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Cronaca | 25 gennaio 2019, 19:02

Tredicenne ferito al piede dagli ingranaggi del trattore, interrogatori per i due fratelli titolari dell’azienda agricola

Gli imprenditori accusati di lesioni e omesso soccorso. I fatti nel luglio 2017 in una cascina con terreni tra Bra, Marene e Cavallermaggiore

Tredicenne ferito al piede dagli ingranaggi del trattore, interrogatori per i due fratelli titolari dell’azienda agricola

Lesioni colpose e omesso soccorso. Questi i capi d’imputazione di cui sono chiamati a rispondere due fratelli, rispettivamente di 68 e 67 anni, titolari di una grande azienda agricola con terreni a Bra, Marene e Cavallermaggiore, nell’ambito del procedimento in corso a loro carico presso il tribunale di Cuneo.

Al centro dell’indagine il grave infortunio di cui fu vittima un tredicenne, vicino di casa dei due, a bordo di un mezzo agricolo di proprietà dell’azienda.

Nei giorni scorsi si sono svolti gli interrogatori dei due imprenditori, che a seguito dell'avviso di conclusione delle indagini hanno chiesto di poter riferire la loro versione dei fatti circa quanto accaduto nella loro proprietà il 28 luglio 2017.

L’accusa di lesioni colpose si fonda sull’ipotesi che i due possano non aver impedito al ragazzo di salire sulla parte posteriore di un trattore dove, non avendo loro verificato che questi perlomeno appoggiasse i piedi sulle aste inferiori dell’attacco, il piede del ragazzo finì schiacciato, intrappolato negli ingranaggi del distributore idraulico.

Il tredicenne subì un grave traumatismo con ferite lacero-contuse, fratture ossee e un indebolimento permanente della funzione ambulatoria. Da qui la denuncia dei familiari, collegata alla richiesta di un risarcimento che possa ovviare al pesante nocumento subìto dal giovane.

I due imprenditori sono poi accusati di omissione di soccorso in quanto avrebbero mancato di prestare l’assistenza del caso, di chiamare immediatamente un’ambulanza e di dare avviso di quanto accaduto alle autorità, secondo l’accusa convincendo anche la madre a interrompere la chiamata con la quale questa stava tentando di mettersi in contatto con il numero d’emergenza 118.

In giudizio la difesa, rappresentata dall’avvocato albese Roberto Ponzio, sostiene la totale estraneità di uno dei fratelli rispetto a quanto accaduto, mentre giudica "grave quanto infondata" l’accusa di omesso soccorso nei confronti dell’altro, come riproverebbe il fatto che sul posto sarebbero rapidamente giunte due ambulanze.
 
"Si tratta in ogni caso di una triste vicenda – commenta l’avvocato Ponzio –, a cui i miei assistiti intendono cercare di porre rimedio quantomeno sotto il profilo del risarcimento economico del danno, tramite la procedura già attivata mediante la loro compagnia di assicurazione".

Ezio Massucco

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