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Cronaca | 31 maggio 2019, 15:11

A Cuneo continua il processo per tentata frode in commercio: imputati due produttori di Barolo di Dogliani

Non avrebbero osservato il rigido disciplinare sulla produzione del vino. A Cuneo il processo è sull'annata 2016

A Cuneo continua il processo per tentata frode in commercio: imputati due produttori di Barolo di Dogliani

Continua il processo che vede imputati i produttori di Barolo Orlando Pecchenino ed il fratello Attilio, che nel 2018 avevano patteggiato la pena di 4 mesi di reclusione davanti al gip del tribunale di Asti per tentata frode in commercio. Allora le annate sotto esame erano quelle del 2013, 2014 e 2015, nel procedimento davanti al tribunale di Cuneo si parla del vino annata 2016.

Gli imputati sono titolari un’azienda vitivinicola con vigneti e cantina a Dogliani, ma altresì proprietari di terreni e cantina proprio nella zona del Barolo, a Monforte. Dunque pochi chilometri di distanza che farebbero la differenza. Il pm Attilio Offman contesta loro di aver eseguito il processo di vinificazione di Nebbiolo da Barolo a Dogliani ossia fuori dalla zona di origine del vino stesso e non a Monforte d’Alba, area che rientra nel “Disciplinare”. Questo prevede infatti regole molto rigide per le operazioni di vinificazione e invecchiamento delle uve che diventeranno Barolo, e che devono essere eseguite obbligatoriamente nella zona di produzione. Nulla quaestio processuale invece sulla qualità dei vini prodotti e imbottigliati.

Il 20 ottobre 2016 i carabinieri del Nas di Alessandria fecero accesso nella cantina di Dogliani e posero sotto sequestro 24.000 bottiglie di annate di Barolo dal 2005 al 2012. Le uve Nebbiolo della vendemmia annata 2016 si trovavano già negli impianti di invecchiamento a Dogliani anziché a Monforte, dove ci sono i vigneti.

Durante la sua lunga deposizione il consulente del pm, un ispettore che vigila sulle frodi nel settore agroalimentare e vitivinicolo, ha spiegato che, seguendo “un metodo per approssimazione a favore degli indagati” nell’ottobre 2016 furono controllate tutte bottiglie etichettate e prive di etichetta presenti, raffrontandole con i dati presenti nel registri di carico e scarico.

Furono anche analizzate le planimetrie della cantina di Monforte trasmesse dall’azienda P. e presenti nell’archivio dell’ente confrontandole con quelle prodotte dalla difesa in sede di indagini. Il consulente ha messo in dubbio la possibilità che la cantina fosse adibita alla vinificazione delle annate sequestrate rilevando che non ci sarebbe stato sufficiente spazio per ospitare tutti i serbatoi e contenitori che i P. avevano dichiarato di aver acquistato nel corso degli anni. In più i serbatoi nuovi erano stati consegnati a Dogliani: “Perché farseli mandare lì e non a Monforte?”.

Nella prossima udienza sarà ascoltato il consulente della difesa.



Monica Bruna

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