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Cronaca | 09 aprile 2019, 17:40

Savigliano, giovane donna morì dopo il parto: condannati per omicidio colposo tre medici, assolta un’ostetrica

Il fatto avvenne il 21 aprile 2016

Foto generica

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R.B., 30 anni di Manta, era morta il 21 aprile 2016 subito dopo aver dato alla luce una bambina, nata sanissima. Tre medici dell’ospedale Santissima Annunziata di Savigliano, ritenuti responsabili del decesso, sono stati condannati dal tribunale di Cuneo per omicidio colposo rispettivamente a 9 e 6 mesi, con i benefici della sospensione condizionale della pena e, per due di essi, la non menzione nel casellario giudiziario. Assolta invece l’ostetrica.

Il giudice Sandro Cavallo ha inoltre condannato i medici in solido con il responsabile civile al pagamento di 300.000 mila euro per la bambina, 200.000 per il marito a titolo di provvisionali. Ai genitori della giovane morta andrà un risarcimento di 200.000 euro ciascuno, e di 75.000 per il fratello.

Secondo la ricostruzione della direzione sanitaria, dopo il parto la mamma avrebbe avuto un’inversione dell’utero con successiva emorragia. La paziente era stata trasferita in sala operatoria per l’asportazione dell’utero stesso, ma quando l’operazione era alla conclusione ci fu un arresto cardiaco.

Per il pm Chiara Canepa, che aveva chiesto la condanna a 2 anni di reclusione, invece la giovane donna era morta in seguito all’operato dei sanitari che avevano agito con “negligenza imperizia e imprudenza” nel gestire le due criticità intervenute nella fase post parto. La prima, derivante da manovre “intensive e incongrue” eseguite dalla ginecologa che non andrebbero compiute se la placenta non si è ancora completamente distaccata.

La seconda criticità sarebbe derivata dopo la diagnosi di inversione uterina per la quale i medici erano intervenuti, sbagliando e perdendo tempo, con l’utilizzo del “pallone di Cook”, mentre la paziente era in emorragia. Arrivando all’intervento di isterectomia solo dopo un’ora e venti minuti, quando ormai era troppo tardi. L’operazione era stata eseguita da un chirurgo che quel giorno non era in servizio e che era stato chiamato con urgenza in ospedale.

Concorde con la richiesta di condanna l’avvocato Luca Martino, legale del marito e dei genitori della giovane, costituiti parte civile: Per una bimba che fra qualche giorno compirà 3 anni e per il suo papà e i suoi nonni non c’è somma che possa costituire nemmeno in parte il risarcimento di una tragedia immensa”, ha sostenuto il legale chiedendo una provvisionale nella sua “massima estensione”.

L’avvocato Gian Maria Nicastro, per l’ospedale Santissima Annunziata, responsabile civile, dopo aver espresso umana solidarietà e comprensione per i parenti ha sostenuto che le manovre furono eseguite correttamente, cosi come la tempistica, “logica” considerati gli eventi. Le manovre manuali non sarebbero state la causa dell’inversione uterina, evento, come avevano evidenziato anche i consulenti dell’avvocato della difesa Luciano Aimar, “rarissimo”.

I medici si erano attenuti a ciò che è previsto dalle linee guida in questi casi. Il decesso per arresto cardiaco potrebbe essere stato causato dalla somministrazione di farmaci uterotonici adoperati per prevenire o trattare le emorragie post partum “necessari in casi come questo anche se molto pericolosi perché possono determinare un arresto cardiaco.



Monica Bruna

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