratti dei Distretti del Cibo. Nelle prossime settimane verrà aperto un primo Bando in modo che gli stessi Distretti, riconosciuti dalle Regioni o dalle Province autonome, possano candidare i loro progetti al finanziamento.
“Per quanto riguarda i produttori vitivinicoli - sottolinea il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo, Gian Marco Centinaio – semplifichiamo il loro lavoro. Potranno, infatti, assolvere agli adempimenti obbligatori senza più carichi burocratici incomprensibili e costosi”.
I Distretti del Cibo? “Si parte finalmente con la candidatura dei progetti: fondamentali strumenti di programmazione territoriale. Puntiamo a dare sostegno a quanti aggregano e costruiscono percorsi di investimento, che vedono uniti gli Enti locali e gli attori privati nel rilancio delle aree agricole”.
COSA SONO SONO I DISTRETTI DEL CIBO
Si tratta di un nuovo strumento previsto dalla Legge di Bilancio 2018 per garantire ulteriori risorse e opportunità di crescita e di rilancio, a livello nazionale, delle filiere e dei territori. Come vengono definiti e quali elementi distintivi devono avere? Sono i distretti rurali e agroalimentari di qualità riconosciuti; quelli localizzati negli spazi urbani o vicini agli stessi contraddistinti da una significativa presenza di imprenditoria agricola che si pone l’obiettivo della riqualificazione ambientale e sociale delle zone individuate; quelli caratterizzati dall’integrazione fra attività rurali e attività di prossimità; i distretti biologici. Per assicurare lo sviluppo di tutto il territorio e non solo delle filiere, i Distretti devono operare attraverso programmi di progettazione integrata. Quindi, con Piani capaci di mettere a sistema l’intera filiera facendo rete, creando collaborazioni e puntando sempre di più a un concreto e forte legame tra le varie componenti del settore. Il loro riconoscimento è affidato alle Regioni e alle Province autonome che provvedono a comunicarlo al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali presso il quale è avvenuta l’istituzione del Registro nazionale.