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Cronaca | 01 luglio 2019, 18:23

Operaio morì su cantiere a Monforte, Pm chiede condanna a 2 anni per impresario e responsabile sicurezza

La vittima, 31 anni, fu travolta dal carico di un sollevatore telescopico. L’accusa: "Mancanze nella sicurezza e conducente privo di patentino". Il difensore dell’uomo alla guida del mezzo: "Conducente poteva vantare anni di pratica in quella mansione"

Il Tribunale di Asti, dove per settembre è attesa la sentenza

Il Tribunale di Asti, dove per settembre è attesa la sentenza

Due anni di reclusione per l’impresario e altrettanti per il responsabile della sicurezza sul cantiere. Sono le condanne che il pubblico ministero Cristiano Palumbo ha chiesto giovedì scorso, al termine dell’ultima udienza del processo in corso presso il Tribunale di Asti in composizione monocratica (giudice Roberto D’Amerio) per la morte di Alket Gjelaj, l’operaio che il 16 settembre 2015 cadde vittima dell’incidente sul lavoro verificatosi in località San Sebastiano a Monforte d’Alba, sul cantiere aperto per la ristrutturazione di un complesso a destinazione turistica.

Trentun anni, di nazionalità albanese ma da tempo residente ad Alba, dove viveva insieme alla moglie e a un fratello (costituiti parte civile col patrocinio dell’avvocato Giuseppe Sandri), l’uomo venne colpito dal carico e da una ruota di un mezzo sollevatore con braccio telescopico all’opera quel giorno sul sito, impiegato nel trasporto di alcune lastre di cemento. L’urto causò all’operaio un politrauma che si rivelò per lui purtroppo fatale.

Coinvolti nel procedimento aperto a inizio 2017 il 42enne M. B., dirigente di un’impresa di costruzioni al lavoro sul sito, e il 38enne A. G., coordinatore della sicurezza, rinviati a giudizio nell’autunno dello stesso anno con l’accusa di omicidio colposo.

Prima della richiesta avanzata dall’accusa, l’ultima udienza aveva fatto registrare le dichiarazioni spontanee di A. G., che ha reclamato la propria estraneità ai fatti e il suo corretto operato, spiegando anche che la manovra che fu alla fine causa del tragico fatto non era stata con lui concordata.

Poi la richiesta del Pm, che ha rimarcato circostanze quali l’utilizzo improprio del mezzo, la mancata organizzazione della viabilità di cantiere, l’errata scelta circa la tipologia del mezzo di trasporto da utilizzare, la mancata assunzione di misure volte a evitare che il personale a piedi si trovasse nell’area di manovra dello stesso, l’errato utilizzo del sollevatore telescopico e la mancata idoneità alla guida di M. B., che non sarebbe stato in possesso del patentino per guidarlo.

Argomenti ai quali l’avvocato albese Roberto Ponzio, difensore di quest’ultimo, ha ribattuto sì confermando che "il patentino è stato acquisito in epoca successiva dal mio assistito", ma spiegando che "egli poteva comunque vantare molti anni di pratica nella mansione", e che quindi "aveva dimostrato nel tempo di essere capace a utilizzare quella tipologia di mezzo".

Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 9 settembre, data nella quale è atteso il pronunciamento della sentenza.

Ezio Massucco

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